L’autore dei Simpson che “predisse” Trump si candida alla Casa Bianca: Dan Greaney lancia la sfida al presidente vestito da profeta

Dan Greaney e Donald Trump

Dopo aver “previsto” Donald Trump alla Casa Bianca quasi vent’anni prima della sua elezione, adesso prova a entrare lui stesso nello Studio Ovale. Dan Greaney, storico autore dei Simpson e firma di uno degli episodi più citati della televisione americana, ha annunciato la propria candidatura alla Presidenza degli Stati Uniti con una campagna che mescola satira, provocazione e politica vera.

Per il grande pubblico il suo nome è legato soprattutto a “Bart to the Future”, l’episodio andato in onda nel 2000 in cui Lisa Simpson diventa presidente degli Stati Uniti dopo aver ereditato un Paese in difficoltà dalla precedente amministrazione Trump. Una trovata narrativa che all’epoca sembrava una battuta assurda e che negli anni è diventata una delle più celebri “profezie” attribuite alla serie animata.

Dan Greaney si candida alla Presidenza degli Stati Uniti

Greaney ha ufficializzato la sua discesa in campo attraverso un comunicato nel quale si definisce un «repubblicano progressista» nella tradizione di Abraham Lincoln e Theodore Roosevelt.

La notizia, però, ha attirato l’attenzione soprattutto per il modo in cui ha scelto di presentarsi agli elettori. In una serie di video pubblicati online compare con una lunga parrucca grigia, il petto scoperto e un costume da eremita, assumendo le sembianze di una sorta di profeta biblico che annuncia il declino della politica americana.

Secondo Greaney, gli Stati Uniti stanno attraversando una crisi morale e istituzionale che richiede una profonda riflessione collettiva. Il suo slogan è semplice: «America per tutti», in contrapposizione a una politica che, a suo giudizio, favorirebbe soltanto élite economiche e gruppi di potere.

La “profezia” dei Simpson su Donald Trump

L’episodio che ha reso celebre Greaney nel dibattito politico americano resta comunque “Bart to the Future”. In quella puntata, ambientata in un futuro immaginario, Lisa Simpson racconta di aver ereditato una situazione economica disastrosa dalla precedente amministrazione Trump.

Anni dopo, quando Trump vinse davvero le elezioni presidenziali, quella scena tornò improvvisamente d’attualità e venne interpretata come una sorprendente anticipazione della realtà.

Lo stesso Greaney spiegò che non si trattava di una previsione, ma di una satira politica. All’epoca definì quell’episodio «un monito per l’America» e sostenne che la presidenza Trump rappresentasse, nella logica narrativa della serie, «l’ultima tappa prima di toccare il fondo».

Da Hollywood alla politica

Prima della candidatura, Greaney aveva già intensificato la propria attività pubblica intervenendo spesso nel dibattito politico americano. Laureato ad Harvard, ha lavorato non solo ai Simpson ma anche a produzioni di successo come The Office e Borat.

Negli ultimi mesi ha iniziato a pubblicare video sempre più espliciti contro Trump e contro quella che definisce una politica dominata da interessi economici e personali. Nei suoi interventi parla apertamente di un possibile collasso istituzionale e invita gli americani a una «resa dei conti morale e culturale».

Una candidatura tra provocazione e realtà

Resta da capire quanto la corsa di Greaney sia destinata a diventare una candidatura realmente competitiva e quanto invece rappresenti un’operazione simbolica per attirare l’attenzione sui temi che considera centrali per il futuro degli Stati Uniti.

Di certo il paradosso è perfetto: l’uomo che per anni è stato indicato come lo sceneggiatore che aveva “previsto” Trump ora prova a trasformarsi lui stesso in protagonista della politica americana. E lo fa nel modo più coerente possibile con l’universo dei Simpson: mescolando satira, spettacolo e realtà fino a rendere difficile capire dove finisca una e dove inizi l’altra.