Delitto di Garlasco, il testimone dimenticato e la seconda impronta: a un passo la decisione su Sempio

Delitto di garlasco, chiara ha lottato con il suo assassino

Delitto di Garlasco, il testimone dimenticato e la seconda impronta. La sensazione è che il tempo stia per scadere. A Pavia, la Procura sembra ormai vicina alla chiusura delle indagini sul delitto di Garlasco. I magistrati hanno in mano relazioni e consulenze, il quadro investigativo è stato aggiornato, e non dovrebbe mancare molto alle decisioni finali.

Eppure, mentre la macchina giudiziaria procede verso una possibile svolta, sul piano mediatico e narrativo accade l’opposto: si torna indietro. Si riaprono piste, si rispolverano testimonianze, si rimettono sotto la lente dettagli che per anni erano rimasti ai margini.

Il testimone del 2009 che nessuno ha seguito

Tra questi, nelle ultime ore, è tornata a circolare con insistenza la testimonianza di Pietro Emilio Franchioli. Un racconto che risale al 2009 e che riguarda proprio la mattina del 13 agosto 2007, in via Pascoli, a pochi passi dalla casa di Chiara Poggi.

Le sue parole, riportate allora e riprese oggi, sono rimaste identiche: «Con la coda dell’occhio ho visto una persona, credo un uomo, curva sulla bicicletta davanti, come se stesse toccando la gomma».

Una scena fugace, senza dettagli decisivi. Nessuna descrizione precisa del volto, nessun elemento realmente identificativo. All’epoca, quella testimonianza venne sostanzialmente congelata, probabilmente ritenuta non sufficientemente attendibile o utile alle indagini.

Oggi però torna a far discutere. Non perché sia diventata improvvisamente più solida, ma perché si inserisce in un contesto che negli anni ha alimentato collegamenti e suggestioni. Il riferimento più immediato, per molti, è Andrea Sempio, che nel 2007 portava capelli lunghi e uno stile facilmente riconoscibile. Ma resta, appunto, una suggestione. Nulla che, da solo, possa cambiare l’impianto accusatorio o riscrivere i fatti.

L’altra impronta e il dubbio sulla 33

Se la testimonianza riapre uno scenario visivo, è sul piano tecnico che si gioca un altro fronte. Torna infatti al centro dell’attenzione la cosiddetta Impronta 33, da anni considerata dagli inquirenti un elemento chiave.

Ma il punto, oggi, non è tanto quella traccia. È un’altra. Una seconda impronta, molto simile, individuata qualche gradino più in basso, nella stessa zona in cui venne ritrovato il corpo di Chiara Poggi.

Secondo quanto riferito dal consulente Dario Redaelli, proprio questa seconda traccia pone un problema logico: chi l’ha lasciata non può essere l’assassino, perché si trova in una posizione incompatibile con la dinamica del delitto.

Eppure, le due impronte appaiono simili. Ed è qui che si apre una crepa interpretativa. Per i consulenti della famiglia Poggi, quella seconda traccia potrebbe ridimensionare anche il valore della 33, suggerendo che si tratti semplicemente del segno lasciato da qualcuno che si è appoggiato al muro, e non necessariamente dell’autore dell’omicidio.

Il ruolo del pc di Chiara e le chat con Sempio

Nel frattempo, un altro elemento continua a restare sullo sfondo senza mai diventare decisivo: il contenuto del computer di Chiara Poggi. Per alcuni, proprio lì potrebbero nascondersi risposte rimaste finora in ombra.

In realtà, almeno per quanto emerso, non ci sarebbero contatti diretti tra Chiara e l’attuale indagato. Il nome di Andrea Sempio compare solo in alcune chat con Marco Poggi, scambi brevi, normali, privi di contenuti sospetti.

Materiale che verrà discusso anche nell’ultima puntata de “Lo Stato delle Cose” di Massimo Giletti, dove interverrà il genetista Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi.

Il caso Garlasco, ancora una volta, si muove su un equilibrio fragile. Da una parte le carte, le perizie, le decisioni imminenti della Procura. Dall’altra un flusso continuo di ricostruzioni, ipotesi e ritorni al passato che tengono aperta la percezione di un mistero irrisolto.

E mentre si avvicina il momento delle conclusioni ufficiali, resta una sensazione difficile da cancellare: che alcune verità, forse, siano già state sfiorate. Ma mai afferrate davvero.