Villa Pamphili, Charlie Francis Kaufmann condannato all’ergastolo per l’omicidio di Anastasia e della piccola Andromeda

Ergastolo e tre anni di isolamento diurno: è questa la condanna inflitta a Charlie Francis Kaufmann, il 46enne americano accusato di aver ucciso la compagna Anastasia Trofimova e la figlia Andromeda, di pochi mesi. La Corte d’Assise ha accolto la richiesta della Procura, riconoscendolo responsabile del duplice omicidio avvenuto a Roma nel giugno 2025.

Non sono bastati i tentativi della difesa di ottenere una nuova perizia psichiatrica né la linea sostenuta dall’imputato nel corso del procedimento. Per i giudici, Kaufman è responsabile della morte della donna e della bambina, i cui corpi furono ritrovati nella vegetazione di Villa Doria Pamphili nella prima settimana di giugno dello scorso anno.

Una vicenda che ha attraversato diversi Paesi e che, prima di arrivare al suo tragico epilogo nella capitale, aveva avuto inizio a Malta.

La conoscenza a Malta e le promesse di una vita in America

È proprio a Malta che Kaufman e Anastasia si incontrano. Lui è un americano cresciuto tra le ricchezze di Malibu, con precedenti penali e un passato segnato da episodi di violenza. Lei arriva da Omsk, in Siberia, è esperta di informatica e desidera imparare l’inglese per costruirsi un futuro migliore.

Kaufman si presenta come un produttore cinematografico, racconta di conoscere personaggi famosi e di frequentare l’ambiente di Hollywood. Utilizza il nome Rexal Ford e prospetta alla giovane donna una nuova vita in California.

Ma il progetto americano non si realizza. Dopo la nascita di Andromeda, la famiglia intraprende una traversata clandestina a bordo di un catamarano, raggiunge la Sicilia e successivamente arriva a Roma.

Le aspettative di una vita agiata si scontrano presto con la realtà. L’uomo che raccontava di ville e conoscenze nel mondo dello spettacolo non riesce neppure a sostenere il costo di una stanza a Campo de’ Fiori. La famiglia viene allontanata dall’alloggio.

La vita in una tenda di Kaufmann a Villa Doria Pamphili

Kaufmann porta Anastasia e la bambina, che non ha ancora compiuto un anno, a vivere in una tenda all’interno di Villa Doria Pamphili. La famiglia dorme all’aperto e utilizza i bagni pubblici di un mercato rionale per lavarsi.

Intanto, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la giovane madre si trova in una condizione di crescente isolamento. Non ha documenti, non conosce la lingua italiana e non dispone di risorse economiche proprie. Anche i contatti con i familiari in Russia diventano sempre più difficili.

I genitori cercano di mettersi in contatto con lei e di convincerla a lasciare il compagno. La madre le manifesta tutta la propria preoccupazione: «Ho paura per te». Anastasia risponde: «Mi hanno rubato il telefono e i documenti».

Un quadro di fragilità e dipendenza che, secondo l’accusa, avrebbe progressivamente privato la donna della possibilità di chiedere aiuto e allontanarsi da Kaufman.

Le segnalazioni alla polizia e gli episodi di aggressività

A Roma, nel frattempo, non mancano le segnalazioni. Per almeno cinque volte qualcuno contatta le forze dell’ordine per riferire comportamenti preoccupanti dell’americano.

Kaufman viene descritto mentre vaga ubriaco per Trastevere con la neonata in braccio, urla contro la compagna e litiga con i passanti. Alcuni testimoni riferiscono di averlo visto perdere il controllo e comportarsi in modo aggressivo in strada.

In un episodio avrebbe sbattuto ripetutamente la testa contro un edificio, fino a ferirsi. In un’altra occasione sarebbe stato coinvolto in una lite all’interno di uno Starbucks, dove un ragazzo lo avrebbe colpito con un pugno.

Gli agenti intervengono, ma gli episodi non portano a un intervento capace di interrompere la situazione in cui si trovano Anastasia e la figlia. Kaufman dichiara di essere americano e, almeno in quelle occasioni, non vengono adottati provvedimenti risolutivi.

Anastasia viene uccisa per prima

La ricostruzione della Procura colloca il primo omicidio tra le 21.45 del 3 giugno e le 3.40 del 4 giugno 2025.

Secondo l’accusa, Kaufmann uccide Anastasia strangolandola. Successivamente trasporta il corpo in una zona di Villa Doria Pamphili, tra gli oleandri, e lo copre con un sacco della spazzatura.

La piccola Andromeda è ancora viva. L’uomo avrebbe persino tentato di proporla per alcune campagne pubblicitarie, senza però ottenere risultati.

Il 5 giugno, secondo la ricostruzione processuale, anche la bambina viene uccisa. Il suo corpo viene abbandonato nudo in un punto del parco distante da quello in cui si trova la madre. Il vestitino rosa viene gettato in un cassonetto.

Due vittime, nessun documento e nessun elemento immediato che permetta di risalire alla loro identità.

Il ritrovamento dei corpi a Villa Pamphili

È il 7 giugno 2025 quando arriva la segnalazione che porta alla scoperta del corpo della bambina. A notarlo è un ragazzo di sedici anni che, tornando da una serata in discoteca, decide di chiamare il 112.

Il pubblico ministero Antonio Verdi ha ricordato in aula quei momenti, descrivendo lo shock provato dai soccorritori davanti al corpo della piccola Andromeda.

Nel corso delle verifiche emerge un secondo elemento drammatico: poco distante viene trovato anche il cadavere di una donna, in avanzato stato di decomposizione. È Anastasia, la madre della bambina.

Il magistrato ha sottolineato quanto sia stato difficile per chi è intervenuto confrontarsi con una scena simile, ricordando anche le testimonianze di chi aveva inizialmente scambiato il corpo della piccola per quello di una bambola.

Le indagini e la ricostruzione della verità

All’inizio il caso appare privo di punti di riferimento. Le due vittime non hanno documenti, non ci sono testimoni in grado di identificarle immediatamente e gli investigatori devono ricostruire da zero la loro storia.

«Capiamo che c’è un collegamento e che qualcuno voleva depistare la verità. Non avevamo neanche uno spunto», ha raccontato il pubblico ministero Verdi.

Il lavoro investigativo procede attraverso gli esami genetici, l’analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza e la raccolta delle testimonianze di chi aveva incontrato la famiglia nei giorni precedenti agli omicidi.

Diventa fondamentale ricostruire gli ultimi spostamenti di Anastasia e Kaufman, individuare le persone che avevano visto la donna e la bambina ancora in vita e raccogliere ogni elemento utile a identificare l’uomo responsabile dei delitti.

Un contributo decisivo arriva anche dal sedicenne che segnala il corpo della piccola. Il pubblico ministero ha riconosciuto il valore del suo gesto, sottolineando l’importanza del suo senso civico.

La fuga di Kaufmann in Grecia e l’arresto a Skiathos

Dopo gli omicidi, Kaufmann rimane ancora per alcuni giorni in Italia. Chiede denaro ai familiari e cerca di proseguire la propria vita, arrivando anche a frequentare un’altra donna.

Successivamente lascia il Paese e raggiunge Skiathos, isola greca nel mar Egeo.

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e condotte dal pubblico ministero Antonio Verdi, permettono di ricostruire la fuga e individuare il luogo in cui l’uomo si nasconde.

Gli investigatori conoscono anche una sua abitudine: la passione per il sushi. A Skiathos c’è un solo ristorante giapponese. È lì che decidono di attenderlo.

L’americano viene arrestato e la fuga termina.

Le dichiarazioni di Kaufmann e la battaglia sulla capacità di intendere e di volere

Dopo l’arresto, Kaufmann porta avanti una versione dei fatti caratterizzata da dichiarazioni sempre più lontane dalla realtà. Accusa gli italiani di essere mafiosi, sostiene di essere Gesù, afferma di conoscere Leonardo DiCaprio e racconta di essere stato clonato da cinesi e americani.

La difesa cerca di ottenere il riconoscimento dell’incapacità di intendere e di volere, mentre nel corso del processo viene chiesta anche una nuova perizia psichiatrica. La Corte d’Assise respinge l’istanza.

La Procura descrive l’imputato come un «narcisista patologico, lucido e manipolatore», contestando la possibilità che le sue condizioni potessero escludere la responsabilità per quanto accaduto.

Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero Verdi mostra anche un video della piccola Andromeda. Un momento particolarmente significativo, nel quale il magistrato richiama l’attenzione sulla vita che alla bambina è stata negata.

La soddisfazione delle parti civili: «Una sentenza giusta»

Dopo la condanna, arriva il commento degli avvocati Angela Russo Speranza ed Emilio Malaspina, che hanno rappresentato le parti civili per l’associazione Per Marta e per tutte, insieme ad Arianna Agnese di Vittime vulnerabili.

«Una sentenza giusta. Non è mai stato un processo indiziario. Le indagini hanno fornito un quadro completo. E il processo non è caduto nel tranello dell’incapacità di intendere e volere. La Procura ha ottenuto un gran risultato che è iniziato con l’arresto di un uomo che era fuggito all’estero», hanno dichiarato i legali.

Di diverso avviso la difesa. L’avvocato Paolo Foti ha annunciato che impugnerà la sentenza: «Mancava la prova regina, ricorreremo in appello».