Matteo Renzi ha deciso di lanciare un bel petardo dentro il campo largo e ha scelto un uomo che, quanto a capacità di provocare esplosioni, non ha bisogno di lezioni: Vincenzo De Luca. Venerdì 2 ottobre il sindaco di Salerno aprirà insieme all’ex presidente del Consiglio la Leopolda 2026 e quello che sulla carta potrebbe sembrare soltanto l’invito a un amministratore di lungo corso rischia di trasformarsi nell’inizio di un’operazione politica assai più ambiziosa. La presenza di De Luca a Firenze è confermata e arriva proprio mentre nell’area centrista del centrosinistra sono in corso grandi manovre, con partiti, movimenti civici, aspiranti federatori e possibili candidati alle primarie impegnati a conquistarsi uno spazio in vista delle politiche del 2027.
Renzi non ha scelto De Luca per caso. Nell’annunciare la sua presenza alla Leopolda lo ha descritto come un amministratore «sanguigno, esperto, molto capace» che può dare molto ai giovani e più in generale al centrosinistra. Ma dietro il riconoscimento pubblico si muove una partita più interessante: secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, l’ex premier starebbe pensando all’ex governatore campano non semplicemente come alleato, ma come possibile frontman di Casa Riformista, un uomo capace di intercettare un voto d’opinione molto più largo del recinto tradizionale di Italia Viva.
La scommessa attribuita ai renziani è pesante: con De Luca in prima fila, sostengono ambienti vicini all’ex premier, l’area riformista potrebbe puntare addirittura alla doppia cifra. È una previsione politica, naturalmente, non un dato elettorale acquisito, ma racconta bene quale sia l’ambizione dell’operazione. Renzi potrebbe persino scegliere di arretrare personalmente, lasciando il centro del palco a un personaggio che possiede una notorietà nazionale enorme, una comunicazione aggressiva e una capacità di occupare la scena mediatica che pochi amministratori italiani possono vantare.
De Luca alla Leopolda, altro che semplice ospite
De Luca, del resto, non si sta comportando come un sindaco intenzionato a occuparsi esclusivamente di Salerno. Le sue dirette continuano a trasformarsi in comizi nazionali nei quali distribuisce attacchi al governo, al Pd, al Movimento 5 Stelle e agli stessi alleati del centrosinistra, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze diplomatiche. La Leopolda gli offre adesso un palcoscenico perfetto e Renzi ha tutto l’interesse a sfruttarne la forza comunicativa, anche perché Casa Riformista deve trovare una propria identità dentro uno spazio politico diventato improvvisamente affollatissimo.
L’invito assume ancora più significato se si guarda a ciò che accade dall’altra parte del centro. Progetto Civico Italia, fondato da Alessandro Onorato, ha raccolto centinaia di amministratori e si è collocato esplicitamente dentro il centrosinistra, entrando inevitabilmente in competizione con lo spazio che Renzi vorrebbe occupare. Alla sua assemblea nazionale erano presenti Elly Schlein e Giuseppe Conte, mentre Gaetano Manfredi ha avuto un ruolo di primo piano; Renzi, invece, pur invitato, non partecipò.
Non è una differenza da poco. Perché se Renzi vuole costruire una componente riformista determinante nella futura coalizione, Onorato sta tentando un’operazione molto simile partendo però dalla rete degli amministratori locali. E proprio Manfredi rappresenta uno dei punti di riferimento più autorevoli di quell’area: lo stesso Onorato lo ha indicato pubblicamente come una figura potenzialmente capace di svolgere un ruolo di garante e federatore delle componenti civiche, liberali ed europeiste del centrosinistra.
La partita con Manfredi dietro l’asse Renzi-De Luca
Ed è qui che la vicenda diventa ancora più interessante, perché tra Vincenzo De Luca e Gaetano Manfredi i rapporti politici sono tutt’altro che idilliaci. Il nome del sindaco di Napoli continua a circolare da mesi ogni volta che nel centrosinistra si cerca una personalità capace di evitare uno scontro frontale tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, anche se Manfredi ha ripetutamente escluso una propria candidatura alle primarie e ha ribadito di voler continuare a occuparsi di Napoli. Ancora a luglio spiegava di avere «la testa a Napoli» e di voler contribuire da lì alla costruzione del centrosinistra.
Le smentite, tuttavia, non hanno impedito al suo nome di continuare a circolare come possibile federatore, tanto che nelle ultime settimane il toto-leader ha continuato a comprendere Manfredi insieme ad altri amministratori. E per De Luca vedere il sindaco di Napoli conquistare progressivamente uno spazio nazionale rappresenterebbe anche l’ascesa politica di un uomo con il quale lo scontro è ormai aperto su numerosi dossier campani.
La rivalità aggiunge quindi un ingrediente personale a una partita che resta soprattutto politica. De Luca può trovare nell’asse con Renzi una piattaforma nazionale autonoma dal Pd e contemporaneamente impedire che Manfredi diventi il principale punto di riferimento campano del futuro centrosinistra; Renzi, dal canto suo, avrebbe a disposizione un personaggio capace di contendersi proprio quello spazio politico che Onorato e i suoi civici stanno cercando di occupare.
Due centri si preparano alla guerra dentro il campo largo
Il vero scontro che si intravede dietro la Leopolda riguarda infatti la futura quarta gamba del centrosinistra. Da una parte c’è Renzi con Casa Riformista, dall’altra cresce Progetto Civico Italia, che ha già raccolto una vasta rete di amministratori e ha trovato interlocutori importanti nel Pd e nel Movimento 5 Stelle. Il progetto di Onorato nasce dichiaratamente nel campo progressista e proprio la sua crescita ha aperto una competizione diretta con Italia Viva per rappresentare l’area moderata e riformista della coalizione.
In mezzo c’è Giuseppe Conte, che mantiene un rapporto politico difficile con Renzi e guarda invece con interesse alla crescita della componente civica. Ci sono Elly Schlein e il Pd, impegnati a evitare che la costruzione dell’alleanza si trasformi in una guerra permanente tra alleati. E soprattutto c’è la questione della leadership, ancora completamente irrisolta, con il dibattito sulle primarie che continua a dividere il centrosinistra.
L’arrivo di De Luca alla Leopolda rischia dunque di complicare ulteriormente un puzzle già abbastanza affollato. Se l’operazione dovesse fermarsi a una serata fiorentina, resterà un incontro politicamente curioso tra due protagonisti che si conoscono e si stimano da tempo. Se invece Renzi riuscisse davvero a convincere De Luca ad assumere un ruolo nazionale dentro Casa Riformista, cambierebbero improvvisamente gli equilibri di tutta l’area centrista.
Perché De Luca non arriverebbe come un dirigente in cerca di collocazione, ma con un proprio peso politico, una notorietà costruita in decenni di amministrazione e una capacità di comunicazione che gli permette di trasformare una diretta social in un caso nazionale. Sarebbe quindi un concorrente immediatamente riconoscibile nella corsa per dare un volto alla componente riformista del centrosinistra.
Renzi cerca il colpo grosso e il campo largo rischia di restringersi
Resta naturalmente da capire che cosa voglia davvero fare De Luca. Il passaggio dalla libertà quasi assoluta delle sue attuali incursioni politiche alla guida di una formazione nazionale comporterebbe vincoli, mediazioni e responsabilità completamente differenti. Sul tavolo ci sarebbe inoltre la posizione del figlio Piero De Luca, parlamentare del Pd, elemento che renderebbe inevitabilmente più delicata qualsiasi operazione politica capace di portare il padre fuori dall’orbita democratica.
Ma intanto il primo segnale è arrivato ed è tutt’altro che insignificante: il 2 ottobre Vincenzo De Luca salirà sul palco della Leopolda con Matteo Renzi. In una fase nella quale il centrosinistra discute ancora di federatori, primarie, programmi e confini della coalizione, mettere insieme due animali politici come Renzi e De Luca significa introdurre un’altra variabile dentro un sistema già instabile.
Il campo largo voleva trovare la formula per allargarsi. Adesso rischia di scoprire che il problema non è più soltanto quanti partiti riuscirà a contenere, ma quanti aspiranti leader riusciranno a stare contemporaneamente nella stessa fotografia. E se Renzi riuscisse davvero a convincere De Luca a mettersi alla testa della sua area, la foto di famiglia potrebbe diventare improvvisamente molto più movimentata.







