Trump non sfonda più in Italia: piace solo a un cittadino su dieci, ma tra i vannacciani il consenso sale al 40%

Donald Trump

Donald Trump non scalda più l’Italia O almeno non la scalda quasi più. Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Alessandra Ghisleri per La Stampa, il presidente degli Stati Uniti piace ormai soltanto al 12,1% degli italiani, mentre il 79,5% esprime un giudizio negativo sulla sua presidenza. Una bocciatura netta, trasversale, che colpisce anche un pezzo dell’elettorato di centrodestra e che racconta quanto il mito trumpiano, un tempo molto seducente per una parte della destra italiana, abbia perso presa nell’opinione pubblica nazionale.

Il dato più politico riguarda però l’unica area in cui Trump conserva un consenso significativo: quella di Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci. Tra i sostenitori del generale, il gradimento per il presidente americano arriva al 40%. È una percentuale lontana dalla maggioranza, ma molto più alta rispetto alla media nazionale e anche rispetto al centrodestra tradizionale, dove i giudizi favorevoli si fermano al 18,4%. In altre parole, Trump oggi non divide più l’Italia in due. Divide soprattutto la destra dalla sua parte più radicale e identitaria.

Trump bocciato dagli italiani: il sondaggio Ghisleri

La fotografia del sondaggio è impietosa. Solo un italiano su dieci promuove Trump, mentre quasi otto su dieci ne danno un giudizio negativo. Il presidente americano non viene percepito soltanto come un leader controverso, ma come una figura capace di aumentare l’instabilità internazionale in una fase già segnata dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente.

Per il 74,9% degli intervistati, infatti, la politica di Trump contribuisce a rendere il mondo più instabile e pericoloso. È un numero che va oltre la simpatia o l’antipatia personale e investe direttamente la credibilità internazionale degli Stati Uniti. Nell’opinione pubblica italiana, il tycoon non appare come un garante di ordine, ma come un fattore di rischio.

A pesare sul giudizio incide anche lo stile personale. Il 39,1% degli intervistati lo definisce provocatorio e arrogante, il 22,8% aggressivo e divisivo, il 18,9% caotico e imprevedibile. Solo il 6,9% sceglie aggettivi positivi. La leadership muscolare, che per anni ha alimentato il fascino politico di Trump, oggi viene letta dalla maggioranza degli italiani come un limite, non come una qualità.

Perché Trump piace ancora agli elettori di Vannacci

La vera eccezione arriva dall’elettorato di Futuro Nazionale. Tra i sostenitori di Vannacci, il consenso per Trump raggiunge il 40%. Ma il dato più interessante riguarda il modo in cui questo consenso si forma. Anche molti elettori vannacciani riconoscono al presidente americano uno stile provocatorio e arrogante. La differenza sta nel giudizio di valore: ciò che per la maggioranza degli italiani rappresenta un problema, per loro diventa il segno di una leadership forte, diretta, anti-sistema.

È lo stesso meccanismo che alimenta il consenso attorno al generale Vannacci. Il linguaggio ruvido, la rottura degli schemi, il rifiuto delle mediazioni e il gusto della provocazione non vengono percepiti come difetti, ma come prove di autenticità. Trump e Vannacci parlano a pubblici diversi, in contesti diversi, ma intercettano la stessa domanda politica: una leadership che non chieda permesso, non arretri davanti allo scontro e trasformi ogni polemica in una conferma della propria identità.

Per questo il sondaggio non misura soltanto il gradimento verso un presidente straniero. Racconta anche la frattura interna alla destra italiana. Da una parte c’è un centrodestra di governo, costretto a muoversi dentro vincoli atlantici, europei e diplomatici. Dall’altra c’è una destra più radicale, attratta da modelli di potere personali, conflittuali e apertamente divisivi.

Lo scontro con Meloni e il nodo delle basi militari

A indebolire ulteriormente l’immagine di Trump in Italia ha contribuito anche il recente botta e risposta con Giorgia Meloni dopo il G7 di Evian. Il presidente americano aveva sostenuto che la premier italiana gli avrebbe chiesto con insistenza un selfie, circostanza poi smentita con forza da Palazzo Chigi. Davanti a quell’episodio, il 32,7% degli intervistati ritiene che nessuno dei due protagonisti ne sia uscito bene, mentre il 31,3% riconosce a Meloni il merito di aver replicato con fermezza senza alimentare lo scontro frontale. Un altro 12% legge invece nella vicenda la conferma della scarsa considerazione che Trump riserverebbe persino ai governi alleati.

Il sondaggio tocca anche il tema delle basi militari in Italia e dei raid contro l’Iran. Dopo le dichiarazioni del segretario generale della Nato Mark Rutte, secondo cui 500 velivoli militari statunitensi sarebbero decollati da basi italiane a sostegno delle operazioni, quasi sei italiani su dieci ritengono che il governo avrebbe dovuto informare preventivamente il Paese. Tra questi, il 27,9% dichiara comunque di comprendere le esigenze di riservatezza legate alle manovre di difesa. Al contrario, il 25,6% ritiene corretto che decisioni di questo tipo restino nell’ambito delle valutazioni riservate dell’esecutivo e dell’Alleanza Atlantica.

Anche qui emerge una polarizzazione politica evidente. Nel centrodestra prevale una maggiore fiducia nelle scelte di sicurezza nazionale compiute dal governo. Tra le opposizioni, invece, domina la richiesta di trasparenza e di coinvolgimento dell’opinione pubblica.
Il dato complessivo resta però chiaro: Trump, in Italia, non rappresenta più un modello capace di trascinare consensi larghi. Il suo nome mobilita ancora una minoranza, soprattutto nell’area vannacciana, ma spaventa o respinge la maggioranza del Paese. Per i partiti italiani è un segnale da non sottovalutare.

Il rapporto con Washington, il posizionamento atlantico, la guerra in Ucraina, il Medio Oriente e la sicurezza internazionale rischiano di diventare sempre più temi identitari anche nel dibattito interno.
E in questa nuova geografia politica, Trump non è più il simbolo di una destra vincente e maggioritaria. È diventato il riferimento di una destra più estrema, più anti-sistema e più vicina all’universo di Vannacci che al centrodestra di governo.