Garlasco, la difesa di Sempio smonta la Procura: “Il killer non tornò sulle scale, l’impronta 33 non prova nulla”

L’impronta 33 rappresenta uno dei pilastri della nuova accusa contro Andrea Sempio. Per la Procura di Pavia quel segno lasciato sul muro in cima alle scale della cantina dimostrerebbe che l’assassino, dopo aver ucciso Chiara Poggi, tornò sul luogo in cui giaceva il corpo per verificare la situazione. Ed è proprio su questo punto che la difesa del 38enne lancia il contrattacco.

Tra le cinque consulenze depositate negli ultimi giorni dagli avvocati di Andrea Sempio compare infatti anche una relazione firmata da Armando Palmegiani, esperto di Bloodstain Pattern Analysis, l’analisi delle tracce di sangue sulla scena del crimine. Un documento che contesta in modo diretto la ricostruzione elaborata dagli inquirenti e propone una dinamica alternativa dell’omicidio.

Il punto chiave: cosa fece il killer dopo il delitto?

Le due ricostruzioni condividono alcuni passaggi fondamentali. Anche Palmegiani ritiene compatibile l’ipotesi secondo cui gli ultimi colpi mortali sarebbero stati inferti a Chiara Poggi sulle scale che conducono al seminterrato, uno degli elementi centrali emersi nella nuova inchiesta. La divergenza nasce subito dopo.

Secondo la Procura, l’assassino avrebbe lasciato il vano scale, raggiunto la cucina per lavarsi le mani nel lavandino e poi sarebbe tornato verso la scala per controllare la posizione della vittima. Durante questo movimento avrebbe appoggiato la mano sul muro lasciando la celebre impronta 33 che gli investigatori attribuiscono ad Andrea Sempio.

La consulenza Palmegiani considera questa dinamica incompatibile con il quadro delle tracce ematiche presenti nella villetta. Secondo l’esperto, non emergono elementi concreti che dimostrino un lavaggio delle mani nel lavandino della cucina e nemmeno un successivo ritorno dell’assassino nel vano scale. È proprio questo passaggio che, se accolto, rischierebbe di indebolire uno degli snodi principali della ricostruzione accusatoria.

Il killer si sarebbe ripulito in bagno

Nella relazione depositata dalla difesa compare una sequenza completamente diversa. Secondo Palmegiani, dopo aver colpito mortalmente Chiara Poggi sulle scale, l’assassino sarebbe uscito dal vano senza tornare indietro. Il primo luogo raggiunto non sarebbe stata la cucina ma il bagno situato frontalmente rispetto alla scala.

Qui il killer avrebbe controllato il proprio aspetto allo specchio per verificare la presenza di sangue sui vestiti, sul volto o sulle mani. Sempre secondo la consulenza, avrebbe utilizzato un asciugamano per pulirsi e avrebbe probabilmente avvolto proprio nell’asciugamano l’arma del delitto, evitando così ulteriori gocciolamenti durante la fuga.

Solo in un secondo momento si sarebbe spostato in cucina per cercare una busta o un contenitore utile a nascondere l’arma e il panno sporco di sangue. A quel punto avrebbe lasciato definitivamente la villetta passando dalla porta d’ingresso senza fare ritorno verso la scala della cantina.

L’impronta 33 resta il centro dello scontro

La consulenza Palmegiani arriva mentre la battaglia sull’impronta 33 si fa sempre più intensa. Per la Procura quel segno costituisce uno degli elementi che collocano Andrea Sempio sulla scena del crimine. Per la difesa, invece, il problema non riguarda soltanto l’attribuzione dell’impronta, ma anche la ricostruzione stessa che gli investigatori hanno costruito attorno a quel reperto. Se il killer non fosse mai tornato sulle scale dopo l’omicidio, infatti, verrebbe meno una parte fondamentale della sequenza ipotizzata dai pm.

Una guerra di consulenze

Il caso Garlasco si avvia così verso una fase sempre più tecnica. Dna, impronte, tracce ematiche, rilievi fotografici e ricostruzioni tridimensionali stanno diventando il vero terreno dello scontro tra accusa e difesa.

Da una parte la Procura di Pavia si prepara alla richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio. Dall’altra i consulenti del nuovo indagato provano a smontare uno per uno i pilastri dell’impianto accusatorio. E proprio l’impronta 33, nata come uno degli elementi più forti della nuova inchiesta, rischia ora di trasformarsi nel simbolo della guerra tra due ricostruzioni completamente opposte dello stesso delitto.