Beppe Grillo lo aveva paragonato a una decalcomania, sostenendo che più i suoi avversari gli «sputano sopra» e più finiscano paradossalmente per aiutarlo ad attaccarsi e a diventare politicamente più forte. Roberto Vannacci non ha lasciato cadere la provocazione e ha deciso di utilizzare esattamente la stessa immagine per rispondere al fondatore del Movimento 5 Stelle, trasformando quello che nelle intenzioni di Grillo era un affondo politico in una rivendicazione della propria capacità di resistere alle polemiche.
«Caro Grillo, continua pure a sputare», esordisce l’ex generale nella replica pubblicata sui social. «Mi definisci una decalcomania: più mi sputano addosso e più mi appiccico. Su una cosa, allora, siamo d’accordo».
Poi arriva l’affondo: «Da anni mi sputano addosso etichette, insulti e accuse. Eppure sono ancora qui».
Lo scontro nasce dalle parole pronunciate da Grillo durante la lunga intervista concessa a Fedez e Davide Marra a Pulp Podcast, nella quale il comico genovese ha parlato del Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, del figlio Ciro, di Gianroberto Casaleggio, dell’intelligenza artificiale e delle trasformazioni della politica italiana, dedicando un passaggio particolarmente duro anche all’ex generale.
Grillo da Fedez: «Vannacci è come una decalcomania»
Il ragionamento di Grillo partiva dal ritorno del nazionalismo e dalla difficoltà della politica contemporanea di immaginare il futuro. Secondo il fondatore del M5S, davanti alle trasformazioni rapidissime della società una parte dell’opinione pubblica avrebbe finito per cercare rifugio proprio nei simboli e nelle identità del passato.
«Ci buttiamo nel fascismo, nel nazionalismo, nella bandiera, nella patria», aveva detto Grillo, definendole «malattie infantili, come gli orecchioni».
Poi il discorso era arrivato direttamente a Vannacci. Grillo aveva sostenuto che il successo dell’ex generale sarebbe alimentato anche da chi lo contesta continuamente, perché ogni attacco finirebbe per aumentarne la visibilità e rafforzarne il rapporto con i sostenitori.
«Chi ha fatto la fortuna di Vannacci? Chi lo contesta», era stato in sostanza il ragionamento di Grillo, prima della metafora destinata a diventare il cuore dello scontro: «Vannacci è come una decalcomania: più gli sputi sopra, più la inumidisci e più si appiccica».
Non era però l’unica stoccata. «Il futuro di Vannacci sono le domande stupide», aveva aggiunto Grillo, parlando di domande formulate «con un sottile astio» alle quali, secondo lui, l’ex generale sarebbe capace di replicare «con un italiano corretto». Dietro la provocazione, Grillo collocava il fenomeno Vannacci in quello che considera un più generale impoverimento culturale e politico: «Il pensiero si sta rattrappendo un po’».
Vannacci raccoglie la provocazione: «Più sputate, più si appiccica»
Vannacci sceglie di non respingere la metafora della decalcomania, ma di appropriarsene. Se essere continuamente attaccato produce l’effetto descritto da Grillo, sostiene in sostanza l’ex generale, allora proprio gli attacchi dei suoi avversari sarebbero diventati una delle ragioni della sua permanenza sulla scena politica.
«Da anni mi sputano addosso etichette, insulti e accuse. Eppure sono ancora qui», scrive.
La risposta diventa ancora più netta quando Vannacci affronta il passaggio dedicato da Grillo alla patria, alla bandiera e al nazionalismo.
«Poi dici che patria, bandiera e nazionalismo sarebbero “malattie infantili”. Io invece la Patria la rispetto, la bandiera la difendo e dell’Italia non mi vergogno».
Due visioni che difficilmente potrebbero essere più lontane. Grillo legge il ritorno delle identità nazionali come il sintomo di una politica incapace di costruire una visione del futuro, mentre Vannacci rivendica proprio patria, bandiera e identità nazionale come elementi centrali della propria proposta politica.
La risposta dell’ex generale utilizza quindi ancora una volta le parole di Grillo per capovolgerne il significato: «Se per qualcuno amare la propria Nazione è una malattia, allora diffonderò il contagio ovunque».
Infine torna alla metafora dalla quale tutto era partito: «Quanto alla decalcomania, Beppe, hai già spiegato tu come funziona: più sputate, più si appiccica».
Due linguaggi opposti e uno scontro che parte dall’intervista più attesa
Il botta e risposta con Vannacci è soltanto una delle molte conseguenze politiche dell’intervista di Grillo a Fedez, nella quale il fondatore del Movimento 5 Stelle ha scelto di parlare dopo un lungo periodo di apparizioni pubbliche molto più rare. Il bersaglio principale della conversazione era stato soprattutto Giuseppe Conte, ribattezzato da Grillo «il reverendo Jones» e «l’uomo che sussurrava ai cavilli», mentre l’attuale M5S era stato liquidato come una formazione «che di progressista ha solo la paralisi progressiva» e che, secondo il suo fondatore, «non ha un’idea».
Il passaggio su Vannacci, tuttavia, aveva una caratteristica diversa. Grillo non si era limitato ad attaccare l’ex generale, ma aveva provato a spiegare perché, a suo giudizio, proprio la continua contestazione contribuisca a renderlo più forte. «Più gli sputi sopra, più si appiccica» era quindi anche una critica agli avversari di Vannacci e alla tendenza a trasformarlo continuamente nel centro del dibattito pubblico.
Ed è precisamente su questo terreno che l’ex generale ha costruito la propria replica. Nessun tentativo di sottrarsi alla provocazione e nessuna difesa dall’immagine della decalcomania: al contrario, Vannacci la trasforma in una sorta di prova della propria resistenza politica. Se gli attacchi continuano da anni e lui continua a essere presente, è il suo ragionamento, allora Grillo avrebbe involontariamente individuato uno dei meccanismi che hanno accompagnato la sua ascesa.
Lo scontro diventa invece frontale sul significato della parola patria. Per Grillo il ritorno ossessivo a patria, bandiera e nazionalismo appartiene a una politica che guarda indietro; per Vannacci l’amore per la nazione non è qualcosa di cui liberarsi, ma un valore da rivendicare apertamente.
«La Patria la rispetto, la bandiera la difendo e dell’Italia non mi vergogno», ribadisce infatti l’ex generale.
E se Grillo definisce questa visione una «malattia infantile», Vannacci accetta provocatoriamente anche quella definizione e la trasforma nel proprio slogan: «Diffonderò il contagio ovunque».
Alla fine, dunque, la battuta della «decalcomania» rischia di diventare esattamente ciò che lo stesso Grillo aveva previsto durante l’intervista da Fedez: un nuovo strumento di comunicazione nelle mani di Vannacci. Perché l’ex generale non cerca di staccarsi dall’etichetta che gli è stata appiccicata. Se la prende, se la mette addosso e risponde al suo avversario utilizzando le sue stesse parole: «Più sputate, più si appiccica».







