Garlasco, il genetista Ricci accusa: «Il Dna di Stasi si poteva escludere già nel 2014». Dodici anni dopo la perizia che cambia tutto

Alberto Stasi, prime immagini in libertà (foto prese dal web)

«Ci sono voluti dodici anni per affermare che in quel Dna non c’era Alberto Stasi. Ma si poteva già dire nel 2014». Il genetista Ugo Ricci, consulente della difesa dell’uomo condannato definitivamente a sedici anni per l’omicidio di Chiara Poggi, riapre uno dei capitoli più controversi del delitto di Garlasco: l’interpretazione delle tracce biologiche recuperate sotto le unghie della vittima. E punta il dito contro la perizia eseguita nel 2014 da Francesco De Stefano, sostenendo che il problema non fosse la mancanza di dati, ma il metodo utilizzato per interpretarli.

La contestazione arriva mentre la nuova inchiesta della Procura di Pavia si concentra proprio sul materiale genetico rinvenuto sui margini ungueali di Chiara. Le successive valutazioni scientifiche hanno portato a conclusioni diverse rispetto a quelle formulate dodici anni fa: Alberto Stasi viene escluso dai profili esaminati, mentre la linea paterna della famiglia di Andrea Sempio non può essere esclusa per due delle tracce analizzate.

Secondo Ricci, però, il punto più importante è un altro: per arrivare a queste conclusioni non sarebbe stato necessario attendere nuove tecnologie o nuovi esami. I dati erano già disponibili nel 2014.

«Non è stato utilizzato un metodo»: l’accusa alla perizia De Stefano

Nel 2014 il genetista Francesco De Stefano, incaricato dalla Corte di esaminare il materiale biologico recuperato dalle unghie di Chiara Poggi, aveva ritenuto le tracce troppo degradate per consentire un’attribuzione genetica affidabile.

La sua conclusione non permetteva di individuare un soggetto al quale riferire il Dna, ma neppure di escludere la presenza del profilo di Alberto Stasi.

È proprio questo passaggio che Ugo Ricci mette in discussione.

«Il problema è che nel 2014 non è stato utilizzato un metodo per fare quelle analisi», sostiene il consulente, contestando l’impostazione seguita dal perito.

Secondo Ricci, l’assenza di un criterio interpretativo adeguato avrebbe impedito di ricavare dai risultati disponibili conclusioni che oggi vengono considerate scientificamente sostenibili.

«Non avendo utilizzato un metodo, i dati che abbiamo non sono stati interpretati dal professor De Stefano e la formulazione finale ha lasciato un po’ tutti sbigottiti».

La critica non riguarda quindi la raccolta del materiale genetico, ma la successiva valutazione dei risultati. Per Ricci, applicare criteri scientifici appropriati avrebbe consentito di escludere Stasi già durante il procedimento che portò alla sua condanna definitiva.

La perizia Albani e i dati del 2014: «Non sono state fatte nuove analisi»

Il genetista richiama soprattutto le conclusioni della perita Denise Albani, che ha riesaminato il materiale genetico nell’ambito dei nuovi accertamenti.

«La dottoressa Albani non ha fatto nuove analisi su quelle unghie bensì ha rivalutato quei dati», spiega Ricci.

È questo, secondo il consulente, il dato più significativo dell’intera vicenda. Le conclusioni attuali deriverebbero dall’interpretazione delle informazioni genetiche già disponibili, non dall’acquisizione di nuovi campioni biologici.

«Nella sua perizia Albani dice chiaramente che Stasi deve essere escluso da quei profili. Non lo dico io, lo dice la dottoressa Albani, che dice anche che la linea patrilineare di Sempio non può essere esclusa su due unghie. I dati sono quelli del 2014».

La distinzione tra esclusione di Stasi e mancata esclusione della linea paterna di Sempio è essenziale. La seconda conclusione non costituisce un’identificazione individuale di Andrea Sempio, ma indica una compatibilità genetica riferita alla linea maschile familiare.

È proprio sul valore di questa compatibilità che si concentra una parte del confronto tra la Procura di Pavia e i consulenti della difesa dell’attuale indagato.

Da Linarello a Previderé: dodici anni di interpretazioni differenti

La ricostruzione delle analisi mostra come il significato attribuito alle tracce biologiche sia cambiato nel corso degli anni.

Dopo la perizia De Stefano del 2014, il consulente Pasquale Linarello, nel 2016, aveva già individuato elementi riconducibili alla linea paterna della famiglia Sempio.

Nel 2024 erano arrivati alle medesime conclusioni anche i genetisti Roewer e Ricci.

Nel 2025, secondo la ricostruzione riportata, ulteriori valutazioni erano state formulate da Carlo Previderé, consulente della Procura di Pavia, e dalla perita Denise Albani.

Ricci considera questo percorso la dimostrazione che i dati originari avrebbero potuto essere interpretati diversamente molto prima.

«Abbiamo dovuto aspettare dodici anni e pareri di consulenti di parte, prima Linarello e poi il sottoscritto, e poi consulenti della Procura, fino a che la perizia Albani ha congelato questo dato».

La questione assume particolare rilievo perché Stasi è stato condannato definitivamente nel 2015, quando l’interpretazione delle tracce ungueali non consentiva ancora, secondo la perizia allora acquisita, di escludere il suo profilo.

«Dodici anni di chiacchiere, mentre Stasi era in carcere»

Il passaggio più duro delle dichiarazioni di Ricci riguarda le conseguenze del tempo trascorso prima della nuova valutazione genetica.

«Ci sono voluti dodici anni per arrivare alla perizia Albani, che dice che Stasi deve essere escluso. Dodici anni di chiacchiere, in cui Stasi è stato in carcere».

Per il consulente, il problema è strettamente metodologico: «Per ottenere risultati validi bisogna utilizzare un metodo valido, altrimenti è un’interpretazione che può cambiare da un giorno all’altro».

La sua critica investe quindi la qualità della valutazione scientifica compiuta nel procedimento originario e il peso che quella valutazione ha avuto nella ricostruzione giudiziaria del delitto.

L’esclusione di Stasi dalle tracce genetiche delle unghie, tuttavia, non determina automaticamente il venir meno della condanna definitiva, fondata su una valutazione complessiva degli elementi probatori. È uno dei dati che la difesa potrà valorizzare nell’eventuale percorso di revisione.

Andrea Sempio e le visite a casa Poggi: il dettaglio riferito dal fratello di Chiara

Le nuove interpretazioni del Dna riportano l’attenzione anche sulla presenza di Andrea Sempio nell’abitazione della famiglia Poggi prima dell’omicidio.

Sempio frequentava Marco Poggi, fratello di Chiara, e conosceva quindi la casa di via Pascoli. La possibilità di spiegare eventuali tracce biologiche attraverso precedenti frequentazioni costituisce uno degli aspetti da esaminare nella ricostruzione investigativa.

Un elemento richiamato nelle recenti ricostruzioni riguarda proprio le dichiarazioni di Marco Poggi.

Secondo quanto riferito, il fratello della vittima avrebbe precisato ai magistrati che Sempio non era stato nell’abitazione durante il mese di agosto 2007, quando venne commesso il delitto, mentre vi si sarebbe recato alcune volte nel mese di luglio.

Il dato temporale potrebbe assumere rilievo nella valutazione delle possibili modalità di trasferimento e permanenza del materiale biologico, ma non permette da solo di stabilire quando e come le tracce siano state depositate.

Due difese, conclusioni opposte sugli stessi risultati genetici

Il confronto scientifico si sviluppa ormai su due fronti.

Da una parte, la difesa di Alberto Stasi considera le nuove valutazioni un elemento importante per rimettere in discussione alcuni passaggi dell’indagine originaria. Dall’altra, Andrea Sempio contesta l’affidabilità del procedimento attraverso il quale il materiale genetico viene ricondotto alla propria linea familiare.

Il trentottenne ha accusato gli esperti di aver composto il suo profilo selezionando elementi provenienti da analisi differenti: «Si arriva al mio profilo prendendo pezzi qua e là dai tre esami fatti, quindi pescando quello che serve qua e là con dati che nemmeno si ripetono».

Ricci, al contrario, sostiene che l’interpretazione corretta dei dati fosse possibile già dodici anni fa e che le successive valutazioni abbiano finalmente chiarito un elemento rimasto irrisolto durante il processo a Stasi.

Il punto sul quale le due ricostruzioni si incontrano è proprio il valore delle analisi originarie. Per Ricci, quei dati bastavano già nel 2014 per escludere Stasi. Per Sempio, gli stessi risultati non consentono di attribuire con affidabilità a lui le tracce biologiche.