Per adempiere i propri obblighi amministrativi ogni azienda spende mediamente più di 10mila euro all’anno. Una cifra pari al 3% del fatturato. A risentirne di più sono le imprese del commercio, dei servizi e del turismo con queste ultime, in particolare nel comparto alberghiero, che lamentano costi ancora più elevati.
La burocrazia costa alle pmi 12 miliardi all’anno. La denuncia arriva da Confesercenti. Nonostante i vari tentativi di semplificazione normativa e i progetti legati al Pnrr, l’associazione sostiene che le imprese continuano a soffrire per la stratificazione delle regole e la mancanza di uniformità sul territorio nazionale.
«Il portale Impresa in un giorno e il modello SUAP – dice Confesercenti – hanno rappresentato un passaggio quasi rivoluzionario verso l’idea di un punto unico di accesso per l’avvio e la gestione dell’attività d’impresa: di fatto una eccellente idea rimasta però solo sulla carta».
In media, ogni impresa sostiene un esborso di oltre 10mila euro all’anno per adempimenti burocratici. Questo costo sale significativamente per le imprese del settore turistico, in particolare per quelle alberghiere, che arrivano a spendere quasi 15mila euro annui solo per le procedure. Il sistema delle imprese di questi settori affronta un costo totale di 12 miliardi di euro l’anno in adempimenti, una cifra che arriva a raddoppiare la pressione fiscale e burocratica sulle attività.
La spesa delle pmi nel dettaglio
Un’azienda del commercio al dettaglio spende circa 8.155 euro all’anno, somma che moltiplicata per le 530.313 imprese del comparto fa 4 miliardi e 325 milioni all’anno. Un’azienda del commercio all’ingrosso paga circa 7.792 euro all’anno, cifra che moltiplicata per le 358.571 imprese del comparto fa 2 miliardi e 794 milioni all’anno. Infine un’azienda del comparto alloggio e ristorazione spende in oneri amministrativi circa 14.918 euro, somma che moltiplicata per le 327.853 imprese del comparto fa 4 miliardi e 891 milioni.

Troppe spese per consulenze esterne
Confesercenti evidenzia poi che una parte consistente di queste spese, circa l’80%, è destinata alle consulenze e ai servizi professionali esterni all’azienda per gestire la complessità delle norme.
Oltre ai costi vivi, la burocrazia sottrae tempo prezioso che i titolari e i dipendenti dovrebbero dedicare alla gestione operativa e allo sviluppo dell’attività, a causa della necessità di gestire scadenze, rapporti con la Pubblica Amministrazione e un continuo adeguamento normativo.
Per Confesercenti «l’ampia consapevolezza del costo economico della burocrazia non si è ancora tradotta in una riduzione strutturale e percepibile degli oneri per le imprese». L’associazione sostiene che «occorre intervenire su tre criticità: l’eccesso di stratificazione normativa, la mancata uniformità territoriale nell’applicazione delle regole e la tendenza a sostituire, continuamente, vecchi adempimenti con nuovi obblighi formali».
Meno norme più IA per razionalizzare il quadro normativo
«La strada verso una vera semplificazione degli adempimenti per le imprese è ancora lunga. Negli ultimi anni – dice Nico Gronchi, presidente di Confesercenti – si sono susseguiti interventi e annunci, ma il risultato è che gli obblighi amministrativi continuano a crescere e a sottrarre tempo e risorse alle attività economiche.
Serve un cambio di approccio: utilizzare più la gomma per cancellare norme e procedure superflue che la penna per introdurne di nuove. In questo percorso, anche l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento prezioso per razionalizzare il quadro normativo, eliminare sovrapposizioni e rendere più semplice il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione. Ridurre la burocrazia non significa diminuire i controlli, ma aumentare l’efficienza del sistema – conclude Gronchi – e la competitività delle nostre imprese».







