È finita sotto tutela la giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni, al centro delle polemiche dopo aver deciso di non convalidare il fermo di Youssef Siher, il ricercatore trentenne ritenuto dagli investigatori legato alla creazione delle pagine del cosiddetto «Movimento 17 ottobre». Per la gip è stata disposta una vigilanza generica radiocontrollata, una misura di protezione affidata alle forze dell’ordine.
Il dispositivo, già avviato nei giorni scorsi, prevede una presenza discreta delle pattuglie nei luoghi abitualmente frequentati dalla magistrata e controlli nei punti ritenuti più delicati, a partire dall’abitazione e dal posto di lavoro. A occuparsi della vigilanza saranno carabinieri e polizia, con passaggi e soste nelle aree individuate come sensibili.
La decisione arriva dopo le forti reazioni suscitate dal provvedimento con cui Landoni aveva disposto la scarcerazione di Siher. Le forze dell’ordine avevano arrestato il ricercatore nell’ambito delle indagini sui contenuti pubblicati online e sulle iniziative riconducibili al «Movimento 17 ottobre», nato dopo le devastazioni e i saccheggi avvenuti a Milano.
Il caso Siher e la decisione della gip Landoni
La Procura aveva descritto l’attività contestata a Siher come una possibile «dichiarazione di guerra» e una strategia eversiva. Le accuse ipotizzate comprendevano l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e il coinvolgimento in iniziative violente durante le manifestazioni pubbliche.
La gip, tuttavia, non ha ritenuto sussistenti i presupposti per convalidare il fermo, a partire dal pericolo di fuga. Nella sua valutazione, inoltre, i comportamenti e i messaggi attribuiti al ricercatore non dimostravano l’esistenza di un progetto eversivo. La giudice ha ricondotto nell’ambito della disobbedienza civile le iniziative annunciate da Siher, tra cui la convocazione di una manifestazione contro il governo e quella che definiva repressione.
Una decisione che ha provocato reazioni molto dure nel mondo politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva definito il provvedimento «vergognoso», mentre il vicepremier Matteo Salvini aveva sollevato interrogativi sulla responsabilità della magistrata in caso di nuovi disordini.
Le reazioni e la richiesta di protezione per Tiziana Landoni
Gli attacchi rivolti alla giudice, anche attraverso i social network, hanno spinto alcuni componenti del Consiglio superiore della magistratura a chiedere l’apertura di una pratica per valutarne la tutela.
A intervenire erano stati anche i vertici del Tribunale di Milano. Il presidente Fabio Roia e la presidente della sezione Gip-Gup, Ezia Maccora, avevano contestato pubblicamente le dichiarazioni di alcuni esponenti politici, ricordando che le decisioni giudiziarie possono essere criticate e impugnate, ma che gli attacchi personali nei confronti dei magistrati non possono essere accettati.
Lo stesso Roia aveva scritto al questore Bruno Megale e al prefetto Claudio Sgaraglia, chiedendo di verificare se la gip fosse esposta a possibili situazioni di rischio. La Prefettura ha affrontato la questione durante una riunione di coordinamento successiva al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Al confronto hanno partecipato il prefetto e i vertici delle forze di polizia, ai quali spetta ora il compito di vigilare sulla magistrata.
Liberi altri minorenni arrestati dopo gli scontri
Intanto, sul fronte giudiziario legato alle devastazioni del 17 e 18 ottobre, sono arrivate altre decisioni del Tribunale del Riesame. Il Tribunale del Riesame ha rimesso in libertà sei dei 35 minorenni arrestati per gli episodi di quei giorni, revocando le misure che imponevano loro il collocamento in comunità o la permanenza in casa.
Un settimo ragazzo è stato scarcerato, ma trasferito in una struttura dedicata. Si tratta di un filone distinto rispetto all’inchiesta su Youssef Siher: gli arresti dei minorenni riguardano infatti gli episodi di violenza e danneggiamento avvenuti durante le manifestazioni, non la vicenda giudiziaria del ricercatore.







