Mattarella richiama i potenti e lancia una frecciata a Trump. Non lo nomina mai. Ma lo bersaglia con precisione. Sergio Mattarella sceglie la forma più istituzionale possibile, ma il contenuto è limpido. Nel pieno della tensione internazionale e dopo l’attacco di Donald Trump al Papa, il presidente della Repubblica interviene e lo fa con parole che suonano come una risposta indiretta, ma difficilmente equivocabile.
«Il potere può inebriare, e far perdere l’equilibrio». È questa la frase che segna il tono dell’intervento al Quirinale, davanti a ottanta studenti delle scuole di giornalismo. Una riflessione generale solo in apparenza. Perché il contesto la rende immediatamente concreta.
L’elogio al Papa e il richiamo contro l’autoesaltazione
Mattarella parte dal messaggio di Papa Leone XIV all’Accademia delle Scienze sociali. E lo definisce senza esitazioni: «un messaggio splendido sul potere che ancora una volta rende evidente il debito di riconoscenza nei confronti del Papa che il mondo deve nutrire». Poi il passaggio chiave: «Un messaggio che mette in guardia dal pericolo dell’autoesaltazione».
Non è solo un apprezzamento. È una presa di posizione. E l’invito che segue è quasi un monito: «Leggetelo!».
In poche righe, il presidente della Repubblica costruisce un asse preciso: da una parte il Papa che richiama alla misura, dall’altra il rischio di un potere che si compiace di sé stesso e perde contatto con i limiti.
L’autoironia come antidoto al potere
È su questo terreno che Mattarella inserisce uno dei passaggi più forti del suo intervento. Ricorda una domanda ricevuta all’inizio del mandato: come si resiste alle tentazioni del potere?
La risposta torna oggi con un peso diverso, quasi come una replica indiretta alle derive che si stanno vedendo sulla scena internazionale: «Vi sono due antidoti».
Il primo è istituzionale: «l’equilibrio tra i poteri, la distribuzione delle funzioni del potere dello Stato tra i vari organi costituzionali». Il secondo è personale: «una alta capacità di autoironia».
E qui arriva la frase che colpisce: «Credetemi, ragazzi, è preziosa!».
Poco prima, lo aveva detto ancora più chiaramente: «Se i potenti della terra usassero un pò di autoironia, anche in piccole dosi, il mondo ne trarrebbe giovamento e loro eviterebbero difficoltà e motivi di imbarazzo».
Parole che, nel clima attuale, suonano come una critica diretta a chi esercita il potere senza filtri, senza misura e senza autocontrollo.
Il richiamo ai media e al ruolo del giornalismo
L’intervento di Mattarella non si ferma alla politica internazionale. Il presidente dedica una parte importante del suo discorso anche al ruolo dell’informazione in Italia.
Il passaggio è netto: «Non è accettabile che, dopo un anno e mezzo, al servizio pubblico nazionale manchi ancora l’assetto dei propri organi amministrativi e la Commissione di vigilanza non sia in grado di esercitare i suoi compiti».
Una critica istituzionale, ma precisa, che richiama responsabilità e ritardi.
Poi il messaggio agli studenti, che è insieme lezione e avvertimento: «Repubblica e Costituzione ci offrono due elementi: libertà e responsabilità». E ancora: «L’autonomia di pensiero nell’elaborazione delle notizie a cui si lavora e la deontologia».
Il punto finale è il cuore del mestiere: «Il diritto di cronaca ha per oggetto gli atti e i fatti, e il diritto di narrare ciò che avviene per fare conoscere obiettivamente i fatti».
Mattarella richiama i potenti e lancia una frecciata a Trump
Mattarella parla per quindici minuti. Non alza mai la voce, non entra mai nello scontro diretto, non pronuncia mai il nome di Trump. Ma costruisce un discorso che, pezzo dopo pezzo, arriva esattamente lì.
Difende il Papa, richiama i limiti del potere, indica nell’autoironia un antidoto alla deriva, ribadisce il valore delle istituzioni e chiude con un richiamo forte al ruolo dell’informazione.
È un intervento che tiene insieme tutto: politica, etica, istituzioni. E che, proprio per questo, pesa più di molte dichiarazioni esplicite.
Perché quando il capo dello Stato parla di autoesaltazione, di equilibrio e di potere che può perdere il controllo, il messaggio non è mai neutro. È sempre indirizzato. Anche quando non ha bisogno di fare nomi.







