Almeno settanta calciatori di Serie A hanno partecipato alle serate organizzate dall’agenzia milanese finita al centro dell’inchiesta della Procura di Milano per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Il dato emerge dagli atti dell’indagine: i nomi sono presenti ma oscurati nell’ordinanza. Nessuno dei giocatori risulta indagato.
Tra le squadre citate compaiono Inter, Milan, Juventus, Sassuolo e Verona. Gli investigatori non hanno ancora accertato quanti tra loro abbiano usufruito dei servizi di escort o del consumo di gas esilarante durante le serate.
Feste, hotel e dopopartita: il sistema dei clienti vip
Le serate seguivano uno schema preciso. Si partiva dai locali della movida milanese e si finiva nelle camere degli hotel di lusso. L’organizzazione faceva capo alla società Ma.De con sede a Cinisello Balsamo, guidata da Deborah Ronchi ed Emanuele Buttini, arrestati insieme ad altri due collaboratori.
Il servizio veniva offerto a clienti selezionati, pronti a spendere cifre elevate. Le ragazze partecipavano come hostess, accompagnatrici o escort. Secondo quanto emerge dalle carte, ricevevano solo una parte del compenso pagato dal cliente, mentre il resto finiva agli organizzatori.
Intercettazioni dirette: “Vuole una tipa, gliela trovi?”
Le conversazioni intercettate descrivono il funzionamento del sistema senza filtri. Le richieste arrivano dirette, le risposte sono immediate. “Vuole una tipa”, “Gli mando la brasiliana”. In un altro dialogo si parla apertamente di un pilota di Formula 1 in arrivo a Milano per una serata con escort.
Le stesse intercettazioni raccontano anche la gestione dei pagamenti. Il lunedì diventa il giorno dei conti: “Devo capire quanti soldi devo recuperare tra sabato e domenica”. Le cifre scorrono veloci: mille euro da un cliente, oltre tremila da un altro.
Gas esilarante e serate senza controllo
Durante le feste compare anche il consumo di protossido d’azoto, il cosiddetto gas esilarante. “Amo ci servono i palloncini”, si legge in una delle conversazioni. La sostanza, diffusa in ambienti notturni, non lascia tracce nei controlli antidoping, motivo per cui risulta particolarmente utilizzata anche da sportivi.
Le serate si svolgono in alcuni dei locali più noti di Milano, tutti estranei all’indagine. Tra questi figurano il Pineta Milano, il Just, il Voya Rooftop, la Langosteria Bistrot e altri punti di riferimento della movida.
La confessione che scuote l’indagine: “Sono incinta da tre settimane”
Tra gli elementi più delicati emerge una conversazione che riguarda una delle ragazze coinvolte. Dopo un incontro, la giovane prova a ricostruire l’identità del cliente e confida: “Ho fatto il test, sono incinta da più di tre settimane. Quindi è di…”. Una frase che resta sospesa, ma che aggiunge un livello ulteriore alla vicenda.
Un giro da oltre un milione di euro
Gli accertamenti patrimoniali della Guardia di Finanza quantificano il volume dell’attività. Oltre 194 mila euro arrivano direttamente dai calciatori. Il totale degli incassi supera 1,2 milioni di euro tra agosto 2024 e i primi mesi del 2026.
Per gli inquirenti si tratta di un sistema strutturato, con ruoli precisi e una gestione continuativa nel tempo. L’organizzazione ha continuato a operare anche durante il lockdown, spostando le serate in abitazioni private. La giudice per le indagini preliminari parla di un’attività stabile e organizzata, capace di adattarsi alle circostanze e di garantire guadagni elevati.
I calciatori non indagati, ma al centro delle carte
I nomi dei giocatori restano coperti negli atti. Gli investigatori chiariscono che i clienti non hanno commesso reati. Ma la loro presenza nelle intercettazioni e nei flussi di denaro resta uno degli elementi più rilevanti dell’inchiesta.
Perché il dato che emerge con più forza è proprio questo: il sistema ruotava attorno ai calciatori. E senza di loro, probabilmente, non avrebbe mai raggiunto queste dimensioni.







