Stupri di guerra, l’Onu mette Israele e Russia nella lista nera: Tel Aviv rompe con Guterres

ONU – New York

L’Onu inserisce Israele e Russia nella lista nera dei soggetti accusati di violenze sessuali nei teatri di guerra e apre un nuovo fronte diplomatico esplosivo. Non solo Hamas e Stato Islamico, dunque, ma anche lo Stato ebraico e Mosca finiscono nel documento delle Nazioni Unite dedicato agli stupri di guerra e agli abusi sessuali nei conflitti. Una decisione pesantissima, che Israele considera un attacco politico e alla quale Tel Aviv risponde rompendo i rapporti con il segretario generale António Guterres.

L’annuncio arriva dall’ambasciatore israeliano all’Onu, Danny Danon, che su X ha accusato le Nazioni Unite di aver affiancato Israele alle «organizzazioni terroristiche più brutali al mondo». Per Danon si tratta di una scelta «scollegata dai fatti e dalla realtà», costruita per colpire Israele e creare una falsa equivalenza con Hamas. La risposta del Palazzo di Vetro, affidata al portavoce di Guterres, Stephane Dujarric, resta invece istituzionale: «Per noi, la porta del segretario generale resta aperta».

Israele rompe con Guterres dopo la black list dell’Onu

La reazione israeliana va oltre la protesta diplomatica. Tel Aviv ha deciso di sospendere la cooperazione con Guterres fino alla scadenza del suo mandato, prevista per il 31 dicembre. «Abbiamo chiuso con questo Segretario generale», ha dichiarato Danon, spiegando che Israele avrebbe fornito all’Onu documenti, prove e risposte dettagliate a ogni accusa.

Secondo l’ambasciatore, i rappresentanti delle Nazioni Unite avrebbero rifiutato di recarsi sul posto per verificare direttamente le informazioni fornite da Israele. Da qui l’accusa più dura: quando i fatti non si adattano alla narrativa dell’Onu, ha sostenuto Danon, l’organizzazione li riscrive. Il ministero degli Esteri israeliano ha rincarato la dose, definendo la decisione «vergognosa e assurda» e accusando le Nazioni Unite di essere un’organizzazione politicizzata, corrotta e ostile a Israele.

Le accuse sulle violenze sessuali nei conflitti

Il punto centrale resta il contenuto della black list. Le Nazioni Unite indicano soggetti statali e organizzazioni coinvolti in violenze sessuali nei contesti di guerra. L’inserimento di Israele rappresenta una svolta politica e simbolica enorme, perché arriva dopo mesi di denunce, rapporti e testimonianze sugli abusi subiti da palestinesi nei territori occupati e nelle strutture di detenzione.

Due settimane fa il giornalista Nicholas Kristof aveva pubblicato sul New York Times un articolo dedicato al «silenzio che avvolge gli stupri dei palestinesi», raccontando di aver parlato con uomini e donne che denunciavano aggressioni sessuali da parte di coloni israeliani o membri delle forze di sicurezza. Kristof aveva precisato di non avere prove che i vertici israeliani avessero ordinato gli stupri, ma aveva richiamato un rapporto Onu che definiva la violenza sessuale uno degli elementi del maltrattamento dei palestinesi.

Israele denuncia la “falsa simmetria” con Hamas

Per il governo israeliano, il nodo più grave è l’accostamento con Hamas. Tel Aviv sostiene che l’Onu stia creando una falsa simmetria tra lo Stato d’Israele e le atrocità sessuali commesse dai terroristi durante l’attacco del 7 ottobre. È questa la linea del portavoce del ministero degli Esteri Oren Marmorstein, secondo cui la decisione dell’Onu confermerebbe una ostilità istituzionalizzata contro Israele.

Il governo israeliano non nega la gravità assoluta delle violenze sessuali nei conflitti, ma respinge l’idea che il proprio apparato militare e di sicurezza possa essere messo sullo stesso piano di organizzazioni terroristiche. La frattura con Guterres nasce proprio da qui: Israele ritiene che le Nazioni Unite abbiano trasformato accuse contestate in un marchio politico internazionale.

Anche la Russia nella lista nera

La novità riguarda anche Mosca. Secondo quanto rivelato dalla France Presse, nella stessa lista compare anche la Russia, già accusata in più rapporti internazionali di violenze sessuali nei territori occupati durante la guerra in Ucraina. L’inserimento di Mosca era meno inatteso sul piano politico, ma conferma l’estensione sempre più ampia del dossier Onu sugli stupri di guerra.

La black list diventa così un documento ad altissimo impatto diplomatico: da una parte gruppi terroristici come Hamas e Stato Islamico, dall’altra due Stati al centro delle principali crisi internazionali degli ultimi anni. Per Israele, però, proprio questo accostamento rende la decisione inaccettabile.

Una frattura destinata a pesare

Lo scontro tra Tel Aviv e Guterres non nasce oggi, ma questa decisione lo porta a un punto di rottura. Negli ultimi mesi Israele ha accusato ripetutamente l’Onu di parzialità, mentre le Nazioni Unite hanno denunciato abusi, violazioni umanitarie e maltrattamenti nei confronti dei palestinesi.

L’inserimento nella lista nera sugli stupri di guerra rischia ora di trasformare una tensione diplomatica permanente in una rottura istituzionale. Israele parla di calunnia politica. L’Onu rivendica il proprio mandato sui crimini sessuali nei conflitti. In mezzo restano le vittime, le testimonianze, le indagini e una guerra delle verità che continua a incendiarsi su ogni dossier.