La tregua è finita, Giorgia Meloni ha smesso di ignorare Roberto Vannacci e ha scelto lo scontro frontale. Non lo nomina direttamente, ma nell’Aula della Camera il bersaglio è chiarissimo: Futuro Nazionale, il nuovo partito dell’ex generale, accusato dalla presidente del Consiglio di essere «funzionale alla sinistra». Il motivo è politico e parlamentare: secondo Meloni, gli otto deputati di Fn avrebbero votato «per sei volte» contro la fiducia al governo, insieme a Elly Schlein, Giuseppe Conte e Matteo Renzi. «Questo non è difendere l’interesse nazionale», affonda la premier.
Meloni attacca Futuro Nazionale alla Camera
Lo scontro esplode durante il dibattito sulle risoluzioni in vista del Consiglio europeo. Futuro Nazionale non vota con la maggioranza e chiede lo stop all’invio di armi all’Ucraina. Una posizione che Palazzo Chigi considera ormai incompatibile con la linea del governo e che consente a Meloni di cambiare strategia: non più silenzio, non più sottovalutazione, ma attacco politico diretto. La premier se la prende in particolare con Emanuele Pozzolo, intervenuto in discussione generale: «Mi dispiace che abbia cambiato idea sul tema dell’interesse nazionale, perché quello che stiamo facendo noi a tutela dell’interesse nazionale è quello che c’è scritto nel nostro programma».
Il messaggio è semplice: chi vota contro il governo, anche se proviene dalla destra, non può presentarsi come difensore dell’interesse nazionale. È il primo vero tentativo di Fratelli d’Italia di inchiodare Vannacci e i suoi a una posizione di opposizione, togliendo loro l’alibi di essere una destra più pura ma ancora compatibile con la maggioranza.
Ravetto replica: «Avete tradito gli elettori»
Futuro Nazionale non arretra. Quando prende la parola Laura Ravetto, ex leghista passata con Vannacci, i deputati di Fratelli d’Italia e gli ex colleghi del Carroccio lasciano l’Aula. Lei però replica lo stesso: «Noi non votiamo la fiducia a questo governo non per fare un favore alla sinistra ma perché questo governo ha tradito la fiducia degli elettori».
È la contro-narrazione vannacciana: non siamo noi a fare il gioco della sinistra, siete voi ad avere tradito la destra. La frattura è tutta qui. Meloni prova a rappresentare Futuro Nazionale come un fattore di destabilizzazione che aiuta l’opposizione. Vannacci e i suoi si presentano invece come gli unici rimasti fedeli alle promesse originarie del centrodestra.
Vannacci prepara la convention e sfida la premier
Lo scontro arriva a poche ore dall’assemblea costituente di Futuro Nazionale, prevista nel weekend a Roma. Vannacci ha mandato inviti ai leader dei partiti di maggioranza e opposizione, ma nessuno dovrebbe partecipare. L’unico nome pronto a farsi vedere è quello dell’ex leghista Mario Borghezio, che ha chiesto di poter intervenire.
Dopo l’intervista a Otto e mezzo con Lilli Gruber, Vannacci ha cenato a Roma con i suoi deputati per discutere le prossime mosse. I suoi raccontano con orgoglio persino il dettaglio del tassista che lo avrebbe riconosciuto. Segnali piccoli, ma utili a costruire la narrazione del leader popolare, ormai fuori dagli schemi della vecchia maggioranza.
Lui, formalmente, dice di non voler replicare a Meloni. Poi però lancia la sfida: «Quando Meloni vorrà una mia replica saprà a chi rivolgersi, senza bisogno di passare da interposte persone».
«Hanno paura»: la linea dei fedelissimi
Tra i fedelissimi dell’ex generale la lettura è una sola: l’attacco della premier conferma che Futuro Nazionale fa paura. Rossano Sasso, tra i primi a lasciare la Lega per seguire Vannacci, parla apertamente di guerra politica: «Dopo un attacco così, ora è guerra totale». Poi aggiunge la frase che sintetizza lo stato d’animo del nuovo partito: «Hanno paura».
Secondo i vannacciani, Meloni avrebbe scelto di attaccare proprio alla vigilia della convention perché il partito avrebbe raggiunto quota 100mila iscritti e perché la crescita nei sondaggi comincia a pesare sugli equilibri del centrodestra. Nel nuovo movimento ci sono anche sostenitori di Gianni Alemanno, l’ex sindaco di Roma con un passato in Alleanza nazionale, che Vannacci ha detto di voler aspettare fuori dal carcere.
La rottura nel centrodestra diventa il vero caso politico
Il punto ormai non è più soltanto il rapporto tra Meloni e Vannacci. Il vero nodo è il futuro del centrodestra. Fratelli d’Italia vuole dipingere Futuro Nazionale come un partito di opposizione che vota con la sinistra. Vannacci vuole invece occupare lo spazio della destra anti-sistema, accusando il governo di essersi normalizzato e di avere tradito gli elettori.
Nei suoi progetti, Futuro Nazionale punta a fare quello che Fratelli d’Italia fece durante il governo Draghi: mettersi fuori, diventare il riferimento di chi non si riconosce più nella maggioranza e attendere che il sistema si logori. Per Meloni è un rischio enorme, perché ogni voto perso a destra può indebolire la coalizione e aprire praterie all’opposizione.
Matteo Renzi legge proprio qui la novità politica: non tanto la crescita di Vannacci, quanto la rottura ormai visibile dentro il centrodestra. E mentre Fratelli d’Italia insiste sull’accusa di contiguità tra Fn e opposizioni, il nuovo partito dell’ex generale prova a trasformare l’attacco della premier nel suo primo vero certificato di esistenza politica.







