Medie imprese: il fatturato cresce del 2,5%, ma l’ombra dell’incertezza globale minaccia i ricavi

Stabilimento 9

Le imprese italiane crescono ma l’instabilità del quadro geopolitico internazionale e la crisi energetica alimentano incertezze su strategie e politiche di investimento. Per il 2026 si stima un aumento del 2,5% del fatturato e del 2,7% delle esportazioni.

Lo dice il XXV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane realizzato dall’area studi di Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e da Unioncamere.

Gli indicatori macroeconomici analizzati nel rapporto testimoniano la solidità di un ambito produttivo che rappresenta il 16% del fatturato complessivo dell’industria manifatturiera nazionale ed il 15% del valore aggiunto prodotto dall’intero settore. Le medie imprese alimentano il 13% delle esportazioni totali del Paese e rappresentano il 13% dell’occupazione industriale complessiva.

Settore in forte espansione

Lo studio dice che dal 1996 ad oggi, le medie imprese hanno dimostrato una capacità unica di scalare le catene globali del valore.

C’è stato un consolidamento numerico. Le unità censite sono passate da 3.377 a 3.491, con un saldo netto di 114 nuove realtà. Che ha portato all’esplosione del fatturato aggregato che negli ultimi anni ha registrato un balzo del +178,3%.

Le vendite oltreconfine sono aumentate del +290,7%, trainando l’intero sistema-Paese.

La forza lavoro è cresciuta del +47,2%, confermando il ruolo di ammortizzatore e propulsore sociale.

Questa performance è figlia di un posizionamento duale: l’85% delle imprese opera simultaneamente come importatore ed esportatore, un dato che sottolinea l’integrazione profonda nei flussi commerciali internazionali.

Le proiezioni per il 2026: ottimismo frenato dalla geopolitica

Le stime per il 2026 riflettono un paradosso tipico dell’attuale fase economica: se da un lato i modelli previsionali indicano un incremento del 2,5% per il fatturato e del 2,7% per le esportazioni, dall’altro il sentiment degli imprenditori è intriso di cautela. Oltre 7 medie imprese su 10 temono infatti che l’escalation dell’instabilità geopolitica possa erodere i ricavi nei prossimi 12 mesi.

Per mitigare questi rischi esogeni, il comparto ha attivato decise strategie di de-risking e di resilienza operativa. Il 18,9% delle aziende ha pianificato un aumento delle scorte per prevenire shock negli approvvigionamenti. Il 12,6% sta procedendo a una riorganizzazione delle filiere di fornitura per accorciare i legami logistici.

Andrea Prete, presidente di Unioncamere, ha sottolineato come la volatilità dei costi energetici e delle materie prime rappresenti una minaccia concreta per questi “campioni del made in Italy“, invocando politiche industriali e strumenti finanziari capaci di proteggere il potenziale di investimento delle Mid-Cap.

L’allarme delle imprese: Manca personale

Nonostante un incremento occupazionale del +23,7% tra il 2015 e il 2024 (per un totale di 523mila addetti), il sistema si scontra con un violento mismatch occupazionale: quasi il 90% delle imprese denuncia gravi difficoltà nel reperimento di personale, un paradosso che rischia di strozzare la crescita proprio nel momento della massima espansione.

Le criticità seguono una gerarchia di competenze ben definita. Mancano figure tecniche e specialistiche in grado di governare i processi di innovazione aziendale, mancano le figure operative essenziali per la continuità produttiva. Mancano le competenze trasversali e le competenze manageriali.

L’insufficienza di manodopera locale spinge il 77% delle imprese a ricorrere a lavoratori stranieri, una necessità dettata per il 69,7% dei casi dalla scarsa disponibilità degli italiani verso mansioni percepite come dequalificanti. Sul fronte demografico, sebbene gli under 35 rappresentino il 41% delle nuove assunzioni, la loro progressione verso ruoli di responsabilità rimane lenta. In questo contesto, il 10% di lavoratori over 60 assume un valore strategico: non più semplici dipendenti a fine carriera, ma figure centrali per il mentoring e il ricambio generazionale, custodi del know-how necessario a traghettare l’impresa verso il futuro.