Tajani e la moglie con la gonna lunga, ma cosa ne pensa Marina Berlusconi? Il silenzio che adesso imbarazza Forza Italia

Marina Berlusconi

C’è una domanda che, in mezzo al putiferio provocato da Antonio Tajani con la sua personalissima teoria sulla donna ideale da sposare, rischia di risultare parecchio più scomoda delle prevedibili proteste delle opposizioni: che cosa ne pensa Marina Berlusconi?

A formularla è stata Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva, dopo aver ascoltato il ministro degli Esteri spiegare pubblicamente quale tipo di donna consiglierebbe a suo figlio. Non quella troppo appariscente, perché magari ha avuto diversi fidanzati e potrebbe essere «portata a mettere qualche cornetto». Meglio quella più seria e affidabile, destinata a diventare una buona madre di famiglia e magari anche con «le gonne più lunghe». Tajani utilizzava il paragone per descrivere l’affidabilità del centrodestra, ma la metafora gli è esplosa tra le mani.

Paita ha affondato il colpo proprio dove la faccenda diventa politicamente interessante: «Chissà cosa pensa Marina Berlusconi delle parole imbarazzanti e retrograde del coordinatore nazionale di Forza Italia». La domanda, almeno per ora, resta senza risposta. Marina Berlusconi non risulta aver commentato pubblicamente l’uscita di Tajani. Ma chiamarla in causa significa spostare la polemica dal prevedibile scontro tra maggioranza e opposizione direttamente dentro la casa politica fondata da Silvio Berlusconi.

La domanda che porta il caso direttamente dentro Forza Italia

Il punto non consiste nel pretendere da Marina Berlusconi una dichiarazione ogni volta che il segretario di Forza Italia apre bocca. Marina non ricopre incarichi nel partito e ha ripetuto più volte che il suo mestiere è un altro. Ma sarebbe altrettanto ingenuo fingere che le sue parole su Forza Italia non abbiano un peso particolare.

Soltanto pochi mesi fa Marina aveva parlato apertamente del futuro del movimento fondato dal padre. Aveva espresso gratitudine nei confronti di Tajani e gli aveva affidato, almeno politicamente, un compito chiarissimo: costruire il futuro. Nella stessa intervista aveva rivendicato le battaglie liberali che considera parte dell’identità politica ereditata da Silvio Berlusconi.

È per questo che la domanda di Paita non rappresenta soltanto una provocazione ben confezionata. Tocca una contraddizione che riguarda l’immagine stessa di Forza Italia. Da una parte c’è il tentativo di presentarsi come forza liberale, europeista, moderna e moderata; dall’altra il suo segretario nazionale sale su un palco e costruisce una metafora politica attraverso la contrapposizione tra la donna affascinante che potrebbe tradire e quella meno appariscente, con la gonna più lunga, che garantirebbe invece stabilità domestica.

A quel punto chiedere che cosa ne pensi Marina Berlusconi diventa inevitabile.

Marina aveva chiesto idee nuove. Tajani le porta le gonne lunghe

La coincidenza politica diventa ancora più curiosa se si guarda al dibattito che attraversa Forza Italia da mesi. Marina Berlusconi ha condiviso pubblicamente la necessità di un rinnovamento della classe dirigente, mentre Pier Silvio Berlusconi aveva parlato apertamente della necessità di «facce nuove, idee nuove e un programma rinnovato». Tajani resta il segretario e nessuno dei due ha annunciato guerre per spodestarlo, ma il messaggio sul futuro del partito difficilmente poteva risultare più chiaro.

Poi arriva il segretario e, nel tentativo di spiegare l’affidabilità politica del centrodestra, tira fuori la donna meno appariscente, la brava madre di famiglia e le gonne più lunghe.

Il cortocircuito è quasi perfetto.

Perché qui non serve neppure discutere delle intenzioni di Tajani. Basta ascoltare le parole. Il ministro racconta che, dovendo consigliare un figlio, preferirebbe la ragazza meno vistosa ma affidabile a quella affascinante che potrebbe tradire. Introduce il numero dei precedenti fidanzati come elemento del ragionamento e arriva persino alla lunghezza della gonna. Alla fine utilizza tutto questo per costruire un paragone con il centrodestra.

«Chissà cosa pensa Marina Berlusconi»

Italia Viva ha capito immediatamente dove infilare il coltello politico. Paita ha definito l’uscita una «sortita anni ’50» e ha evocato il proverbio reso celebre ne I soliti ignoti, quello che divide le donne tra quelle adatte all’amante e quelle adatte alla moglie. Subito dopo ha pronunciato il nome che trasforma una polemica esterna in una faccenda molto più delicata per Forza Italia: Marina Berlusconi.

Non una dirigente dell’opposizione. Non una parlamentare che deve conquistare qualche secondo di televisione attaccando il governo. Marina Berlusconi è la presidente di Fininvest, la presidente del gruppo Mondadori e soprattutto la figlia del fondatore di Forza Italia. Quando interviene sul partito, proprio per la rarità dei suoi interventi, ogni parola produce inevitabilmente un effetto politico.

E in passato non ha esitato a esprimersi anche su questioni delicate. Ha parlato del futuro di Forza Italia, del rinnovamento della classe dirigente e delle battaglie liberali che considera parte del patrimonio politico paterno. Ha anche espresso giudizi molto netti quando lo ha ritenuto necessario.

Per questo il punto non consiste nell’inventare ciò che Marina pensa. Non lo sappiamo. Finché non parlerà, attribuirle indignazione, irritazione o approvazione significherebbe semplicemente fabbricare una notizia. Ma possiamo registrare una circostanza: Paita ha lanciato la domanda e, almeno fino a questo momento, Marina Berlusconi non ha fornito pubblicamente una risposta.

La Forza Italia liberale e il manuale matrimoniale del suo segretario

Ed è proprio il contrasto a rendere la domanda così velenosa. Forza Italia continua a rivendicare la propria identità liberale e moderata. Tajani stesso si richiama continuamente all’eredità politica di Silvio Berlusconi. Ancora a luglio spiegava che gli azzurri sono «figli politici» del fondatore e rivendicava quella storia come bussola del partito.

Adesso però il segretario ha consegnato agli avversari un’immagine completamente diversa. Non il partito delle libertà individuali, ma un improbabile catalogo della perfetta moglie nel quale entrano l’aspetto fisico, il numero degli ex fidanzati, la propensione presunta al tradimento e persino la lunghezza della gonna.

E qui Marina Berlusconi diventa politicamente molto più interessante di qualsiasi dichiarazione dell’opposizione.

Perché un attacco di Schlein o Renzi contro Tajani appartiene alla normale dialettica tra avversari. Una presa di distanza di Marina, se mai arrivasse, avrebbe tutt’altro peso. E proprio per questo bisogna distinguere accuratamente ciò che è accaduto da ciò che potrebbe accadere: oggi quella presa di distanza non c’è.

C’è però una domanda pubblica alla quale nessuno può impedire agli osservatori di prestare attenzione.

Il silenzio di Marina adesso pesa più delle urla dell’opposizione

Tajani può liquidare la polemica, spiegare meglio la metafora o sostenere che tutti abbiano frainteso il senso delle sue parole. Politicamente, però, il problema ormai esiste e riguarda anche il rapporto tra il segretario e quell’universo berlusconiano che continua ad avere un peso enorme sull’identità di Forza Italia.

Marina Berlusconi pochi mesi fa aveva riconosciuto a Tajani il lavoro svolto e gli aveva indicato il futuro come terreno sul quale misurarsi. Nel frattempo aveva condiviso la richiesta di rinnovamento del partito.

Adesso il leader chiamato a costruire quel futuro si ritrova al centro della discussione nazionale per aver spiegato che, dovendo scegliere una moglie, meglio puntare su quella meno appariscente, affidabile e con la gonna un po’ più lunga.

«Chissà cosa pensa Marina Berlusconi», ha chiesto Paita.

Per una volta, dietro una battuta politica c’è una domanda autentica. Perché le opposizioni hanno già detto tutto ciò che pensano di Tajani. Quello che ancora non sappiamo, ed è infinitamente più interessante per Forza Italia, è che cosa ne pensi Marina.