Il Sud è diventato la croce del governo Meloni. Politica, elettorale e simbolica. A certificarlo non è stato un sondaggio riservato, ma il referendum sulla giustizia, dove il Mezzogiorno ha mandato un segnale molto chiaro: affluenza più bassa della media nazionale e “No” largamente avanti rispetto ai “Sì”. Un campanello d’allarme che a Palazzo Chigi è stato ascoltato con parecchia irritazione, perché arriva proprio dal territorio su cui il centrodestra sperava di costruire una parte decisiva della sua tenuta in vista dell’ultimo anno prima del voto.
Giorgia Meloni non sarebbe soddisfatta del lavoro svolto dal suo esecutivo sul Mezzogiorno. E, soprattutto, non sarebbe soddisfatta del rendimento politico di Luigi Sbarra, nominato sottosegretario al Sud nel giugno 2025 anche con l’obiettivo di portare in dote consensi, relazioni sindacali e radicamento territoriale. Missione che, almeno secondo i malumori interni a Fratelli d’Italia, non avrebbe prodotto i risultati sperati.
Il caso Cisl e l’irritazione di Fratelli d’Italia
A far salire la temperatura sarebbe stata anche la posizione della Cisl, il sindacato da cui proviene Sbarra. I vertici di Fratelli d’Italia sarebbero rimasti irritati dal mancato endorsement per il “Sì” alla separazione delle carriere. Nessuna mobilitazione evidente, nessuna spinta organizzata tra gli iscritti, nessun sostegno politico capace di pesare davvero nel risultato finale.
Per un governo che aveva investito su Sbarra anche come ponte con quel mondo, il dato è stato letto come un mezzo fallimento. Non solo il Sud non ha risposto, ma nemmeno il bacino sindacale di riferimento ha dato il contributo atteso.
La cabina di regia a Palazzo Chigi
Così Meloni ha scelto di cambiare passo. A inizio febbraio è nata la cabina di regia per il Sud a Palazzo Chigi, formalmente presieduta proprio da Sbarra, ma costruita con una presenza pesante degli uomini più vicini alla premier. Accanto al sottosegretario ci saranno ministri, altri sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, i fedelissimi Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, il segretario generale Carlo Deodato e gli otto presidenti delle Regioni del Sud, cinque dei quali di centrodestra.
Il senso politico è abbastanza chiaro: istituzionalizzare l’impegno sul Mezzogiorno, ma anche affiancare Sbarra con una struttura di controllo molto più vicina al cuore del potere meloniano. Il Dpcm del 6 febbraio, firmato da Mantovano, assegna alla cabina di regia quattro obiettivi: definire le strategie pubbliche per lo sviluppo del Sud, coordinare Stato, Regioni ed enti locali, redigere il Piano strategico per il Sud e monitorarne l’attuazione.
Sbarra isolato e il peso dei fedelissimi
La cabina di regia sarà convocata ogni tre mesi e verrà finanziata con le risorse del Dipartimento del Sud. Ma dietro la formula tecnica si intravede una scelta politica: Palazzo Chigi vuole mettere le mani direttamente sul dossier meridionale, evitando che resti affidato solo a Sbarra, ormai considerato da molti dentro Fratelli d’Italia una figura poco incisiva.
Diverse fonti raccontano rapporti freddi con il ministro del Pnrr Tommaso Foti e con il predecessore Raffaele Fitto. Non aiuta nemmeno il soprannome che circola nei corridoi: “taglia nastri”. Un modo poco affettuoso per descrivere la sua presenza continua a convegni, inaugurazioni e appuntamenti pubblici, soprattutto al Sud, senza però risultati politici considerati all’altezza.
A completare il quadro c’è la scelta di Giosy Romano come capo dipartimento, già responsabile della struttura Zes e vicino a Fitto. Una nomina letta da più parti come l’arrivo di un “controllore” dentro una macchina che Sbarra avrebbe voluto rivoluzionare e che invece appare sempre più presidiata da altri.
Il problema, per Meloni, è che il Sud non può diventare solo una pratica amministrativa. È un serbatoio elettorale, una promessa politica e un terreno su cui il governo rischia di misurare la distanza tra annunci e consenso reale. Dopo il segnale arrivato dal referendum, Palazzo Chigi ha capito che il Mezzogiorno non aspetta più soltanto tagli di nastro. E ora prova a riprenderselo prima che sia troppo tardi.







