Un pezzo di punta e un pezzo di tacco che sarebbero scomparsi dal calcolo delle dimensioni dell’impronta. È questa la contestazione sollevata dal giornalista Carmelo Abbate nei confronti della consulenza tecnica presentata dalla difesa di Andrea Sempio, indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Al centro dello scontro c’è una delle tracce più discusse del delitto di Garlasco: l’impronta insanguinata di una scarpa Frau rinvenuta nella villetta di via Pascoli.
La difesa di Sempio sostiene che la traccia corrisponda a una calzatura di taglia 39-40, incompatibile con il piede dell’indagato, che porta il 44. Abbate, invece, ritiene che l’analisi abbia sottostimato le dimensioni effettive dell’impronta, escludendo parti della suola che potrebbero modificare sensibilmente il risultato.
L’accusa di Carmelo Abbate
La consulenza contestata è stata elaborata da Armando Palmegiani e Giacomo De Angelis e depositata il 16 ottobre dagli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, difensori di Andrea Sempio. Attraverso un’analisi morfologica e tridimensionale della traccia, i consulenti hanno concluso che l’impronta sarebbe riconducibile a una suola compresa tra il numero 39 e il 40, con una prevalenza per quest’ultima misura.
Una conclusione importante per la strategia difensiva, perché Sempio calza il 44 e, secondo i suoi legali, la differenza renderebbe incompatibile il suo piede con la scarpa che ha lasciato la traccia. Abbate contesta proprio il metodo utilizzato per arrivare a quel risultato.
«Temo che Palmegiani, consulente loro, abbia fatto un grosso errore», ha affermato il giornalista. «Il grosso errore che secondo me fa Palmegiani, non me ne vogliano, è che si perde un pezzo di punta e un pezzo di tacco». Secondo Abbate, il problema nascerebbe dalla particolare conformazione della suola delle scarpe Frau, che non poggerebbe completamente sul terreno.
«Se voi guardate quelle scarpe, la suola è arcuata, non è piatta», ha osservato, sostenendo che la porzione effettivamente impressa sul pavimento potrebbe risultare più corta rispetto alla lunghezza reale della calzatura.
La prova della scarpa e la replica di Cataliotti
Le critiche riguardano anche un video realizzato dai consulenti della difesa, nel quale Andrea Sempio prova alcune scarpe Frau utilizzate per gli accertamenti.
Per Abbate, mostrare che il piede dell’indagato non entra in una calzatura più piccola non sarebbe sufficiente a dimostrare che l’impronta insanguinata non possa essere stata lasciata da una scarpa della sua misura.
«A mio avviso, arrivare davanti a un giudice con un video, con la prova del piede di Sempio che non entra in una scarpa, penso che non risulterà molto gratificante quel momento davanti al giudice», ha dichiarato, precisando che si tratta di una sua valutazione personale.
Il confronto con l’avvocato Liborio Cataliotti si è acceso quando Abbate ha sostenuto di aver esaminato gli elaborati tecnici. «Non può averle lette», ha replicato il legale, mentre il giornalista ha precisato di averle studiate nei limiti delle proprie competenze.
Abbate ha inoltre richiamato altre prove sperimentali sulle impronte, sostenendo che ripetere il medesimo movimento con la stessa calzatura non produce necessariamente tracce identiche per forma e dimensioni.
Dal numero 40 al 44: tre ricostruzioni della stessa impronta
La controversia assume particolare rilievo perché, nel corso degli anni, la stessa impronta è stata interpretata in modi differenti. La sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi ha attribuito la traccia a una scarpa Frau con suola a pallini di taglia 42.
La nuova consulenza della difesa di Andrea Sempio indica invece una misura compresa tra il 39 e il 40. Di segno opposto la posizione della difesa di Stasi, impegnata a valutare una richiesta di revisione del processo, che sostiene la compatibilità dell’impronta con una scarpa numero 44.
A complicare ulteriormente il quadro c’è l’accertamento dell’antropologa forense Cristina Cattaneo, incaricata dalla Procura, che nell’ottobre 2025 ha effettuato una scansione tridimensionale del piede di Sempio, valutandolo compatibile con calzature di taglia 42-43.
La scansione del piede e l’analisi dell’impronta, tuttavia, sono accertamenti differenti: la prima riguarda le caratteristiche anatomiche dell’indagato, la seconda le dimensioni e la morfologia della traccia lasciata sul pavimento.
Perché la misura della scarpa è così importante
L’impronta insanguinata rappresenta uno degli elementi sui quali si confrontano le diverse ricostruzioni del delitto. Stabilire quale calzatura l’abbia prodotta potrebbe contribuire a valutare la compatibilità della traccia con le persone coinvolte nelle indagini.
La differenza tra una scarpa numero 40 e una numero 44 non è marginale. Ma per determinare la misura di una calzatura partendo da un’impronta occorre considerare anche la superficie di appoggio, la forma della suola, il movimento del piede e le condizioni nelle quali la traccia si è formata.
La contestazione di Abbate riguarda dunque il metodo di misurazione, non una nuova prova scientifica già accertata. Sarà il confronto tra le consulenze a chiarire se la ricostruzione della difesa di Sempio abbia effettivamente escluso porzioni significative della suola.
Nel frattempo, l’impronta di Garlasco continua a dividere gli esperti: una sola traccia, tre misure differenti e una domanda ancora aperta su quale ricostruzione sia tecnicamente più attendibile.







