Debito pubblico italiano oltre i 3.140 miliardi, crescita senza freni: in sei anni +700 miliardi e cambia la mappa di chi lo finanzia

Banca d’Italia, Ipa @lacapitalenews

Il numero è di quelli che pesano, e non solo sul piano contabile. A febbraio 2026 il debito pubblico italiano ha raggiunto i 3.139,9 miliardi di euro, con un aumento di 27,3 miliardi rispetto al mese precedente. Un dato che, preso da solo, potrebbe sembrare una variazione ordinaria, ma inserito nella traiettoria degli ultimi anni racconta una crescita strutturale che, dal 2020 a oggi, ha aggiunto oltre 700 miliardi al carico complessivo dello Stato.

Una crescita che non è più temporanea

Ad aprile 2020 il debito pubblico italiano si fermava a 2.465 miliardi. Sei anni dopo, la soglia dei 3.140 miliardi segna un salto che difficilmente può essere liquidato come un semplice effetto congiunturale. È il risultato di una combinazione di fattori: spesa pubblica, gestione del fabbisogno e contesto internazionale, che negli ultimi anni ha imposto interventi straordinari e continui.

Nel dettaglio, l’aumento registrato a febbraio riflette soprattutto il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche, pari a 14,2 miliardi, a cui si aggiunge la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro, salite di 12,9 miliardi fino a 74,8. Una gestione prudenziale della cassa che però contribuisce ad alimentare il dato complessivo del debito pubblico italiano. Più marginale l’effetto legato a scarti e premi all’emissione dei titoli, alla rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e alle variazioni dei tassi di cambio.

Cambia chi finanzia il debito italiano

La crescita è imputabile quasi interamente alle Amministrazioni centrali, mentre le locali incidono in modo marginale e gli enti previdenziali restano stabili. Anche la vita media del debito pubblico italiano si mantiene a 7,9 anni, segnale di una struttura che, almeno per ora, non subisce scossoni.

Il dato più rilevante riguarda però la trasformazione della platea dei finanziatori. La quota detenuta dalla Banca d’Italia continua a ridursi e scende al 18%, mentre cresce il peso degli investitori esteri, arrivati al 34,9%. Un cambiamento che espone sempre di più il debito pubblico italiano agli equilibri dei mercati internazionali. In direzione opposta si muove il risparmio interno: famiglie e imprese non finanziarie scendono al 14,3%, segnalando un minore coinvolgimento domestico nel finanziamento del debito pubblico italiano.

Entrate stabili, ma senza spinta

Sul fronte delle entrate, i primi due mesi del 2026 mostrano una sostanziale stabilità. Le entrate tributarie si attestano a 90,2 miliardi, con una variazione minima rispetto all’anno precedente. Un dato che non segnala criticità immediate, ma nemmeno una spinta capace di invertire la traiettoria.

Il quadro che emerge è quello di un debito pubblico italiano che continua a crescere mentre cambia lentamente la sua struttura: meno intervento diretto della banca centrale, più esposizione ai capitali esteri e minore partecipazione del risparmio interno. Un equilibrio che resta in piedi, ma su basi sempre più sensibili.