Legge elettorale, la Camera boccia le preferenze per un voto: franchi tiratori affondano la maggioranza, l’opposizione grida «Elezioni»

Maggioranza sotto nella legge elettorale

Un solo voto basta per trasformare una giornata parlamentare in un caso politico. La Camera ha bocciato a scrutinio segreto l’emendamento che avrebbe reintrodotto le preferenze nella nuova legge elettorale, infliggendo una pesante sconfitta alla maggioranza nonostante il parere favorevole del governo e della commissione.

L’esito della votazione parla chiaro: 188 voti contrari contro 187 favorevoli. Un risultato che lascia pochi dubbi sull’azione dei franchi tiratori all’interno del centrodestra e scatena l’immediata reazione delle opposizioni.

Dai banchi di Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra si alzano i cori «Elezioni» e «Dimissioni», mentre la seduta assume rapidamente il tono dello scontro politico.

Schlein e Conte all’attacco: «Il governo ha fallito»

Elly Schlein ha interpretato il risultato come una sconfitta politica della presidente del Consiglio.

«Questo è un voto contro l’arroganza: prendete atto del fallimento e andate a casa», ha dichiarato la segretaria del Partito democratico intervenendo in Aula.

Ancora più duro il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, secondo il quale il voto certifica una frattura ormai evidente nella coalizione di governo.

«Con questo voto la maggioranza ha sfiduciato la premier».

Anche Riccardo Magi di Più Europa e Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra hanno chiesto a Giorgia Meloni di salire al Quirinale dopo il risultato della votazione.

Meloni aveva sfidato le opposizioni sul voto palese

La premier aveva tentato fino all’ultimo di evitare lo scrutinio segreto. Dopo il cambio di posizione di Forza Italia e Lega, entrambe schierate a favore dell’emendamento proposto da Fratelli d’Italia e Noi Moderati, Meloni aveva lanciato un appello pubblico alle opposizioni.

«Credo sia doverosa un’operazione verità, per capire se i partiti di opposizione che da tempo invocano la possibilità per i cittadini di scegliere i propri parlamentari lo facciano per convinzione o soltanto per prendersi gioco degli italiani».

Da qui la richiesta di votare a scrutinio palese.

«C’è un solo modo per scoprirlo: che l’emendamento venga votato a scrutinio palese e non con voto segreto. Sfido le opposizioni a non chiedere il voto segreto. Ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani. Sì alle preferenze. No al voto segreto».

La strategia non ha funzionato. Il presidente di turno Fabio Rampelli ha accolto la richiesta delle opposizioni e ha autorizzato il voto segreto sugli emendamenti per i quali il regolamento lo consentiva, compreso quello sulle preferenze.

La retromarcia del centrodestra e il nodo delle preferenze

La giornata era già iniziata con un cambio di linea nella maggioranza. Forza Italia e Lega avevano deciso di sostenere il compromesso proposto da Fratelli d’Italia, che prevedeva un sistema misto: capilista bloccati scelti dalle segreterie e preferenze soltanto per gli altri candidati.

Il vicepremier Antonio Tajani ha escluso qualsiasi divisione politica.

«Nessuna marcia indietro. Ci è stata fatta questa proposta da parte di Fratelli d’Italia, che è una proposta di compromesso che può essere accettabile perché rimane il principio fondamentale della legge. Tutto il centrodestra si è dichiarato a favore».

Tajani ha però riconosciuto che il sistema pone un problema sulla rappresentanza femminile, assicurando che Forza Italia garantirà comunque «ampia rappresentanza» alle donne nelle proprie liste.

Anche la Lega aveva confermato il sostegno all’emendamento, definendolo un equilibrio tra governabilità e rappresentanza dei territori.

Diversa la posizione di Roberto Vannacci. L’eurodeputato ha annunciato il voto favorevole soltanto perché considera il testo «meno peggio» rispetto all’attuale sistema, ribadendo però di preferire un modello basato esclusivamente sulle preferenze.

Il Movimento 5 Stelle ha invece respinto la proposta fin dall’inizio. «Sono preferenze finte e votiamo no», ha spiegato il capogruppo in commissione Affari costituzionali Alfonso Colucci.

La bocciatura dell’emendamento apre ora una nuova fase del confronto sulla legge elettorale e lascia emergere un dato politico difficilmente contestabile: almeno un parlamentare della maggioranza ha scelto di non seguire le indicazioni del governo in una votazione considerata decisiva.