A rischio spese e consumi di fine anno. Nove italiani su dieci hanno ridotto i consumi o adottato strategie di risparmio per fronteggiare l’aumento dei prezzi. Questa tendenza, se confermata, potrebbe tradursi in circa 1,4 miliardi di euro di consumi in meno entro dicembre. La diminuzione del potere d’acquisto spinge i cittadini a tagliare soprattutto i costi legati alla ristorazione, ai bar e alle vacanze.
Lo dicono i numeri di un’indagine condotta da Confesercenti con Ipsos su un campione di 800 persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni. Un risparmio indotto dalle condizioni economiche sempre più proibitive in cui vivono milioni di famiglie italiane, anche per effetto della crisi energetica scatenata dal conflitto in Medio Oriente.
Meno consumi
Il fenomeno trova un riscontro diretto nelle rilevazioni dell’Istat sulle vendite al dettaglio del mese di settembre. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, le vendite complessive hanno registrato una crescita dell’1,6% in valore a causa dell’inflazione, ma hanno subito un calo dello 0,1% in volume. La medesima dinamica si osserva nel comparto alimentare, dove a fronte di una crescita delle vendite in valore pari all’1,7%, si assiste a una contrazione dei volumi dello 0,1% su base annua e dello 0,3% rispetto ad agosto. Nei settori non alimentari, i consumi sono saliti dell’1,5% in valore, ma sono scesi dello 0,2% in volume. Come evidenziato dall’Istat, la necessità di risparmiare a fronte dei prezzi alle stelle spinge i consumatori a ridurre le quantità effettive acquistate, anche per quanto riguarda il cibo.
Dalla ristorazione alle vacanze, le spese più a rischio
I tagli di bilancio non risparmiano quasi alcun settore. Analizzando le intenzioni di risparmio previste per gli ultimi tre mesi dell’anno, l’indagine Confesercenti-Ipsos mostra quali siano i settori maggiormente colpiti.
La maggioranza degli intervistati prevede di risparmiare su pranzi e cene fuori casa, ristoranti e consegne a domicilio. Poi le rinunce toccano colazioni, caffè, aperitivi e altre consumazioni al bar. Il 41% intende ridurre la spesa destinata a viaggi e pernottamenti. Il 34% punta a riduzioni sugli acquisti di vestiti e scarpe. Soltanto il 4% del campione dichiara di non prevedere riduzioni delle proprie spese, mentre il 5% non ha ancora assunto una decisione.
Le economie toccano anche le mura domestiche: il 29% degli intervistati ha cercato di contenere i consumi di luce, gas e acqua, mentre il 26% ha tagliato la spesa per alimenti e bevande destinate al consumo in casa.
Accanto alle intenzioni future, i dati confermano che per la maggior parte delle famiglie i tagli sono già in atto: il 93% degli intervistati ha cercato di contenere una o più voci del bilancio familiare negli ultimi tre mesi. Nello specifico, le contrazioni già effettuate riguardano la ristorazione e il delivery (52%), le consumazioni al bar (39%), le vacanze (34%), l’abbigliamento (33%), le gite e i viaggi brevi (32%) e i servizi per la persona come parrucchiere, barbiere ed estetista (31%). Inoltre, il 29% ha ridotto le uscite per attività culturali e ricreative.
Le strategie di sopravvivenza: sconti, lotta agli sprechi e riuso
Per fare fronte al calo del potere d’acquisto, le famiglie italiane hanno riorganizzato i propri comportamenti d’acquisto attraverso strategie mirate. La caccia a offerte e promozioni è scelta dal 66% degli intervistati, e si conferma la leva principale di risparmio.
Il 56% punta a utilizzare meglio ciò che acquista per evitare sprechi. Il 41% ha virato su beni o servizi meno cari e una percentuale identica (41%) ha deciso di rimandare acquisti importanti, lavori domestici o altre uscite rilevanti. Il 35% ha acquistato meno prodotti o utilizzato meno servizi, mentre il 32% ha preferito riparare o riutilizzare ciò che già possiede. Il 27% ha cambiato negozio o fornitore alla ricerca di prezzi più convenienti, il 21% ha rinunciato del tutto ad alcuni acquisti e il 19% ha orientato le scelte verso prodotti usati o ricondizionati.
La geografia del risparmio
L’impatto del carovita e le relative contromisure assumono forme differenti a seconda della geografia e dell’età dei cittadini. Nel Nord-Est il risparmio si concentra soprattutto sulle spese di abbigliamento. Nelle regioni del Centro si registra la percentuale più alta di rinvio di acquisti e lavori importanti (47% contro il 41% nazionale), mentre si riscontra una minore tendenza a tagliare la ristorazione (43% rispetto al 52% della media nazionale). Nel Mezzogiorno la priorità è la lotta agli sprechi e il migliore utilizzo dei beni acquistati, strategia adottata dal 61% dei residenti (rispetto al 56% nazionale).
Il comportamento dei giovani
Tra i più giovani la revisione delle spese è quasi totale: soltanto il 3% dei giovani tra i 18 e i 34 anni dichiara di non aver modificato le proprie scelte negli ultimi tre mesi. Il 37% dei giovani ha acquistato meno prodotti o servizi (contro il 33% dei 35-65enni) e il 23% ha preferito prodotti usati o ricondizionati (rispetto al 17% degli adulti). Inoltre, il 34% dei giovani prevede ulteriori risparmi sull’abbigliamento nei prossimi mesi, in aumento rispetto al 27% del trimestre precedente.
L’allarme delle imprese: “Restituire capacità di spesa alle famiglie”
A commentare il quadro delineato dall’indagine è intervenuto Nico Gronchi, presidente di Confesercenti, che ha evidenziato l’urgenza di interventi a tutela del reddito delle famiglie.
“Il cambiamento delle abitudini di spesa delle famiglie conferma quanto sia urgente difendere il potere d’acquisto e sostenere i consumi“, ha dichiarato Gronchi. “I rincari degli energetici e le tensioni sugli alimentari assorbono sempre più spazio nei bilanci familiari: ogni euro in più destinato alle bollette e alle spese fisse è un euro in meno disponibile per gli altri acquisti“. Gronchi ha evidenziato come questa contrazione della domanda penalizzi gravemente il tessuto produttivo locale: le rinunce delle famiglie si traducono in minori opportunità di lavoro per le imprese del commercio, della ristorazione e del turismo di prossimità, che si trovano contemporaneamente a gestire l’aumento dei costi aziendali legati all’energia. “Restituire capacità di spesa alle famiglie è essenziale per far ripartire la domanda interna e dare prospettive di crescita alle nostre attività“, ha concluso il presidente di Confesercenti.







