Schlein imbarca pure Rifondazione per battere Conte alle primarie: torna il partito che fece cadere Prodi. E il campo largo rischia il caos

Elly Schlein

Elly Schlein vuole battere Giorgia Meloni, ma prima deve battere Giuseppe Conte. E per farlo sembra disposta ad allargare il campo largo fino a recuperare persino Rifondazione comunista, il partito che nel 1998 contribuì alla caduta del primo governo di Romano Prodi. La coalizione del centrosinistra continua così ad aggiungere possibili alleati, mentre resta ancora tutta da definire la piattaforma politica con cui dovrebbe presentarsi agli elettori. Il sospetto, alimentato dalle ultime manovre, è che la vera priorità non sia ancora la sfida con il centrodestra, ma la battaglia interna per decidere chi guiderà l’opposizione alle prossime elezioni.

L’ultimo movimento riguarda Andrea Crisanti, il senatore che passa al gruppo Misto per aderire alla componente parlamentare di Rifondazione comunista. Una scelta che riporta visibilità istituzionale alla formazione guidata da Maurizio Acerbo e si accompagna a un’altra novità significativa: il ritorno di Nichi Vendola sulla scena parlamentare come candidato. Due operazioni che contribuiscono a ridisegnare i confini della sinistra, proprio mentre Schlein e Conte si preparano a contendersi la leadership della coalizione.

Rifondazione torna nel campo largo: l’ombra del 1998 e della caduta di Prodi

L’ingresso di Rifondazione nel perimetro della coalizione riporta alla memoria una delle pagine più tormentate della storia del centrosinistra italiano. Nell’ottobre 1998 il primo governo Prodi cadde dopo la rottura con Rifondazione comunista, allora guidata da Fausto Bertinotti.

Un precedente che continua a pesare nell’immaginario politico della sinistra, soprattutto quando si discute di coalizioni molto ampie, costruite mettendo insieme forze con programmi e priorità differenti.

La storia dell’Ulivo e poi dell’Unione ha mostrato quanto possa essere complicato tenere insieme partiti accomunati dall’obiettivo di sconfiggere il centrodestra, ma divisi su questioni economiche, sociali e internazionali.

Nel 2006 Prodi riuscì a vincere le elezioni guidando una coalizione composta da ben diciassette formazioni. Quella maggioranza, però, dovette affrontare tensioni continue, fino alla caduta del secondo governo nel 2008.

Adesso il centrosinistra torna a interrogarsi sulla stessa questione: quanti alleati servono per vincere e quanti, invece, rischiano di rendere impossibile governare?

Crisanti, Acerbo e le polemiche su Hamas: l’allargamento parte in salita

La nuova apertura non arriva senza difficoltà. Maurizio Acerbo e Andrea Crisanti sono già finiti al centro di polemiche per alcune dichiarazioni riguardanti la legittimità di Hamas, un tema particolarmente delicato per una coalizione che deve ancora definire una posizione condivisa sulle principali questioni internazionali.

Le controversie complicano il tentativo di presentare Rifondazione come un’aggiunta capace di rafforzare il progetto politico del centrosinistra.

Il problema riguarda soprattutto la costruzione di un programma comune. La componente progressista della coalizione, che aveva avviato il confronto politico attorno al tavolo della trattoria Costanza, dovrebbe cominciare venerdì il lavoro sui contenuti.

Ma già in partenza mancano alcuni pezzi importanti del possibile schieramento. L’area centrista non ha ancora trovato una propria composizione stabile, mentre i nuovi interlocutori della sinistra radicale introducono sensibilità che potrebbero rendere più complesso raggiungere un accordo su politica estera, economia e sicurezza.

L’allargamento, insomma, aumenta il numero dei potenziali partecipanti al tavolo, ma non garantisce automaticamente una maggiore coesione.

La vera partita di Schlein è contro Conte: ogni voto alle primarie conta

Dietro l’apertura a Rifondazione viene indicato anche un calcolo legato alle primarie della coalizione.

Schlein sa che la sfida con Giuseppe Conte potrebbe essere tutt’altro che semplice. Il leader del Movimento 5 Stelle non intende accettare automaticamente la candidatura della segretaria dem e continua a lavorare per mantenere aperta la competizione.

In questo scenario, anche una formazione elettoralmente piccola come Rifondazione può assumere un valore politico diverso dal proprio peso nelle elezioni nazionali.

Alle primarie, infatti, conta la capacità di mobilitare gli elettori e portarli ai gazebo. Una rete militante organizzata e motivata può incidere sulla scelta del candidato anche senza disporre di grandi percentuali di consenso nel Paese.

È su questa possibilità che si concentra l’interpretazione delle mosse di Schlein: offrire uno spazio politico a Rifondazione per ottenere, in cambio, un sostegno nella futura competizione con Conte.

Un’ipotesi che non equivale a un accordo già definito, ma che spiega perché l’attenzione dei leader sembri concentrarsi soprattutto sulla composizione del corpo elettorale delle primarie.

Il centro resta senza guida, mentre la sinistra continua ad allargarsi

La difficoltà è resa ancora più evidente dalla situazione dell’area moderata. Il centrosinistra cerca di costruire una coalizione capace di parlare anche agli elettori centristi, ma quel mondo continua a presentarsi frammentato.

La sindaca di Genova Silvia Salis ha declinato l’ipotesi di assumere un ruolo di riferimento in questo percorso, mentre restano aperte le discussioni attorno ad altri possibili protagonisti.

Così, mentre il centro fatica a trovare una rappresentanza comune, la componente più a sinistra amplia la propria presenza.

Il rischio politico, secondo la lettura critica delle ultime manovre, è quello di una coalizione che cresce per sommatoria di sigle senza aver ancora individuato un equilibrio tra le proprie anime.

La questione diventa ancora più delicata considerando la competizione tra Schlein e Conte. Ogni nuovo ingresso può essere interpretato non soltanto come un contributo al progetto comune, ma anche come un possibile spostamento dei rapporti di forza tra i due principali leader.

Il paradosso del campo largo: prima la conta ai gazebo, poi le elezioni vere

La critica più incisiva alle manovre in corso riguarda l’ordine delle priorità. Il centrosinistra dovrebbe costruire un’alternativa di governo a Giorgia Meloni, ma una parte crescente del confronto politico sembra ruotare attorno alle future primarie.

Schlein deve consolidare il proprio sostegno, Conte cerca di impedirle di ottenere una leadership incontestata e le forze minori valutano quale spazio potranno conquistare all’interno della coalizione.

In questo quadro, l’eventuale partecipazione di Rifondazione assume un significato che va oltre la sua consistenza elettorale. Può offrire un contributo organizzativo alle primarie, ma introduce anche ulteriori questioni politiche che il programma comune dovrà affrontare.

Resta soprattutto un interrogativo: un’alleanza costruita per far vincere un candidato ai gazebo sarà poi in grado di presentarsi compatta davanti agli elettori delle politiche?

Il rischio è che la battaglia per scegliere il candidato premier finisca per assorbire energie e trattative che dovrebbero servire a costruire il programma di governo. E che, dopo aver trovato un posto a tavola per tutti, il campo largo scopra quanto sia difficile convincerli a ordinare lo stesso menù.