Lorena Isceri era ancora viva quando Federico Vella l’ha gettata dal viadotto dell’A1 e con ogni probabilità era anche cosciente. È il dato più terribile che emerge dai primi risultati dell’autopsia disposta dalla Procura di Firenze. L’esame esterno e la Tac hanno infatti fornito indicazioni sulla presenza di segni vitali al momento della caduta, mentre la telefonata di 19 minuti effettuata dalla donna prima della morte aggiunge un particolare ancora più drammatico: poco prima che Vella la scaraventasse nel vuoto, nella registrazione si sentono alcuni lamenti.
Gli accertamenti medico-legali proseguiranno e la relazione definitiva chiarirà nel dettaglio la successione delle lesioni e le cause della morte. Ma quanto emerso finora permette già di ricostruire con maggiore precisione gli ultimi minuti di Lorena: aveva subito delle percosse, era rimasta chiusa per 20-25 minuti nel bagagliaio dell’auto e respirava ancora quando Vella arrivò sul viadotto. La famiglia sperava almeno che avesse perso conoscenza prima della caduta. Quei lamenti rendono purtroppo concreta l’ipotesi opposta.
Lorena era ancora viva quando Vella la gettò dal viadotto
L’esame esterno del corpo e la Tac hanno fornito il primo elemento fondamentale: Lorena aveva superato le violenze precedenti e si trovava ancora in vita quando precipitò dal viadotto. Il medico legale Beatrice Defraia dovrà adesso distinguere le lesioni provocate dalle percosse da quelle causate dalla caduta e ricostruire la loro successione temporale. La relazione definitiva arriverà entro 90 giorni, ma il primo quadro medico-legale conferma ciò che la famiglia aveva temuto fin dall’inizio.
A rendere ancora più angosciante la ricostruzione è la telefonata di 19 minuti effettuata da Lorena durante le ultime fasi dell’aggressione. L’avvocato della famiglia, Cosimo Miccoli, ha spiegato che nella parte conclusiva della registrazione si sente Vella aprire il bagagliaio e subito dopo si percepiscono alcuni lamenti della donna. «Lo immaginavamo, perché alla fine della telefonata che riesce a fare Lorena e che dura 19 minuti, si sente quando Vella apre il bagagliaio per buttarla, si percepisce qualcosa e anche qualche lamento», ha raccontato il legale.
I lamenti nella telefonata: Lorena probabilmente era cosciente
Essere in vita non significa necessariamente essere coscienti, ma proprio i suoni registrati poco prima della caduta acquistano ora un peso particolare. Se Lorena riusciva ancora a lamentarsi mentre Vella apriva il bagagliaio, è ragionevole ritenere che potesse conservare almeno un certo grado di coscienza negli istanti immediatamente precedenti alla caduta. Saranno gli specialisti a stabilire fin dove gli elementi medico-legali consentano di arrivare, ma la sequenza ricostruita finora rende questa possibilità tutt’altro che remota.
Lorena arrivò a quei momenti in condizioni fisiche già pesantemente compromesse. Secondo quanto riferito dal legale, aveva subito delle percosse ed era rimasta per circa 20-25 minuti rinchiusa in un bagagliaio di piccole dimensioni. Miccoli ha sottolineato proprio quanto quelle condizioni potessero averne ridotto le capacità fisiche, spiegando però anche quale fosse l’ultima speranza dei familiari: «La famiglia sperava forse che quando è caduta nel vuoto Lorena fosse almeno priva di conoscenza».
La speranza della famiglia smentita dai primi accertamenti
È una frase che assume oggi un significato ancora più doloroso. I familiari non potevano più sperare che Lorena fosse già morta prima della caduta, perché i primi accertamenti indicano il contrario. Restava almeno la possibilità che le violenze e la permanenza nel bagagliaio le avessero fatto perdere conoscenza. I lamenti registrati nella telefonata rendono anche questa speranza molto più fragile e fanno ritenere probabile che Lorena fosse ancora cosciente quando Vella si preparò a gettarla dal viadotto.
L’autopsia dovrà adesso mettere in ordine scientificamente ogni passaggio. Defraia analizzerà le lesioni, la loro origine e la loro successione, fornendo alla Procura gli elementi necessari per ricostruire gli ultimi minuti della donna. La valutazione definitiva confluirà nella relazione che il medico legale consegnerà entro 90 giorni nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore di Firenze Antonio Natale.
L’autopsia ricostruirà gli ultimi minuti di Lorena
Il quadro preliminare, però, consegna già agli inquirenti un elemento di enorme importanza e alla famiglia una verità particolarmente dolorosa. Lorena non morì durante le violenze precedenti né nei minuti trascorsi nel bagagliaio: era ancora viva quando arrivò sul viadotto e Vella la gettò nel vuoto. La telefonata, con quei lamenti percepiti proprio mentre si apre il bagagliaio, indica inoltre che probabilmente riusciva ancora a rendersi conto almeno in parte di ciò che stava accadendo.
La famiglia aveva sperato che le fosse stata risparmiata almeno la consapevolezza di quell’ultimo istante. I primi risultati dell’autopsia e soprattutto ciò che resta registrato nella telefonata raccontano purtroppo uno scenario diverso.







