Guerra in Iran, primo schiaffo politico a Trump: la Camera vota per il ritiro delle truppe e spacca il fronte repubblicano

Donald Trump – Ipa

Per la prima volta dall’inizio della guerra contro l’Iran, Donald Trump si trova davanti a una ribellione che arriva da casa sua. Non da Teheran, non dagli alleati europei e nemmeno dai democratici, da sempre contrari all’intervento militare. Questa volta il problema si chiama Partito Repubblicano.

La Camera dei Rappresentanti ha infatti approvato una risoluzione che ordina il ritiro delle truppe americane dal conflitto aperto contro la Repubblica Islamica. Un voto che non cambia immediatamente la situazione sul terreno ma che rappresenta un colpo politico pesante per il presidente americano, soprattutto perché quattro deputati repubblicani hanno deciso di schierarsi contro la Casa Bianca e votare insieme ai democratici.

La prima crepa nella maggioranza di Trump

Sul piano pratico il provvedimento rischia di avere effetti limitati. La risoluzione deve ancora affrontare il passaggio al Senato e, anche qualora venisse approvata, Trump potrebbe bloccarla esercitando il proprio diritto di veto.

Tuttavia il significato politico del voto va ben oltre l’efficacia immediata della misura.

Dopo mesi di operazioni militari e di crescente tensione in Medio Oriente, una parte dello stesso schieramento repubblicano ha deciso di mettere nero su bianco il proprio dissenso. Un segnale che alla Casa Bianca osservano con attenzione perché certifica come la guerra stia iniziando a generare malumori anche tra coloro che fino a pochi mesi fa sostenevano compatta la linea presidenziale.

La risoluzione è stata approvata proprio mentre Trump continua a sostenere di essere vicino a una soluzione diplomatica del conflitto e a un possibile accordo con Teheran.

La furia di Trump contro i “cattivi repubblicani”

La reazione del presidente non si è fatta attendere.

Come spesso accade, Trump ha scelto il proprio social network Truth per sfogare tutta la sua irritazione. Il presidente ha definito il voto «privo di significato» e ha accusato i parlamentari di aver sabotato la sua azione proprio nel momento più delicato delle trattative.

«Ieri, con un voto privo di significato, la Camera ha votato — 4 cattivi Repubblicani e tutti i Democratici — per limitare i miei poteri di guerra, proprio nel mezzo delle mie negoziazioni finali per porre fine alla guerra con la Repubblica Islamica dell’Iran. Chi potrebbe fare una cosa così antipatriottica?».

Nel messaggio Trump riserva parole durissime soprattutto ai quattro esponenti del suo stesso partito che hanno votato a favore della risoluzione.

«Sono degli esibizionisti politici e dovrebbero vergognarsi di sé stessi», scrive il presidente, mostrando tutta la propria irritazione per quella che considera una vera e propria diserzione interna.

Guerra in Iran, il Congresso torna a farsi sentire

Dietro lo scontro politico c’è però una questione molto più ampia che riguarda i rapporti tra Casa Bianca e Congresso.

La Costituzione americana attribuisce infatti al Congresso poteri importanti in materia di guerra e politica estera, anche se negli ultimi decenni numerosi presidenti hanno progressivamente ampliato il proprio margine d’azione nelle operazioni militari internazionali.

La risoluzione approvata dalla Camera rappresenta quindi anche un tentativo di riaffermare il ruolo del Parlamento nelle decisioni che riguardano il conflitto con l’Iran.

Non è un caso che il voto sia arrivato proprio mentre l’opinione pubblica americana appare sempre più divisa sulla prosecuzione delle operazioni militari e sui costi economici e politici della guerra.

Un segnale che pesa più della legge

Al momento Trump mantiene il controllo della situazione e dispone degli strumenti necessari per neutralizzare il provvedimento qualora completasse l’iter parlamentare.

Ma il vero problema per la Casa Bianca potrebbe essere un altro.

Per mesi il presidente ha raccontato la guerra in Iran come una battaglia sostenuta compatta dal Paese e dal suo partito. Il voto della Camera racconta invece una realtà più complessa. Per la prima volta emerge pubblicamente un dissenso repubblicano che non può più essere liquidato come semplice propaganda democratica.

La risoluzione forse non fermerà la guerra. Ma ha già ottenuto un risultato politico concreto: mostrare che il fronte trumpiano non è più monolitico come appariva fino a poche settimane fa.