Un intervento d’emergenza finito in tragedia e una nuova legge che cambia le regole del gioco. C’è questo dietro la decisione della Procura di Bologna sulla morte di Abderrahim Fakir, avvenuta in via Italo Svevo al Pilastro.
Per i sei operatori intervenuti sul posto — due poliziotti del commissariato Bolognina, due soccorritori della Croce Rossa e due sanitari del 118 — i magistrati hanno scelto di applicare per la prima volta lo “scudo penale”, la misura introdotta di recente dal Decreto Sicurezza. Di conseguenza, nessuno di loro risulta al momento iscritto nel registro degli indagati.
Che cos’è lo “scudo penale”
Per capire cosa stia succedendo occorre fare un passo indietro. Fino a poco tempo fa, davanti a un fatto grave come un decesso durante un’operazione di soccorso o di polizia, la Procura era obbligata a iscrivere subito nel registro degli indagati chiunque fosse presente.
Si trattava spesso di un atto dovuto per poter svolgere gli accertamenti, ma che posizionava immediatamente i soccorritori sotto la lente delle indagini criminali.
Come cambia la procedura: l’annotazione anziché l’indagine
Con le nuove norme il meccanismo cambia drasticamente. Quando appare evidente che chi è intervenuto lo ha fatto per adempiere a un dovere, per usufruire della legittima difesa, per stato di necessità o per uso legittimo delle armi, la legge riconosce l’esistenza di una “causa di giustificazione”. In parole semplici, significa che la condotta tenuta durante l’emergenza non viene considerata punibile dal punto di vista penale.
Invece dell’iscrizione tra gli indagati, poliziotti e sanitari sono stati inseriti in un registro separato tramite una semplice “annotazione preliminare”. Questo strumento tutela l’immagine e la posizione giuridica di chi stava svolgendo il proprio lavoro, garantendo comunque le stesse garanzie difensive previste per un indagato, ma senza appioppare quell’etichetta formale.
Cosa succede adesso
I magistrati avranno ora fino a 150 giorni di tempo per svolgere tutti gli approfondimenti del caso. Se al termine di questo periodo non emergeranno responsabilità, la posizione dei sei operanti verrà direttamente archiviata.
Al contrario, qualora dovessero spuntare indizi di colpevolezza o la necessità di atti irripetibili come l’incidente probatorio, lo scudo decadrà e scatterà l’iscrizione formale nel registro degli indagati.
La norma prevede infine per le forze dell’ordine anche un sostegno economico fino a 10.000 euro per le spese legali, con l’obbligo però di restituire le somme allo Stato in caso di condanna per comportamento intenzionale o doloso.







