Da settimane il suo nome circola ovunque: nei retroscena politici, nei salotti televisivi, sulle copertine dei magazine e nelle discussioni del centrosinistra in cerca di nuovi volti. Ma Silvia Salis prova a mettere un freno alla corsa che molti sembrano voler costruire attorno a lei. E lo fa dal palco della prima tappa di Repubblica Insieme, l’evento organizzato per celebrare i cinquant’anni di La Repubblica.
“Voglio occuparmi della mia città il più a lungo possibile, ho da fare questo mandato e poi non è detto che non abbia l’onore di farne un altro”, dice la sindaca di Genova, rispedendo al mittente le ipotesi di una imminente ascesa nazionale dentro il campo progressista.
Salis ha una linea ben chiara
Salis sceglie una linea molto chiara: niente fughe in avanti, niente autocandidature implicite, niente discorsi da leader in costruzione. “L’ho già detto molte volte che sono stata eletta sindaca di Genova ed è il lavoro che voglio fare, al quale sto dedicando tutta la mia vita”.
Parole che arrivano in un momento particolare, perché attorno alla figura della ex vicepresidente del Coni si è sviluppata una attenzione mediatica crescente. Dalle interviste internazionali alle ospitate televisive, fino ai retroscena politici che la descrivono come possibile volto nuovo del centrosinistra italiano.
Lei però insiste sul legame con la città: “L’attenzione che ha Genova in questo momento a livello nazionale e internazionale è grande. Voglio usare il mio ruolo per attrarre interesse verso questa città”.
Il passaggio più importante
Il passaggio più significativo del suo intervento arriva forse quando prova a spiegare cosa significhi davvero amministrare una grande città. E qui torna il linguaggio sportivo che accompagna da sempre la sua storia personale.
“Fare il sindaco è come fare un figlio, non puoi sapere quello che ti aspetta”, racconta. Poi l’immagine destinata a diventare titolo e slogan: “Parlando da atleta, credo che fare il sindaco sia una sorta di decathlon della politica: ti prepara su tutti i temi, tiene in contatto diretto con i problemi e le opportunità”.
Non una semplice battuta, ma quasi una dichiarazione di metodo. Salis descrive il ruolo del sindaco come il mestiere politico più concreto, quello che costringe a confrontarsi ogni giorno con problemi reali, emergenze, servizi, tensioni sociali e sviluppo urbano. “È un lavoro molto pratico, forse il più interessante”.
Il passato nel Coni e il messaggio sulle donne
Nel suo intervento, la sindaca respinge anche l’idea che il passato sportivo rappresenti una esperienza distante dalla politica. “Mi sono occupata per molti anni di politica, chi pensa che il Coni non abbia contatti con la politica o non sia compreso in dinamiche di politica nazionale è una persona che non sa cos’è il Coni”.
Un modo per ricordare che il suo percorso non nasce dal nulla e che la rete di relazioni costruita negli anni dello sport pesa eccome anche nella sua esposizione attuale. Infine, il tema che Salis affronta spesso quando parla pubblicamente: il ruolo delle donne nel lavoro e nella società. “Da donna sento sempre quel dovere di dover dimostrare qualcosa in più: un Paese senza donne che lavorano è più povero”.
Una frase che chiude un intervento molto calibrato: abbastanza politico da confermare il suo peso crescente nel centrosinistra, abbastanza prudente da evitare di trasformare il palco dei cinquanta anni di Repubblica nell’annuncio di una scalata nazionale.







