Dopo settimane di polemiche, sospetti, accuse e attacchi politici, il Quirinale decide di parlare. E lo fa con una nota che ha il sapore di una risposta definitiva a chi, negli ultimi mesi, ha messo in discussione la grazia concessa da Sergio Mattarella a Nicole Minetti. Il messaggio che arriva dal Colle è chiaro: nessuna pressione, nessuna influenza esterna, nessun trattamento speciale. Soltanto una decisione assunta seguendo le procedure previste e sulla base delle valutazioni degli organi giudiziari competenti.
La vicenda aveva assunto dimensioni sempre più ampie dopo la pubblicazione di una serie di articoli che mettevano in dubbio il percorso che aveva portato alla concessione della clemenza presidenziale. Da qui la richiesta di ulteriori verifiche avanzata dallo stesso Capo dello Stato e affidata al ministero della Giustizia. Verifiche che, secondo quanto emerge oggi, avrebbero confermato la correttezza dell’iter già seguito nei mesi precedenti.
Il Quirinale difende la scelta di Mattarella
Sergio Mattarella ha esaminato personalmente le conclusioni della Procura generale di Milano, prendendo atto dei risultati delle nuove indagini richieste dopo le polemiche. Dal Colle arriva un passaggio particolarmente significativo: il presidente rinnova la propria fiducia nella magistratura e sottolinea come gli accertamenti siano stati svolti «in ogni direzione necessaria», coinvolgendo anche l’Interpol e le autorità competenti all’estero.
Il punto centrale della nota riguarda proprio le notizie che avevano alimentato la bufera mediatica. Secondo le verifiche svolte, i presunti fatti raccontati da alcune ricostruzioni giornalistiche non avrebbero trovato conferma.
Festini, escort e droga: le verifiche smentiscono le accuse
La Procura generale avrebbe infatti escluso che Nicole Minetti abbia mantenuto lo stile di vita attribuitole da alcune ricostruzioni. In particolare, gli accertamenti avrebbero smentito le voci relative a presunti festini con escort e droga tra Ibiza e Uruguay, così come le ombre che erano state sollevate attorno alla procedura di adozione del figlio cresciuto con il compagno Giuseppe Cipriani.
Secondo il quadro ricostruito dagli investigatori, non sarebbero emersi elementi tali da mettere in discussione le valutazioni che avevano portato alla concessione della grazia. Per questo motivo la Procura generale è arrivata alla conclusione che «non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato».
Una conclusione che rafforza la posizione già assunta nei mesi scorsi dagli organi giudiziari coinvolti nella pratica.
«La grazia viene concessa abitualmente»
Ma il passaggio forse più politico della nota riguarda il metodo seguito da Mattarella. Negli ultimi giorni il presidente era finito nel mirino di numerose critiche, soprattutto sui social, dove non sono mancati attacchi personali e accuse di favoritismi.
Il Quirinale risponde ricordando un dato preciso: da oltre undici anni, quando una richiesta di grazia arriva accompagnata dal parere favorevole delle autorità giudiziarie competenti, il Capo dello Stato la concede abitualmente.
Un modo per ribadire che la decisione presa nel caso Minetti non rappresenta un’eccezione e non risponde a valutazioni politiche o personali. La Presidenza della Repubblica sottolinea infatti che il provvedimento viene adottato «senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia».
La polemica sulla segretezza
Un altro fronte di contestazione riguardava la mancata comunicazione immediata della grazia. Anche su questo punto il Colle ha voluto fornire una spiegazione dettagliata.
Secondo il Quirinale non vi sarebbe stata alcuna forma di segretezza anomala. Nel corso del secondo mandato di Mattarella sono state concesse 42 grazie. Soltanto in 12 casi la Presidenza ha diffuso un comunicato stampa ufficiale. Negli altri 30 casi non è stato fatto perché i provvedimenti riguardavano dati personali e sensibili.
La scelta adottata nel caso Minetti, quindi, sarebbe perfettamente in linea con la prassi seguita negli ultimi anni.
Con questa presa di posizione il Quirinale tenta di chiudere una delle polemiche più accese degli ultimi mesi. Resta da vedere se basterà a spegnere definitivamente il dibattito politico e mediatico che ha accompagnato la grazia all’ex consigliera regionale lombarda.







