Il rapporto tra M5S e Sigfrido Ranucci affonda le radici nel 2017, quando il giornalista assume la guida di “Report” e Luigi Di Maio conquista la leadership del Movimento. Da allora i Cinque Stelle hanno difeso con grande continuità il conduttore, soprattutto davanti agli attacchi del centrodestra e alle contestazioni che hanno accompagnato alcune inchieste della trasmissione di Rai 3.
Negli ultimi anni quel sostegno ha assunto anche una precisa forma istituzionale. Barbara Floridia, presidente della commissione di Vigilanza Rai e figura molto vicina a Giuseppe Conte, ha più volte preso posizione a tutela dell’autonomia di Ranucci e della redazione di “Report”. Sulla stessa linea si sono mossi i parlamentari pentastellati Dario Carotenuto e Dolores Bevilacqua.
Il centrodestra guarda ora a questa vicinanza con crescente sospetto. Le recenti intercettazioni che riportano alcuni colloqui tra Ranucci e Carotenuto hanno offerto agli avversari del Movimento nuovi argomenti per sostenere che il rapporto non si limitasse alla solidarietà politica. Alcuni esponenti della maggioranza ipotizzano che ambienti vicini al M5S possano aver fornito indicazioni, contatti o spunti alla trasmissione.
Nessun elemento disponibile dimostra che il Movimento abbia diretto o condizionato il lavoro giornalistico di “Report”. Le conversazioni richiedono ancora una valutazione completa e il confronto con il contesto nel quale maturarono. Il sospetto, però, alimenta uno scontro politico che coinvolge la Vigilanza Rai, la libertà d’informazione e il possibile futuro dello stesso Ranucci.
Il rapporto tra Ranucci e il Movimento nasce nel 2017
Nel marzo del 2017 Sigfrido Ranucci raccoglie l’eredità di Milena Gabanelli e assume la conduzione di “Report”, dopo aver lavorato a lungo come autore e inviato della trasmissione. Nello stesso anno Luigi Di Maio diventa il candidato alla presidenza del Consiglio e il capo politico del M5S.
Il Movimento attraversa in quel periodo la fase di maggiore crescita e costruisce buona parte della propria identità sulla denuncia degli sprechi, della corruzione e dei rapporti opachi tra politica, affari e pubblica amministrazione. Le inchieste di “Report” affrontano spesso gli stessi temi e incontrano il favore di un elettorato molto sensibile alle battaglie contro il sistema dei partiti tradizionali.
Questa convergenza non implica automaticamente una collaborazione. Spiega però perché i Cinque Stelle abbiano considerato Ranucci un punto di riferimento dell’informazione d’inchiesta e abbiano reagito con particolare durezza ogni volta che la Rai o altri partiti hanno contestato il suo lavoro.
L’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi rafforza ulteriormente l’intesa politica. “Report” dedica diversi servizi a esponenti del governo e della maggioranza, mentre il centrodestra accusa il programma di adottare un’impostazione ostile. Il M5S assume invece il ruolo di principale difensore della trasmissione.
Barbara Floridia guida questa battaglia dalla presidenza della Vigilanza Rai. Dario Carotenuto e Dolores Bevilacqua intervengono ripetutamente a sostegno del giornalista e denunciano ogni tentativo di limitarne l’autonomia. Per la maggioranza, questa protezione avrebbe oltrepassato il normale confronto sulla libertà di stampa e avrebbe creato un asse politico-mediatico.
Le intercettazioni con Dario Carotenuto
I colloqui tra Ranucci e Dario Carotenuto rappresentano l’elemento più delicato. Carotenuto, prima di entrare in Parlamento con il Movimento, ha lavorato come videomaker e ha ottenuto un riconoscimento per un’inchiesta sull’inquinamento da microplastiche all’Isola di Pasqua. Ha inoltre partecipato alla Global Sumud Flotilla.
Le conversazioni riguardano il possibile coinvolgimento di un parlamentare di Fratelli d’Italia nell’attentato contro Ranucci. Proprio il contenuto dei dialoghi ha spinto il centrodestra a chiedere quale tipo di rapporto esista tra il giornalista e l’esponente pentastellato.
La maggioranza ipotizza che Carotenuto possa aver condiviso informazioni o ricostruzioni con Ranucci e allarga il sospetto ad altre inchieste di “Report”. Al momento, tuttavia, questa conclusione appartiene al terreno della polemica politica. Le intercettazioni documentano un’interlocuzione, ma non dimostrano da sole che il M5S abbia suggerito servizi, scelto obiettivi o influenzato la linea editoriale del programma.
Occorre inoltre distinguere il contatto tra una fonte e un giornalista dalla direzione politica di un’inchiesta. Una trasmissione come “Report” raccoglie abitualmente segnalazioni, documenti e testimonianze da parlamentari, amministratori, magistrati, avvocati, imprenditori e cittadini. La presenza di un interlocutore politico non prova quindi un accordo editoriale.
Il centrodestra chiede comunque trasparenza e collega il caso alle tensioni dentro la commissione di Vigilanza. Secondo questa lettura, le dimissioni degli esponenti dell’opposizione dalla commissione, arrivate poco prima dell’esplosione del caso Lavitola, avrebbero anche protetto Ranucci da un confronto parlamentare particolarmente scomodo.
Anche questa ricostruzione necessita di riscontri. La maggioranza la usa però per sostenere che il M5S non difenda soltanto un giornalista sotto pressione, ma un interlocutore con il quale avrebbe costruito negli anni un rapporto politico privilegiato.
L’attentato e la consacrazione pubblica di Ranucci
Il 16 ottobre segna il momento più drammatico e, insieme, il punto di massima esposizione pubblica del conduttore. L’attentato contro Ranucci provoca una vasta reazione politica e accresce la solidarietà attorno alla sua figura.
Cinque giorni dopo, il M5S organizza una manifestazione a Roma. Giuseppe Conte invita il giornalista sul palco e lo presenta davanti a una folla che affronta la pioggia per partecipare all’evento. L’accoglienza mostra una popolarità che supera il pubblico abituale di “Report” e colloca Ranucci dentro un campo politico e sociale molto più ampio.
Accanto al conduttore si muovono settori della magistratura, del sindacato e dell’associazionismo. Nel Movimento, figure come Federico Cafiero de Raho e Roberto Scarpinato incarnano il rapporto con il mondo giudiziario, mentre i buoni rapporti con la Cgil ampliano ulteriormente la rete di sostegno.
La manifestazione offre a Conte anche un’indicazione politica. Ranucci possiede un seguito personale, un profilo pubblico riconoscibile e la capacità di mobilitare un elettorato che non coincide necessariamente con quello del M5S. Il giornalista non appare più soltanto come un possibile candidato di prestigio, ma come una figura capace di costruire un proprio spazio dentro il campo progressista.
Conte avrebbe valutato la candidatura
Secondo il retroscena politico, Giuseppe Conte avrebbe preso in considerazione l’ingresso di Sigfrido Ranucci nelle liste del Movimento. Stefano Patuanelli e Roberto Fico avrebbero guardato con favore all’operazione, convinti che il volto di “Report” potesse rafforzare l’identità legalitaria e anti-establishment dei Cinque Stelle.
L’ipotesi avrebbe però perso forza proprio dopo la manifestazione romana. La grande accoglienza riservata al giornalista avrebbe mostrato a Conte anche il possibile rovescio dell’operazione: Ranucci non avrebbe rappresentato soltanto un candidato capace di raccogliere voti, ma un potenziale concorrente nella definizione della leadership del campo largo.
Conte avrebbe quindi scelto di non esporsi ulteriormente, lasciando a Floridia, Carotenuto, Bevilacqua e agli altri esponenti pentastellati il compito di mantenere la prima linea nella difesa del conduttore. Il leader del M5S non ha però annunciato pubblicamente una candidatura e Ranucci non ha formalizzato alcuna disponibilità a entrare in politica.
Il retroscena resta dunque tale. Rivela tuttavia una questione concreta: la popolarità conquistata da Ranucci dopo l’attentato può trasformarlo in un soggetto politico anche senza una tessera di partito. Ogni sua apparizione pubblica assume un peso che supera la televisione e influenza gli equilibri dell’opposizione.
La battaglia su “Report” diventa politica
Il centrodestra vuole ora capire se il rapporto tra il M5S e Ranucci abbia mai superato il sostegno pubblico. Le intercettazioni con Carotenuto offrono un punto di partenza, ma non bastano a provare un coordinamento sulle inchieste.
I Cinque Stelle possono rivendicare la difesa della libertà di stampa e dell’autonomia del servizio pubblico. La maggioranza può chiedere chiarimenti sui contatti tra un parlamentare e il conduttore di una trasmissione che ha dedicato numerosi servizi al governo. Entrambe le posizioni appartengono al legittimo confronto politico, purché nessuno trasformi sospetti e retroscena in fatti già accertati.
Ranucci resta al centro della contesa. Il M5S lo considera un simbolo del giornalismo d’inchiesta. Il centrodestra lo vede come un avversario mediatico protetto dall’opposizione. Giuseppe Conte, nel frattempo, deve gestire una vicinanza che garantisce consenso ma può anche creare un nuovo protagonista nel campo largo.
Il legame nato nel 2017 entra così nella sua fase più complicata. Non riguarda più soltanto la solidarietà verso “Report”, ma il confine tra informazione e politica, il ruolo della Vigilanza Rai e le ambizioni che potrebbero maturare attorno al volto più conosciuto del giornalismo investigativo televisivo.







