Stretta sui pacchi in arrivo dall’estero: arrivano le nuove tasse Ue sugli acquisti online

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La Commissione europea ha fissato a 2 euro l’importo della handling fee (la tassa di gestione) applicata ai beni acquistati online e importati da Paesi extra-Ue con un valore fino a 150 euro. Il nuovo contributo entrerà in vigore entro il primo novembre e andrà a sommarsi al dazio fisso di 3 euro già introdotto il primo luglio. La decisione di Bruxelles non è ancora in fase esecutiva, dovrà infatti superare l’esame del Parlamento e del Consiglio Ue che dispongono di 30 giorni dalla notifica del provvedimento per sollevare eventuali obiezioni.

In assenza di rilievi, il regolamento sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea ed entrerà in vigore il giorno stesso, mentre la tassa diventerà applicabile dieci giorni dopo. La data del primo novembre coincide con il termine stabilito dal nuovo Codice doganale dell’Unione europea (regolamento 2026/2108), pubblicato la scorsa settimana.

Per la Commissione, i 2 euro rappresentano il valore minimo dei costi approssimativi della vigilanza doganale necessaria per immettere sul mercato i prodotti venduti a distanza. Questo contributo fisso andrà così a coprire i costi amministrativi, operativi e di sdoganamento sui pacchi di modico valore, sotto i 150 euro.

Le motivazioni di Bruxelles: concorrenza leale, sicurezza e tracciabilità

L’intervento regolatorio nasce dalla necessità di riequilibrare il mercato. Nel corso del 2025, sono entrati nell’Ue 5,9 miliardi di articoli di basso valore, pari a oltre 16 milioni di pacchi al giorno. Le spedizioni di modico valore, fino a 150 euro, appunto, sono il 97% degli articoli importati nell’Unione, anche se rappresentano solo il 2% del valore in entrata.

Il 90%, cioè 4,8 miliardi di pacchi, arriva dalle piattaforme e-commerce cinesi.  Le Dogane stimano che il 65% sia dichiarato in difetto o in maniera approssimativa o molto errata proprio per aggirare i regolamenti comunitari e non pagare le tasse di importazione. Questo volume massiccio ha avvantaggiato le grandi piattaforme extra Ue a scapito dei commercianti europei, tenuti al rispetto delle normative interne e al pagamento dei dazi.

Ue vs Cina

Le piattaforme cinesi sono osservate speciali. e lo sono da tempo. Negli ultimi anni AliExpress, Temu, Shein, Alibaba, Banggood, solo per citare le maggiori aziende asiatiche, hanno sbaragliato la concorrenza grazie ad un mix di capacità attrattiva, martellamento pubblicitario e prezzi bassi e oltremodo competitivi. A luglio la Commissione europea ha inflitto una multa ad AliExpress da 550 milioni di euro per aver violato gli obblighi previsti dalla legge sui servizi digitali (Dsa). Secondo Bruxelles il marketplace di proprietà del colosso cinese Alibaba «non ha valutato e non ha mitigato diligentemente i rischi relativi alla vendita di prodotti illegali, non sicuri o contraffatti sulla piattaforma di e-commerce».

Il giro di vite di Bruxelles

Accanto al tema fiscale, la Commissione europea ha evidenziato proprio le criticità legate alla sicurezza dei prodotti. Un’indagine condotta nel 2025 ha rilevato che oltre il 60% dei prodotti di basso valore controllati non rispettava i requisiti europei o le norme di sicurezza. La riforma del quadro doganale approvata dal Consiglio dell’Unione introduce importanti innovazioni strategiche.

La responsabilità delle piattaforme sarà diretta. I marketplace di Paesi terzi che spediscono nell’Ue saranno considerati importatori a tutti gli effetti, dovendo farsi carico di formalità doganali e dazi. In caso di violazione delle norme doganali  sono previste sanzioni pecuniarie che possono raggiungere fino al 6% del valore annuo delle merci importate dall’impresa nell’anno precedente. L’Ue lavora alla realizzazione di un centro dati centrale e alla costituzione della nuova Autorità doganale europea con sede in Francia, a Lille, che dovrebbe diventare operativa entro il 2028. 

Meno pacchi in arrivo dalla Cina

Nel bimestre luglio-agosto, l’Italia ha registrato una contrazione del 39% nelle importazioni low-cost rispetto al bimestre precedente, a fronte di un gettito generato pari a 83 milioni di euro. In Francia il calo delle importazioni è stato pari al 40%, nei Paesi Bassi del 46% e in Belgio del 53%. Belgio e Paesi Bassi rappresentano insieme quasi il 50% del totale dei pacchi di modico valore in arrivo da fuori Ue. Per quanto riguarda le piattaforme online, tra giugno e luglio le vendite sono crollate del 50% su Temu e del 37% su AliExpress. Shein ha invece mostrato una maggiore tenuta (-15%).