L’Ilva di Taranto si avvia allo spegnimento con anticipo rispetto alla tabella di marcia. Con l’esaurimento delle scorte di materie prime, la fermata dell’area a caldo appare ormai fissata per il 20 settembre, giorno della probabile ultima colata prima di avviare in sicurezza le procedure di blocco degli impianti.
Lo stop è la conseguenza diretta della sentenza emessa lo scorso 27 luglio dalla Corte d’appello di Milano, che ha concesso 90 giorni di tempo per fermare le attività a causa delle emissioni inquinanti e della presenza di amianto. Sebbene il termine legale scada a fine ottobre, l’interruzione dei rifornimenti di ferro e carbone da parte di Acciaierie d’Italia rende impossibile proseguire oltre la seconda decade di settembre, salvo un’eventuale sospensiva da parte dei giudici milanesi in attesa del pronunciamento della Cassazione.
Lo stop giudiziario
Nelle motivazioni del provvedimento, i magistrati hanno sottolineato la presenza nello stabilimento di 2 tonnellate di amianto residuo, posizionato principalmente nei cowper degli altoforni, contestando la tesi dell’azienda secondo cui il materiale sarebbe del tutto schermato e privo di rischi di dispersione.
La Corte ha ricordato l’incendio all’Afo1 di maggio 2025 come prova della possibile contaminazione dell’aria, evidenziando che nel territorio tarantino l’incidenza del mesotelioma risulta quattro volte superiore alla media. A ciò si aggiunge il nodo delle polveri sottili (pm10 e pm2,5), con impatti diretti sulla salute dei residenti dei quartieri vicini, in assenza di limiti adeguati prefissati dalle recenti autorizzazioni ambientali.
Le offerte sul tavolo
Nonostante il quadro di imminente fermata, la partita industriale resta aperta. Nel corso dell’evento “La Piazza 2026” a Ceglie Messapica, il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso ha confermato che, pur nel rispetto dei tempi dettati dalla magistratura, sono presenti due offerte vincolanti per l’acquisizione del polo siderurgico, tra cui quella del gruppo Jindal che ha recentemente aggiornato la propria proposta. A queste si affiancano altre due manifestazioni d’interesse, compresa quella avanzata da Federacciai insieme a una cordata di 14 imprese, attualmente al vaglio dei commissari straordinari.







