Nuovo scontro tra Giorgia Meloni e la magistratura sul caso di Youssef Siher. Un gruppo di consiglieri del Consiglio superiore della magistratura ha chiesto di aprire una pratica a tutela della gip di Milano Tiziana Landoni, dopo le dichiarazioni della presidente del Consiglio contro il provvedimento con cui la giudice ha deciso di non convalidare il fermo dell’uomo.
La richiesta porta le firme di numerosi componenti togati del Csm e dei tre consiglieri laici di centrosinistra. Il documento, che i firmatari hanno depositato al Comitato di presidenza di Palazzo Bachelet, apre un nuovo capitolo del confronto tra governo e magistratura, questa volta intorno a una decisione giudiziaria che ha provocato la reazione della premier.
La richiesta al Csm e i magistrati che non hanno firmato
L’iniziativa non raccoglie l’adesione unanime dei consiglieri togati. All’appello mancano infatti sei esponenti di Magistratura Indipendente: Paola D’Ovidio, Eligio Paolini, Bernadette Nicotra, Maria Vittoria Marchianò, Luisa Mazzola ed Edoardo Cilenti.
Hanno invece sottoscritto il documento gli altri componenti togati e i tre consiglieri laici di centrosinistra Ernesto Carbone, Michele Papa e Roberto Romboli.
La richiesta punta a ottenere un intervento del Consiglio superiore della magistratura a tutela della giudice milanese, dopo le critiche che Meloni ha rivolto alla sua decisione sul fermo di Siher.
Il deposito del documento non equivale all’apertura automatica di una pratica: spetta agli organi competenti del Csm valutare la richiesta e decidere come procedere.
Il caso Youssef Siher e la decisione della gip Landoni
Al centro della controversia c’è il provvedimento con cui Tiziana Landoni ha negato la convalida del fermo di Youssef Siher, protagonista di una vicenda giudiziaria legata al contesto delle manifestazioni e dei cortei milanesi.
La decisione ha consentito all’uomo di lasciare il carcere di San Vittore, dove alcuni sostenitori si sono radunati in occasione della sua scarcerazione.
Il provvedimento ha provocato la reazione della presidente del Consiglio, che ha criticato la scelta della magistrata. Proprio quelle dichiarazioni costituiscono l’oggetto della richiesta che i consiglieri hanno indirizzato al Csm.
La mancata convalida di un fermo riguarda la verifica dei presupposti previsti dalla legge per quella specifica misura restrittiva e non costituisce, di per sé, un giudizio definitivo sulle eventuali responsabilità penali della persona coinvolta.
Nuove tensioni tra governo e magistratura
La vicenda riporta al centro del confronto istituzionale il rapporto tra le dichiarazioni degli esponenti del governo e l’autonomia della magistratura.
Con la richiesta di tutela, i firmatari sollecitano il Csm a esaminare le conseguenze delle parole della premier nei confronti della gip milanese. La scelta di sei consiglieri di Magistratura Indipendente di non aderire all’iniziativa evidenzia inoltre la mancanza di una posizione condivisa all’interno della componente togata.
Il caso Siher assume così una dimensione che supera il singolo provvedimento giudiziario. Da una parte ci sono le critiche politiche alla decisione di non convalidare il fermo, dall’altra la richiesta di un intervento dell’organo di autogoverno dei magistrati a tutela della giudice che ha firmato il provvedimento.
Il prossimo passaggio riguarda il Comitato di presidenza del Csm, che dovrà esaminare il documento e valutare l’eventuale avvio della pratica a tutela di Tiziana Landoni.







