Dietro il ritorno del principe Harry a Londra insieme a Meghan Markle non ci sarebbero soltanto questioni familiari e il tentativo di ricucire i rapporti con la Royal Family. Esiste anche un aspetto costituzionale che riguarda direttamente la successione al trono britannico e che, per quanto legato a uno scenario estremamente improbabile, potrebbe attribuire al secondogenito di re Carlo III un ruolo fondamentale.
A sollevare la questione sul Telegraph è il biografo reale Alexander Larman, che richiama le norme sulla reggenza e osserva come una presenza stabile di Harry nel Regno Unito possa assumere un significato istituzionale.
Cosa prevede il Regency Act
Il punto ruota attorno al Regency Act del 1937, la legge che disciplina l’eventualità nella quale il sovrano non possa esercitare le proprie funzioni oppure salga al trono quando non ha ancora raggiunto la maggiore età.
Nel caso che interessa l’attuale famiglia reale, lo scenario partirebbe da una doppia tragedia: la morte di re Carlo III e, successivamente o contemporaneamente, quella dell’erede al trono William, principe di Galles, quando suo figlio George non avesse ancora compiuto 18 anni.
In quella circostanza George diventerebbe re, ma avrebbe bisogno di un reggente fino al raggiungimento della maggiore età. La legge individua il reggente nella persona adulta più vicina nella linea di successione che possieda tutti i requisiti previsti, tra i quali figura anche il domicilio nel Regno Unito.
Ed è qui che entra in gioco Harry.
Harry potrebbe diventare reggente di re George
Dopo William e i suoi tre figli – George, Charlotte e Louis – nella linea di successione arriva proprio il duca di Sussex. Se George diventasse sovrano ancora minorenne, Charlotte e Louis sarebbero a loro volta troppo giovani per assumere la reggenza.
Secondo la ricostruzione di Larman, qualora Harry tornasse a soddisfare pienamente il requisito della residenza britannica, potrebbe quindi diventare il candidato naturale alla reggenza.
«Nell’improbabile eventualità che la sfortuna colpisca sia il Re che il Principe di Galles, ciò significherebbe che Harry ricoprirebbe la carica di reggente fino a quando il Principe George non compirà 18 anni», osserva il biografo.
Uno scenario remoto, naturalmente, ma non irrilevante dal punto di vista costituzionale.
L’alternativa porta al principe Andrew
La questione diventa ancora più delicata guardando alle persone che seguono nella linea di successione. Dopo Harry arrivano i suoi figli Archie e Lilibet, entrambi minorenni. Più indietro si trova Andrew Mountbatten-Windsor, fratello di re Carlo e figura ormai estremamente controversa per i suoi rapporti con Jeffrey Epstein.
Proprio l’eventualità che Andrew possa entrare nel meccanismo della reggenza rappresenta, secondo questa lettura, uno dei motivi per cui la posizione costituzionale di Harry conserva un’importanza che va ben oltre le tensioni familiari degli ultimi anni.
Un’eventuale esclusione di Andrew dalla linea di successione richiederebbe infatti un intervento legislativo e non potrebbe derivare semplicemente dalla perdita dei suoi incarichi reali o dalla sua sostanziale estromissione dalla vita pubblica della monarchia.
Harry resta dentro la linea di successione
L’uscita di Harry e Meghan dal gruppo dei royal working members non ha cancellato il principe dalla linea di successione. Harry resta figlio del sovrano e conserva la propria posizione dinastica, anche se da anni vive prevalentemente negli Stati Uniti.
Ed è proprio la questione della residenza a rendere interessante l’eventuale ritorno stabile nel Regno Unito. Dietro una scelta apparentemente privata potrebbe così nascondersi anche un effetto istituzionale: mantenere Harry nelle condizioni di assumere, qualora si verificasse uno degli scenari più drammatici immaginati dalla legislazione britannica, la reggenza per il nipote George.







