I dati dell’Osservatorio Inps sul settore privato e dell’Istat sulle retribuzioni contrattuali dicono che la crescita nominale dei salari non riesce a tenere il passo con il costo della vita. C’è un forte divario tra il Nord ed il Sud del Paese che evidenzia una radicata frammentazione territoriale con una ricchezza salariale fortemente concentrata nel Settentrione.
La mappa della disuguaglianza: un divario da 11.000 euro
Nel Nord-Ovest, area trainante che conta oltre 5,5 milioni di lavoratori dipendenti del settore privato, si registra la retribuzione media annua più elevata del Paese, pari a 28.852 euro. Il Nord-Est vanta stipendi medi annui di 25.723 euro. Nel Centro la media si attesta a 23.850 euro. I salari calano, e di molto, man mano che si procede verso la punta dello stivale. Nel Sud le retribuzioni scendono bruscamente a 18.254 euro. Mentre nelle Isole si registra il dato più basso con appena 17.898 euro medi annui.
I guadagni e la classifica delle regioni
Questo divario di quasi 11.000 euro tra il Nord-Ovest e le Isole riflette la diversa densità di settori produttivi ad alto valore aggiunto, il peso delle multinazionali e una differente dinamica del costo della vita. Sono cinque le Regioni a presidiare i vertici di questa classifica. Al primo posto c’è la Lombardia (trainata dai servizi e dalle multinazionali di Milano). Al secondo c’è il Lazio (sostenuto dalle sedi direzionali e amministrative di Roma). Poi ci sono l’Emilia-Romagna (forte del suo comparto manifatturiero e industriale) e il Piemonte (guidato da industria e tecnologia). la quinta piazza è occupata dal Trentino-Alto Adige (con la piccola manifattura e l’economia della montagna).
Il “miracolo economico” dell’Alto Adige: operai e impiegati al di sopra della media nazionale
All’interno di questo quadro spicca l’eccezionale performance della provincia di Bolzano. Un’analisi dell’Istituto promozione lavoratori mostra che, nel 2024, la retribuzione lorda media giornaliera per un lavoratore full-time del settore privato in Alto Adige ha raggiunto i 130 euro, superando di circa il 10% la media nazionale di 118 euro.
I numeri dicono che in quest’area nell’ultimo decennio la crescita è stata costante nell’ultimo decennio. Nel 2014 il divario positivo con la media italiana era di appena il 4%, e Bolzano occupava l’ottavo posto nella classifica delle province più remunerative. Oggi, la provincia è salita al terzo posto in Italia, preceduta soltanto dai poli storici di Milano e Roma.
Gli operai percepiscono in media 112 euro al giorno contro i 94 euro nazionali (+19,3%) . Gli impiegati guadagnano 142 euro al giorno a fronte dei 121 euro nazionali (+17,2%). Un dirigente incassa 589 euro al giorno rispetto ai 555 euro nazionali (+6,1%).
La morsa dell’inflazione: cala il potere d’acquisto
Se da un lato la frammentazione territoriale premia alcune aree virtuose, dall’altro l’intero sistema economico italiano deve fare i conti con una preoccupante inversione di tendenza sul fronte del potere d’acquisto. I dati Istat sul secondo trimestre del 2026 evidenziano che, dopo dieci trimestri consecutivi in cui l’aumento delle retribuzioni aveva superato l’inflazione, i salari reali sono tornati a scendere.
A fronte di una crescita media annua delle retribuzioni contrattuali orarie pari al 2,5% (+2,3% nel privato e +2,7% nella Pubblica amministrazione), nello stesso periodo l’inflazione si è attestata al 3,0% su base annua. Questa forbice dello 0,5% si traduce in una perdita netta di potere d’acquisto per milioni di famiglie italiane.
Nel mese di giugno 2026, l’Istat ha registrato un incremento delle retribuzioni orarie dello 0,5% rispetto al mese precedente e del 2,4% rispetto a giugno 2025. All’interno del settore privato (cresciuto complessivamente del 2,4%), l’andamento mostra andamenti differenti a seconda del comparto. In agricoltura gli aumenti sono pari al 3,2%, nell’industria 2,7% e nei servizi privati al 2,2%. I picchi di aumento più significativi si sono registrati nell’igiene ambientale (+5,7%), nel comparto gas e acqua (+5,2%) e nella chimica (+5,2%), mentre per i dipendenti delle farmacie private la variazione salariale è stata nulla.







