Prima li ha agganciati nei sondaggi. Poi li ha costretti a inseguire in Aula. Roberto Vannacci non ha bisogno di sedere al governo per condizionare il centrodestra: gli basta un ordine del giorno, qualche frase ben piazzata e la pressione politica di un movimento che, secondo l’ultimo sondaggio Swg, vale ormai quanto la Lega. Futuro Nazionale e il Carroccio sono entrambi al 5,3 per cento. Un pareggio che in altri tempi sarebbe sembrato impensabile e che oggi trasforma ogni passaggio parlamentare in un test di forza tra il partito di Matteo Salvini e quello nato dalla sua costola più irrequieta.
La scena va in onda alla Camera, durante l’esame del decreto sui rimpatri volontari assistiti. Il protagonista formale è Edoardo Ziello, ex leghista e oggi responsabile Organizzazione di Futuro Nazionale. Il protagonista politico, però, è Vannacci. Perché l’ordine del giorno presentato da Ziello viene costruito su uno dei temi identitari del nuovo movimento: la stretta sull’immigrazione, con particolare riferimento ai certificati medici che, secondo il deputato, verrebbero usati da alcuni migranti per evitare il trattenimento nei Cpr o l’imbarco sui voli di rimpatrio.
Il governo dà il via libera e la Lega resta schiacciata
A nome del governo interviene Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno ed esponente leghista. Uno di quelli che, a differenza del suo capo, al Viminale ci è rimasto davvero. Inizialmente prova a gestire la pratica senza concedere troppo spazio ai vannacciani, ma Ziello capisce subito la difficoltà e forza la mano: «Volete passare dalle parole ai fatti o continuate a prendere in giro le persone? Non accetto la sua proposta di riformulazione». È il classico prendere o lasciare, recitato davanti a tutta l’Aula con il tono di chi sa di avere in mano il pallino.
Molteni prova a reagire con fastidio: «Il governo non prende lezioni in materia di contrasto all’immigrazione irregolare da chi ieri era in maggioranza e oggi siede ai banchi dell’opposizione». Ma il finale racconta un’altra storia. Il sottosegretario finisce per dare parere favorevole, spiegando che l’ordine del giorno «richiama una proposta della maggioranza e del governo» e che quindi può diventare «oggetto di condivisione». Tradotto: Futuro Nazionale porta in Aula un tema, la Lega protesta per non sembrare sotto dettatura, ma alla fine il governo incassa e approva.
Ravetto esulta: «Insegniamo alla destra a fare la destra»
Per i vannacciani è una vittoria piccola sul piano normativo, perché un ordine del giorno resta un atto di indirizzo, ma enorme sul piano simbolico. E in politica, soprattutto quando un partito nuovo deve dimostrare di esistere, i simboli pesano più dei commi. Nel cortile di Montecitorio, tra sorrisi e sigarette elettroniche, gli uomini di Vannacci celebrano il cedimento del governo. Laura Ravetto, appena passata nella nuova casa politica del generale, affonda il colpo: «Noi siamo qui per insegnare alla destra quando bisogna fare la destra».
È la frase che meglio fotografa la trappola in cui si trova la maggioranza. Se boccia le proposte di Futuro Nazionale, rischia di apparire molle sull’immigrazione davanti al proprio elettorato. Se le approva, legittima Vannacci come nuova autorità morale della destra dura. E intanto la Lega, che per anni ha vissuto proprio su quel terreno, si ritrova a inseguire chi fino a ieri era dentro il suo perimetro.
Le opposizioni attaccano: «Avete portato in Parlamento chi è più razzista di voi»
La sinistra coglie immediatamente il punto politico e infierisce. Filiberto Zaratti, di Alleanza Verdi e Sinistra, si rivolge direttamente a Molteni: «I vannacciani hanno portato il dibattito sul razzismo all’interno del Parlamento. E questa è una vergogna della quale voi siete responsabili, perché li avete portati all’interno della Camera, e perché voi date parere favorevole sull’ordine del giorno, cercando di stabilire quel link che in campagna elettorale può essere utile». Il bersaglio non è soltanto Vannacci, ma l’intera maggioranza, accusata di aver aperto la porta a un linguaggio politico ancora più radicale.
Sulla stessa linea si muove Riccardo Ricciardi, capogruppo del Movimento 5 Stelle, che sceglie toni ancora più duri: «Chiedo a tutta la maggioranza come ci si sente, dopo aver vomitato per anni proclami razzisti e fascisti, nel sentire qualcuno più razzista e fascista di voi». Anche Roberto Giachetti, di Italia Viva, colpisce Molteni sul piano dell’umiliazione parlamentare: «Abbiamo scoperto che per ottenere il cambio di pareri è sufficiente umiliare il sottosegretario».
Il ruolo di Fratelli d’Italia e la trappola per Forza Italia
Il retroscena raccontato da fonti di centrodestra aggiunge un altro elemento. Fratelli d’Italia avrebbe spinto per il via libera all’ordine del giorno, non tanto per entusiasmo vannacciano quanto per evitare un cortocircuito ancora più pericoloso: costringere Forza Italia a votare contro insieme al centrosinistra. Sarebbe stata una fotografia perfetta per Vannacci, che da settimane batte proprio su questo tasto, accusando gli azzurri di condividere troppo spesso posizioni con il Pd, anche in Europa.
Il via libera del governo serve dunque a disinnescare l’ordigno, ma nello stesso tempo certifica che Futuro Nazionale è già in grado di dettare tempi e linguaggio alla coalizione. Ziello se ne accorge e lo sottolinea con i cronisti: «Avete visto quelli di Fratelli d’Italia che si sono avvicinati al sottosegretario? Ha cambiato idea dopo quei conciliaboli». Una frase che vale più di una rivendicazione: i vannacciani vogliono dimostrare di aver costretto la maggioranza a seguirli.
Salvini stretto tra il generale e il Nord
Il problema, per Matteo Salvini, è doppio. Da una parte c’è Vannacci, che gli contende l’elettorato più identitario e lo incalza sui temi simbolo della vecchia Lega: immigrazione, sicurezza, sovranità, ordine. Dall’altra c’è il Nord leghista, sempre più insofferente verso una linea percepita come troppo romana, troppo centralista e troppo dipendente dai movimenti del generale. Il risultato è un assedio su due fronti: i vannacciani dall’esterno e i governatori dall’interno.
Il caso dell’ordine del giorno sui rimpatri volontari assistiti mostra proprio questo. Futuro Nazionale non ha ancora i numeri per governare, ma ha già abbastanza forza per condizionare chi governa. E la Lega, che avrebbe dovuto essere il principale argine a destra, si ritrova invece costretta a spiegare perché vota sì a un testo presentato da chi le sta portando via voti, militanti e spazio politico.
Per ora è solo un ordine del giorno. Ma la scena di Montecitorio dice molto di più. Dice che Vannacci non vuole fare testimonianza. Vuole pesare. Vuole costringere il centrodestra a rincorrerlo. E soprattutto vuole trasformare ogni voto, ogni parola e ogni inciampo della maggioranza in una prova pubblica della sua tesi: la destra, per essere davvero destra, deve passare da lui.







