Ripartono commercio, agricoltura e manifattura. Boom di nuove imprese in estate. Torna a crescere l’artigianato

Più imprese e più assunti da luglio a settembre. Trainano la crescita le società di capitali, la vivacità del Mezzogiorno e il ritorno in positivo di settori chiave come commercio e agricoltura.

Nel terzo trimestre dell’anno il tessuto imprenditoriale italiano ha registrato una marcata accelerazione: il saldo netto tra nuove iscrizioni e cessazioni di attività si è attestato a +18.403 imprese (+0,32%), segnando il valore più elevato, nel periodo, dal 2021.

A certificarlo sono i dati ufficiali dell’analisi trimestrale Movimprese, stilata da Unioncamere e InfoCamere sulla base dei numeri ufficiali del Registro delle imprese delle Camere di Commercio.

Lo stock totale delle imprese registrate in Italia a 5.828.620 unità. La spinta principale alla demografia d’impresa arriva sul fronte delle aperture: le nuove iscrizioni sono salite a quota 62.788 (+2,5% su base annua), a fronte di 44.385 cessazioni non d’ufficio, rimaste sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno.

A trainare l’espansione del sistema produttivo sono quasi esclusivamente le società di capitali, aumentate di 14.529 unità (+0,73%) e capaci di generare da sole il 79% dell’intero incremento netto del trimestre.

Prosegue parallelamente la tenuta delle ditte individuali, che crescono di 5.030 unità (+0,18%, contro il +0,12% del terzo trimestre 2025). Al contrario, si conferma il costante ridimensionamento delle società di persone, che chiudono i tre mesi estivi con una perdita netta di 1.342 unità (-0,17%).

Costruzioni e servizi in vetta, sprint per energia e finanza

La ripresa appare diffusa 18 dei 19 settori principali presi in esame.

Tra le novità più rilevanti figura il ritorno al segno positivo di comparti tradizionali come commercio (+1.486 imprese), agricoltura (+798) e manifattura (+123), che nello stesso periodo del 2025 avevano mostrato un sostanziale stallo.

In termini di impatto assoluto, oltre la metà dell’aumento complessivo (9.687 imprese in più) fa capo a tre grandi ambiti: costruzioni (+3.435 imprese), alloggio e ristorazione (+3.389 imprese) e attività professionali, scientifiche e tecniche (+2.863 imprese).

Guardando invece ai tassi di crescita percentuali, la classifica dei settori più dinamici vede al vertice la fornitura di energia elettrica e gas (+2,33%, pari a +364 imprese) e le attività finanziarie e assicurative (+1,49%, pari a +2.281 imprese). Seguono le attività editoriali e radiotelevisive (+1,17%), le attività professionali (+1,11%), la sanità e assistenza sociale (+0,97%), le attività artistiche e sportive (+0,94%) e le telecomunicazioni/informatica (+0,93%). L’unico comparto in contrazione nell’intero trimestre è quello delle attività estrattive, che registra un calo di 17 unità (-0,52%).

Il Mezzogiorno guida i volumi, spiccano Roma e Benevento

Tutte le quattro macro-aree geografiche del Paese chiudono il trimestre in crescita. Il Mezzogiorno (Sud e Isole) guida la graduatoria in termini assoluti con un saldo netto di 6.521 imprese (+0,33%). Seguono a breve distanza il Nord-Ovest (+4.979 imprese, +0,33%), il Centro Italia (+4.114 imprese, +0,34%) e il Nord-Est (+2.789 imprese, +0,25%).

A livello regionale la Lombardia registra il maggior incremento in valore assoluto (+3.852 imprese), precedendo il Lazio (+3.035) e la Campania (+2.632). I tassi di incremento percentuale più elevati si osservano invece in Valle d’Aosta (+0,55%), Lazio (+0,51%) e Campania (+0,46%).

A livello provinciale Roma si attesta al primo posto per crescita assoluta con 2.521 nuove imprese nette, seguita da Milano (+1.981) e Napoli (+1.448). La provincia con il tasso di crescita relativo più sostenuto è Benevento (+0,60%), davanti alla capitale (+0,57%) e ad Aosta (+0,55%).

Artigianato, il saldo è positivo

Per il comparto artigiano, il terzo trimestre si chiude con un bilancio attivo di 1.401 imprese, portando il patrimonio complessivo degli artigiani italiani a 1.225.910 unità. Sebbene positivo, il tasso di crescita si assesta allo 0,11%, in lieve flessione rispetto allo +0,15% fatto segnare nel terzo trimestre del 2025. A sostenere la tenuta dell’artigianato sono principalmente le ditte individuali (+1.843 unità) e le società di capitali (+480), a fronte di una perdita netta tra le società di persone artigiane (-906 unità).