Ratko Mladic, sepolto accanto alla figlia Ana: l’ultimo viaggio del macellaio di Bosnia

La figura di Ratko Mladic è sempre stata legata all’ossessione per i luoghi di sepoltura e alle rivendicazioni territoriali del nazionalismo serbo. Il legame più profondo del generale condannato all’ergastolo per genocidio dal tribunale de L’Aia rimaneva quello con la figlia Ana, morta suicida nel marzo del 1994 all’età di soli ventitré anni.

La giovane, descritta da tutti come una ragazza solare e brillante, utilizzò l’arma del padre nella casa di famiglia senza lasciare alcuna lettera di spiegazione. Le ricostruzioni giornalistiche dell’epoca, tra cui un celebre reportage del quotidiano Washington Post, spiegano come la studentessa fosse rimasta sconvolta durante un viaggio a Mosca dopo aver appreso da coetanei musulmani le atrocità commesse dalle truppe guidate dal genitore. Altre fonti, rilanciate nel tempo dalla rivista Der Spiegel, attribuivano invece il gesto a tragedie personali e dolorose legati alla guerra.

La versione familiare del delitto e il racconto letterario

La famiglia del militare rifiutò fin dal primo momento la tesi del suicidio, sostenendo la tesi dell’assassinio compiuto dai nemici del generale per colpire i suoi affetti più cari. Questa dolorosa vicenda privata ha segnato profondamente la condotta successiva dell’ufficiale ed è stata persino raccontata dalla scrittrice Clara Usón nel romanzo intitolato La figlia.

Durante i lunghi anni di latitanza e prima del successivo trasferimento nei Paesi Bassi, Mladic chiese e ottenne un’ultima visita all’alba sulla tomba di granito nero a Topcider per depositare delle rose e accendere un cero. Un successivo permesso richiesto nel 2019 per commemorare l’anniversario della scomparsa venne invece respinto dalle autorità giudiziarie internazionali.

La scelta della sepoltura privata e le polemiche politiche

L’organizzazione dei funerali ha sollevato numerose discussioni politiche tra il governo locale e le istituzioni europee, che avevano espresso forte contrarietà all’ipotesi iniziale di concedere gli onori di Stato al responsabile della strage di Srebrenica.

La decisione di procedere con una cerimonia privata all’interno del cimitero monumentale alla periferia nord della capitale ha permesso di evitare uno scontro diplomatico diretto, pur richiamando decine di migliaia di sostenitori dell’ex comandante. La scelta di posizionare la salma accanto alla figlia riunisce così la famiglia in un luogo simbolico, trasformando la sepoltura privata in un momento di forte richiamo per la propaganda nazionalista.