Un giornalista che scrive un libro su un duplice delitto e, pochi giorni dopo la pubblicazione, riceve una convocazione in questura dagli investigatori che stanno cercando di risolverlo. È l’ultimo sviluppo dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, le due donne di Pietracatella avvelenate con la ricina nel dicembre 2025. A Campobasso gli investigatori hanno ascoltato Agostino Rocco, giornalista di Isernia e autore dell’instant book «Il delitto di Pietracatella», arrivato in vendita soltanto da pochi giorni.
La convocazione introduce un elemento insolito in un’indagine che da mesi procede nel massimo riserbo. Non perché un giornalista non possa fornire informazioni utili agli investigatori, ma perché al momento nessuno conosce le ragioni per le quali Rocco sia stato chiamato in questura. Non è stato chiarito se gli inquirenti intendessero approfondire circostanze contenute nel libro, verificare eventuali informazioni raccolte durante il lavoro giornalistico oppure affrontare questioni di altra natura.
Il giornalista convocato dopo l’uscita del libro sul duplice delitto
Agostino Rocco si è presentato in questura a Campobasso il 4 novembre. Prima di entrare ha parlato con i cronisti presenti, precisando quale sia il contenuto del suo lavoro. Il giornalista ha spiegato di non aver indicato alcun colpevole nel libro, ma di aver ricostruito gli aspetti dell’indagine, le ipotesi emerse e gli scenari che accompagnano il caso.
Una precisazione importante, considerando la delicatezza di una vicenda nella quale gli investigatori stanno ancora cercando di chiarire come la ricina sia entrata in contatto con le due vittime e chi possa aver avuto un ruolo nella loro morte.
Il volume è un instant book, dunque un’opera realizzata a breve distanza dagli avvenimenti e dedicata alla ricostruzione di una vicenda ancora aperta. La sua pubblicazione precede di pochi giorni l’audizione. La vicinanza temporale tra i due fatti suscita interrogativi, ma non basta a dimostrare che la convocazione dipenda direttamente dal contenuto del libro.
Che cosa vogliono sapere gli investigatori da Agostino Rocco?
È la domanda centrale di questa nuova fase del caso. Le autorità non hanno comunicato il motivo dell’audizione e non hanno precisato in quale veste abbiano ascoltato il giornalista. Tra le possibilità c’è quella che gli investigatori abbiano voluto chiarire alcune informazioni riportate nel volume, ma si tratta soltanto di un’ipotesi. Non esistono, nel materiale disponibile, elementi per attribuire alla convocazione un significato investigativo preciso.
Rocco, dal canto suo, ha rivendicato la natura giornalistica del lavoro, spiegando di aver raccontato le indagini senza formulare accuse personali. La distinzione è fondamentale. Un libro che ricostruisce un’inchiesta può contenere informazioni, testimonianze e interpretazioni già emerse pubblicamente, senza che questo implichi necessariamente la conoscenza di elementi nuovi o riservati.
Soltanto eventuali comunicazioni degli investigatori potranno chiarire se l’audizione abbia riguardato passaggi specifici dell’opera oppure altri aspetti del lavoro svolto dal giornalista.
Ascoltato anche un politico vicino a Gianni Di Vita
La convocazione di Rocco arriva a distanza di un giorno da un’altra notizia che ha riacceso l’attenzione sul giallo di Pietracatella. Gli inquirenti avrebbero ascoltato anche un esponente politico che ricopre un incarico di rilievo in Molise e che risulta vicino a Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara.
Secondo le indiscrezioni, l’audizione sarebbe avvenuta a Larino, anziché nella questura di Campobasso, dove abitualmente vengono ascoltate le persone coinvolte negli approfondimenti investigativi sul caso. Anche in questa circostanza non sono emersi dettagli sul contenuto del colloquio né sulle ragioni che hanno spinto gli investigatori a convocare la persona.
Il rapporto di conoscenza con Gianni Di Vita non costituisce, naturalmente, un elemento di responsabilità. L’ascolto di persone che conoscono la famiglia può rientrare nelle normali attività di ricostruzione delle circostanze e dei rapporti personali delle vittime. Resta però significativo che, a distanza di pochi giorni, l’inchiesta continui a registrare nuove audizioni, mentre la Procura mantiene uno stretto riserbo sugli accertamenti.
La ricina e le due morti a distanza di ventiquattr’ore
Il cuore dell’indagine rimane la morte di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi, avvenute rispettivamente il 27 e il 28 dicembre 2025. La scoperta della ricina nei campioni biologici delle due donne ha trasformato quella che inizialmente appariva come una tragedia familiare in un caso di avvelenamento sul quale la magistratura cerca ancora risposte.
La ricina è una sostanza estremamente tossica e la sua presenza negli organismi delle vittime costituisce uno degli elementi centrali dell’inchiesta.
Gli investigatori devono ricostruire le modalità dell’esposizione, individuare la possibile origine della sostanza e chiarire la sequenza degli eventi che hanno preceduto le due morti. La vicinanza temporale dei decessi rappresenta un aspetto particolarmente importante della vicenda, ma il materiale disponibile non consente di stabilire con certezza come sia avvenuto l’avvelenamento.
Il silenzio della Procura di Larino e le nuove audizioni
La Procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, continua a mantenere una linea di assoluta riservatezza. Gli investigatori non hanno fornito spiegazioni pubbliche né sulla convocazione del giornalista né sull’audizione dell’esponente politico. Non hanno neppure indicato se i due colloqui siano collegati tra loro.
È una scelta che caratterizza l’inchiesta fin dalla scoperta della ricina e che lascia aperti numerosi interrogativi. Nel frattempo, il caso continua ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. Da mesi televisioni e cronisti seguono gli sviluppi delle indagini, mentre ogni nuova testimonianza o convocazione alimenta l’attesa di una svolta.
L’audizione di Agostino Rocco aggiunge un elemento particolare: questa volta gli investigatori hanno voluto parlare con chi ha trasformato la vicenda in un libro. Ma il contenuto di quel colloquio resta sconosciuto, così come il motivo per cui il giornalista sia stato convocato.







