Un’altra doccia fredda per il tycoon, nella giornata di ieri Lori Chavez-DeRemer – segretaria del Lavoro dell’amministrazione Trump, ha rassegnato le dimissioni. Non si tratta di una scelta serena: la segretaria è stata travolta da un’ondata di indagini interne e sospetti che hanno reso vacillante la sua permanenza al potere amaricano.
Dimissioni ufficiali o fuga dagli scandali?
L’addio è stato formalizzato con una nota diplomatica in cui si legge che la segretaria del Lavoro dell’amministrazione Trump – Lori Chavez-DeRemer lascerà l’amministrazione «per assumere una posizione nel settore privato», questo è quanto ha dichiarato il portavoce Steven Cheung, lodandone il lavoro. Ma dietro la facciata istituzionale si nasconde una realtà molto più turbolenta infatti, secondo le ricostruzioni del New York Times, la pressione era diventata ingestibile: le dimissioni sono arrivate proprio mentre «scandali e indagini si stavano rapidamente accumulando attorno alla sua figura».
L’inchiesta dell’ispettore generale
Al centro della bufera c’è un’indagine avviata mesi fa dall’ispettore generale del Dipartimento del Lavoro. I sospetti riguardano una gestione “allegra” dei fondi federali. La segretaria Lori Chavez-DeRemer e il suo entourage sono accusati di aver utilizzato soldi pubblici per finanziare viaggi personali e soggiorni in hotel di lusso. Gli investigatori avrebbero già in mano prove schiaccianti che indicano un sistematico superamento dei limiti di spesa consentiti dalla legge federale.
Relazione con la sicurezza e le denunce per molestie
Le accuse scavano nel privato e nel comportamento professionale della ministra. Tra i faldoni dell’inchiesta spuntano presunte relazioni inappropriate con membri della scorta e, soprattutto, un clima tossico all’interno del dipartimento. Messaggi e testimonianze, scrive il quotidiano americano, «dipingono il quadro di un ufficio esecutivo in cui giovani collaboratrici ricevevano richieste e comunicazioni inappropriate».
Caos al Dipartimento
La situazione è precipitata quando è sceso in campo il Senato. Il repubblicano Charles E. Grassley ha preteso chiarimenti ufficiali, mentre il Dipartimento veniva investito da denunce per “ambiente di lavoro ostile”. Il bilancio è pesante: quattro figure chiave vicine a Lori Chavez-DeRemer sono state allontanate o hanno preferito andarsene prima di essere travolte dai provvedimenti disciplinari.
La linea della difesa
Nonostante il fango, Chavez-DeRemer prova a resistere. Il suo legale ha ribadito con forza che la segretaria del lavoro Lori Chavez-DeRemer «non si è dimessa perché ha violato la legge; non esiste alcuna conclusione in tal senso». Tuttavia, il timore che l’inchiesta potesse produrre rivelazioni ancora più imbarazzanti e ravvicinate ha spinto la Casa Bianca a “gentilmente” accompagnarla alla porta.
Chi prende il posto della ministra?
L’uscita di scena segna il quarto cambio di alto livello nel secondo mandato Donald Trump. Al suo posto, con un incarico ad interim, subentra il vice segretario Keith Sonderling, figura che già da tempo reggeva le sorti operative del dipartimento. La vicenda ha però riaperto una ferita politica tra i Repubblicani sulla selezione dei fedelissimi del Presidente. Il senatore Thom Tillis è stato categorico: «Bisogna smettere di concedere il beneficio del dubbio».
Dunque mentre il mercato del lavoro americano attraversa una fase di stagnazione, la Casa Bianca si trova ora costretta a cercare un successore capace non solo di gestire l’economia, ma di superare lo scoglio di una conferma al Congresso che si preannuncia infuocata.







