Andrea Sempio rischia una condanna per l’omicidio di Chiara Poggi? Per Carmelo Abbate il pericolo è concreto e tutto potrebbe dipendere da una traccia rimasta per quasi vent’anni sulle pareti della villetta di Garlasco: l’impronta palmare numero 33. Il giornalista, intervenuto a Quarto Grado dopo la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Pavia, ha formulato una previsione pesantissima per il trentottenne accusato di aver ucciso Chiara il 13 agosto 2007. La sua valutazione ruota attorno alla tenuta scientifica dell’impronta che gli investigatori attribuiscono a Sempio. Se il giudice riconoscerà l’affidabilità di quell’elemento, secondo Abbate la difesa potrebbe trovarsi davanti a un ostacolo difficilissimo da superare.
«Temo che possa arrivare la condanna»: la previsione di Carmelo Abbate
Il giornalista non nasconde le proprie preoccupazioni per il destino giudiziario di Sempio e per la complessità del lavoro che attende i suoi avvocati.
«Un processo che sarà difficilissimo per l’avvocato Cataliotti, non lo invidio, penso e temo che possa portare alla condanna di Andrea Sempio», ha dichiarato.
Abbate individua il punto decisivo nell’impronta palmare che gli investigatori trovarono sul muro delle scale dirette alla cantina, dove giaceva il corpo di Chiara Poggi.
«Se al processo reggerà la prova scientifica impronta 33, cioè l’impronta sul muro delle scale che portano alla cantina dove è stato ritrovato il corpo della povera Chiara, se quella prova scientifica reggerà, diventerà a tutti gli effetti prova del giudice e non di chi lo accusa, io penso che Sempio a quel punto andrà verso una condanna».
Una previsione netta, ma condizionata a un passaggio fondamentale: la verifica dell’attendibilità dell’attribuzione dell’impronta.
Il giornalista non sostiene che la colpevolezza sia già dimostrata. Ritiene piuttosto che quell’elemento, qualora superasse il confronto tra consulenti e la valutazione del giudice, potrebbe assumere un peso determinante nell’eventuale processo.
Il mistero dell’impronta 33 e le quindici corrispondenze con Sempio
L’impronta 33 rappresenta uno dei capitoli più controversi della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.
Gli investigatori la rilevarono nel 2007 utilizzando la ninidrina, una sostanza impiegata per evidenziare determinate tracce papillari. All’epoca gli accertamenti non portarono a un’attribuzione ritenuta utilizzabile.
Le nuove analisi hanno riaperto la questione. Secondo i consulenti della Procura di Pavia, la traccia presenterebbe quindici punti di corrispondenza con la mano destra di Andrea Sempio.
È proprio questo il dato sul quale Abbate concentra la propria valutazione. Una traccia attribuibile all’indagato, collocata lungo le scale della cantina, potrebbe assumere un significato importante nella ricostruzione dell’aggressione.
La difesa di Sempio, però, respinge l’identificazione. Anche i consulenti della famiglia Poggi contestano che l’impronta possa essere attribuita al trentottenne.
Il confronto scientifico sarà quindi decisivo. Non basterà discutere il numero delle corrispondenze: occorrerà valutare la qualità della traccia, l’affidabilità delle immagini disponibili e la solidità del procedimento utilizzato per arrivare all’identificazione.
Cataliotti contesta la prova: «Abbiamo solo una fotografia»
Sul fronte opposto, Liborio Cataliotti, che difende Sempio insieme ad Angela Taccia, ha già espresso una posizione radicalmente diversa.
L’avvocato sostiene che l’impronta originale non sia più disponibile per ulteriori esami e che oggi rimanga soltanto la documentazione fotografica.
«A oggi non esiste più, abbiamo solo una foto e all’epoca venne ritenuta giuridicamente non rilevante», ha affermato, aggiungendo che «sulla base di una sola foto non si può ricostruire nulla».
È una contestazione che investe direttamente il fondamento della previsione di Abbate.
Per il giornalista, la tenuta dell’impronta potrebbe orientare l’esito del processo. Per Cataliotti, invece, le condizioni del materiale disponibile impedirebbero di attribuire alla traccia il valore probatorio sostenuto dall’accusa.
Le due posizioni mostrano quanto sia delicata la partita che attende i consulenti tecnici. La Procura dovrà sostenere l’attendibilità delle proprie conclusioni, mentre la difesa cercherà di dimostrare che l’identificazione non offre sufficienti garanzie.
L’accusa di omicidio aggravato e il movente del rifiuto sessuale
La previsione di Abbate arriva dopo la decisione della Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone, di chiedere il rinvio a giudizio di Andrea Sempio.
I magistrati lo accusano di aver ucciso da solo Chiara Poggi, contestandogli due aggravanti: la crudeltà e i motivi abietti.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Chiara avrebbe respinto un approccio sessuale di Sempio e quel rifiuto avrebbe provocato nell’uomo un odio tale da spingerlo all’omicidio.
La Procura richiama inoltre la violenza dell’aggressione, caratterizzata da almeno dodici lesioni tra cranio e volto.
L’ipotesi attuale attribuisce dunque il delitto a un solo responsabile. Nelle precedenti fasi investigative, invece, gli inquirenti avevano valutato anche possibili responsabilità in concorso con altre persone, tra le quali Alberto Stasi.
Quest’ultimo sta scontando una condanna definitiva a sedici anni per l’omicidio dell’ex fidanzata. La nuova accusa nei confronti di Sempio non cancella quella sentenza, ma introduce un ulteriore elemento di complessità in una vicenda giudiziaria che dura dal 2007.
Sempio si dichiara innocente, mentre Stasi prepara la revisione
Andrea Sempio continua a respingere l’accusa e, attraverso i propri legali, ha ribadito la convinzione che la sua innocenza sarà dimostrata.
Cataliotti considera la richiesta di rinvio a giudizio un passaggio prevedibile, perché l’imputazione e le aggravanti corrispondono a quelle già indicate nell’avviso di conclusione delle indagini.
Il giudice dell’udienza preliminare dovrà ora stabilire se disporre il processo oppure pronunciare una sentenza di non luogo a procedere.
Nel frattempo, gli avvocati di Alberto Stasi, Antonio De Rensis e Giada Bocellari, preparano un’istanza di revisione della condanna e sostengono di avere ulteriori elementi da sottoporre alla magistratura.
I legali hanno anche invitato la difesa di Sempio a concentrarsi sul proprio assistito, evitando di trasformare la strategia difensiva in un attacco contro Stasi.
Al centro della prossima fase giudiziaria resterà soprattutto la valutazione delle prove scientifiche. L’impronta 33, che nel 2007 non aveva condotto a un’identificazione utilizzabile, potrebbe tornare a occupare un ruolo centrale, ma soltanto dopo aver superato le contestazioni tecniche.
È su questa possibilità che Carmelo Abbate fonda la sua previsione. Non una sentenza anticipata, bensì il timore che una prova ritenuta affidabile dal giudice possa cambiare radicalmente la posizione processuale di Andrea Sempio.







