Una svolta nella politica penale della California. Il governatore Gavin Newsom ha commutato le condanne a morte di oltre 500 detenuti rinchiusi nel braccio della morte dello Stato, sostituendo la pena capitale con l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.
Il provvedimento esclude quindi la possibilità che questi detenuti possano finire davanti a un plotone di esecuzione o ricevere un’iniezione letale, anche con l’arrivo di future amministrazioni.
La decisione arriva in un momento di rinnovata attenzione sul tema della pena capitale. Le polemiche seguite al fallito tentativo di esecuzione di Christa Pike in Tennessee hanno infatti riacceso il dibattito sulla legittimità delle condanne a morte e sulle richieste di una moratoria a livello nazionale.
In California l’ultima esecuzione risale al 2006. Nonostante la lunga sospensione di fatto, lo Stato continua a ospitare il più numeroso gruppo di detenuti condannati a morte degli Stati Uniti.
La battaglia di Newsom contro la pena capitale in California
Gavin Newsom, esponente del Partito Democratico e da tempo contrario alla pena di morte, ha adottato negli anni diversi provvedimenti per ridimensionare il ricorso alla pena capitale. Il governatore, il cui nome circola anche in vista delle presidenziali del 2028, aveva già introdotto una moratoria sulle esecuzioni nel 2019.
Nel 2023 aveva inoltre avviato lo smantellamento del braccio della morte del carcere di San Quentin, disponendo il trasferimento dei detenuti in altre strutture penitenziarie. Il cambiamento ha consentito loro di accedere a maggiori possibilità di movimento e a programmi carcerari prima più limitati.
Con la nuova decisione, Newsom compie un ulteriore passo nella sua opposizione alla pena capitale, trasformando centinaia di condanne a morte in pene detentive a vita senza possibilità di scarcerazione.







