Roberto Vannacci manda un messaggio diretto a Giorgia Meloni. Non chiude alla coalizione di centrodestra, anzi si dice «assolutamente disponibile» a un’alleanza. Ma la disponibilità arriva insieme a una lista di condizioni, le sue «linee rosse», che toccano i temi più divisivi: il posizionamento internazionale, la sicurezza, l’energia, la cosiddetta remigrazione. È un’apertura, ma non una resa. È un invito al tavolo, ma con la pretesa di entraarci da protagonista, non da ospite tollerato.
Dal teatro comunale di Vicenza, l’ex generale della Folgore conferma così il passaggio politico che da giorni agita il centrodestra. Futuro Nazionale non appare più come una fiammata mediatica destinata a spegnersi. Nei ragionamenti interni a Fratelli d’Italia, il movimento vannacciano è diventato una variabile concreta delle prossime elezioni politiche. Secondo una rilevazione riservata che circola in via della Scrofa, la creatura politica dell’ex militare potrebbe avvicinarsi al 10%. Una quota che, se confermata nelle urne, rischierebbe di sottrarre alla coalizione un pezzo decisivo di consenso.
Il messaggio a Meloni e le linee rosse del generale
Vannacci sceglie una formula studiata. «Siamo assolutamente disponibili a entrare in coalizione», dice. Subito dopo, però, aggiunge il vincolo decisivo: «Se verranno rispettate le nostre linee rosse». Non una sola, ma «su tante cose». Il generale cita il «posizionamento internazionale», tema che dentro il centrodestra rimanda inevitabilmente al rapporto con la Russia, all’Ucraina e alla linea euroatlantica del governo Meloni. Poi indica «l’energia» e «la sicurezza», parola che nel suo lessico politico porta con sé anche il dossier della remigrazione.
La mano tesa, quindi, non cancella la distanza. Vannacci non chiede soltanto un posto nella coalizione. Chiede che il centrodestra tenga conto della sua agenda e del suo linguaggio. È questo il punto che rende complessa ogni trattativa. Meloni guida un governo collocato saldamente nel campo occidentale, impegnato nel sostegno a Kiev e attento a non incrinare il rapporto con gli alleati europei e atlantici. Vannacci parla invece a un elettorato che contesta proprio una parte di quell’impianto e che intercetta, oltre alla destra più identitaria, anche segmenti di voto antisistema.
Con la premier, racconta, non c’è stato ancora alcun contatto diretto. «Non le ho mai parlato, ho spesso detto che non mi piace parlare per interposta persona. Se Meloni ha qualcosa da dirmi, ha il mio numero di telefono: mi chiami, non abbiamo nessun problema a sostenere qualsiasi tipo di discussione». È una frase costruita per ribaltare i rapporti di forza. Vannacci non chiede udienza. Dice di essere disponibile, ma invita la presidente del Consiglio a fare il primo passo.
In Fratelli d’Italia cresce il timore della doppia cifra
La novità politica vera sta però nella reazione di Fratelli d’Italia. Dopo mesi di freddezza, scontri e tentativi di ridimensionare il fenomeno, dentro il partito della premier si fa strada un’indicazione più prudente: non rompere i ponti con Futuro Nazionale. La ragione è nei numeri. Se il movimento di Vannacci arrivasse davvero vicino alla doppia cifra, ignorarlo potrebbe diventare un lusso impossibile.
Il primo segnale pubblico è arrivato da Galeazzo Bignami. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, intervenendo in tv, ha usato toni più cauti rispetto alle settimane precedenti e ha lasciato aperta la possibilità di un confronto programmatico. Non un via libera, ma un abboccamento. Abbastanza per far capire che via della Scrofa ha iniziato a considerare l’ipotesi di un dialogo, almeno in prospettiva.
Dentro Fratelli d’Italia, però, la linea non appare unanime. Secondo le ricostruzioni che circolano nel partito, Giovanbattista Fazzolari preferirebbe tenere Vannacci fuori dalla coalizione, anche al prezzo di pagare un costo elettorale molto alto. La motivazione viene riassunta in una parola: coerenza.
Imbarcare l’ex generale significherebbe portare dentro la maggioranza un soggetto potenzialmente ingestibile, capace di logorare dall’interno l’identità di Fratelli d’Italia e di contendere alla premier la rappresentanza della destra più radicale. Tra le ipotesi che circolano c’è anche quella di un «apparentamento tecnico» alle politiche: un’intesa utile a strappare il premio di maggioranza, ma senza ingresso di Futuro Nazionale nel governo. Una formula difficile da costruire, ma indicativa del problema. Meloni deve capire se conviene trattare con Vannacci prima del voto, rischiando di irritare gli alleati moderati, o affrontarlo da avversario, accettando che il generale possa pescare nel suo stesso bacino elettorale.
Salvini, Forza Italia e l’ostacolo Marina Berlusconi
Vannacci si mostra meno aggressivo anche nei confronti di Matteo Salvini, che più di tutti rischia di pagare la crescita di Futuro Nazionale. «Non serbo rancore con lui, l’esperienza fatta nella Lega è stata costruttiva, non sento di aver fregato nessuno», dice l’ex generale. Ma subito dopo mantiene aperta la possibilità della corsa autonoma: «Salvini non mi vuole? Ognuno va avanti per la propria strada».
Il messaggio vale per le politiche e anche per le amministrative. Vannacci annuncia che Futuro Nazionale sarà presente in «quasi tutte le situazioni che richiederanno un suffragio dal 2027 in poi». Una prospettiva che preoccupa soprattutto la Lega, già in difficoltà nei sondaggi e costretta a difendere il proprio spazio nell’elettorato sovranista. La crescita del generale rischia di svuotare il Carroccio proprio nel terreno che Salvini ha presidiato per anni: sicurezza, immigrazione, identità nazionale, critica alle élite.
Per Meloni, però, il problema più delicato resta Forza Italia. I dirigenti azzurri che hanno parlato con Marina Berlusconi raccontano una posizione molto netta: per la presidente di Fininvest, Vannacci rappresenta quanto di più distante dal mondo valoriale berlusconiano. Difficile, dunque, immaginare che Forza Italia possa accettare senza conseguenze un allargamento stabile della coalizione a Futuro Nazionale.
È qui che il dilemma diventa quasi insolubile
Senza Vannacci, il centrodestra rischia di consegnare a un soggetto esterno una quota decisiva di voti. Con Vannacci, la coalizione rischia di perdere pezzi moderati, innervosire Forza Italia e spaccarsi sul terreno internazionale, soprattutto sulla linea verso l’Ucraina e sull’appartenenza euroatlantica.
Fratelli d’Italia pone intanto una condizione minima per aprire davvero il confronto: Futuro Nazionale non deve più votare contro la fiducia al governo Meloni in Parlamento. «Altrimenti si colloca naturalmente all’opposizione», spiega una fonte di primo piano di via della Scrofa. «Se davvero è disponibile a confrontarsi con noi, il minimo che possa fare è non votarci contro in Parlamento».
Resta da capire se a Vannacci convenga accettare questo vincolo. Il suo consenso cresce proprio perché mantiene le mani libere, parla agli elettori delusi dal centrodestra, intercetta settori antisistema e, secondo quanto osservano anche in Fratelli d’Italia, sta diventando virale tra i giovanissimi su TikTok, dove la canzone «Remigrazione» circola con balletti e contenuti da fenomeno pop.
Per ora il generale si gode il vantaggio tattico. Offre a Meloni un’apertura, ma le chiede di accettare le sue condizioni. Tende la mano, ma non rinuncia alla corsa solitaria. Dice di poter entrare nel centrodestra, ma continua a costruire Futuro Nazionale come un soggetto autonomo. La premier, invece, deve scegliere se trattare con lui, contenerlo o sfidarlo. Qualunque strada scelga, il caso Vannacci è già diventato uno dei nodi centrali delle prossime elezioni politiche.







