Nel partito repubblicano di Donald Trump il dissenso non è una posizione politica. È un reato di lesa maestà. E adesso il bersaglio si chiama Thomas Massie, deputato del Kentucky, libertario, ingegnere del Mit, eletto per la prima volta nel 2012 sull’onda del Tea Party e diventato negli anni una delle spine più fastidiose nel fianco del trumpismo. Trump lo vuole fuori dal Congresso e non lo nasconde: su Truth lo ha definito «il peggior repubblicano al Congresso della storia» e ha chiesto agli elettori di non votarlo perché «non possiamo vivere altri due anni con questo piantagrane».
La primaria repubblicana del 4° distretto del Kentucky è diventata così molto più di una sfida locale. È una prova di forza nazionale. Da una parte Massie, l’uomo che rivendica di aver votato con Trump il 90% delle volte ma di essersi opposto alle guerre all’estero, ai fondi per Ucraina e Israele, all’intervento contro l’Iran, ai dazi decisi senza il Congresso e alla spesa fuori controllo.
Dall’altra Ed Gallrein, ex Navy Seal, candidato sostenuto direttamente da Trump e dal mondo Maga più disciplinato. Secondo Reuters, la corsa è diventata la primaria più costosa nella storia della Camera, con oltre 32 milioni di dollari in pubblicità e un esito considerato un test sulla presa di Trump sul partito repubblicano.
Trump contro il “ribelle” Massie
L’accusa del presidente è semplice e brutale: Massie avrebbe votato «contro i tagli alle tasse, il muro al confine, l’esercito, le nostre forze dell’ordine, contro quasi tutto ciò che è buono». Nel linguaggio trumpiano non è una critica politica, è una scomunica. Chi non si allinea completamente diventa nemico, traditore, corpo estraneo da espellere.
Negli ultimi mesi Trump ha già dimostrato di poter fare “pulizia” nel partito. Ha spinto contro senatori statali dell’Indiana che lo avevano sfidato sul ridisegno dei collegi e ha sostenuto manovre interne contro figure repubblicane considerate troppo autonome. Ora la battaglia si concentra su Massie, uno dei pochi esponenti Gop che ha continuato a rivendicare un margine di indipendenza anche dentro il mondo Maga.
A rendere la sfida ancora più simbolica è l’intervento di Pete Hegseth, segretario alla Guerra, che è andato in Kentucky a sostenere Gallrein. Una presenza insolita per un membro del governo in una primaria congressuale e, proprio per questo, letta come un segnale chiarissimo: la Casa Bianca vuole la testa politica di Massie. Anche il Guardian ha descritto la corsa come un test della capacità di Trump di punire i repubblicani che lo sfidano, sottolineando proprio l’irritualità della discesa in campo di Hegseth.
I soldi dei miliardari e il nodo Israele
La primaria è diventata anche una guerra di denaro. Massie ha accusato «tre miliardari» di voler comprare il seggio. Tra i grandi finanziatori dell’offensiva contro di lui vengono indicati Paul Singer, John Paulson e Miriam Adelson, vedova del magnate dei casinò Sheldon Adelson. Il tema è esplosivo perché Massie sostiene che la sfida sia diventata un referendum anche sull’influenza della lobby filo-israeliana nella politica americana.
Il deputato ha votato contro nuovi fondi a Israele, contro aiuti militari all’estero e contro molte operazioni che considera incompatibili con la sua visione isolazionista e costituzionale. Per questo è finito nel mirino non solo di Trump, ma anche di gruppi e donatori pro-Israele. Al Jazeera ha descritto la sfida come una primaria da record proprio per la quantità di denaro spesa da gruppi filo-israeliani contro Massie.
Il punto, però, va oltre Israele. Riguarda il tipo di partito repubblicano che Trump vuole costruire: non una destra con correnti, sensibilità e dissensi interni, ma una macchina personale dove l’unico criterio di appartenenza è la fedeltà al capo.
Un referendum sul potere di Trump
I sondaggi raccontano una corsa serrata. Massie dice di essere avanti e accusa gli avversari di essere disperati: «Per questo mandano il ministro della Guerra nel mio distretto e per questo il presidente perde il sonno a twittare», ha dichiarato alla Abc. Gli scommettitori, invece, vedono Gallrein favorito, segno che la pressione trumpiana potrebbe pesare fino all’ultimo voto.
Comunque finisca, il messaggio è già chiarissimo. Se Massie dovesse perdere, ogni repubblicano al Congresso saprà che contraddire Trump può costare la carriera. Se invece sopravvivesse, dimostrerebbe che dentro il Gop esiste ancora uno spazio, piccolo ma reale, per un dissenso conservatore non ridotto a obbedienza cieca.
La primaria del Kentucky non decide solo il futuro di un deputato. Decide se nel partito repubblicano si può ancora dire “no” a Donald Trump senza essere politicamente giustiziati.







