Forza Italia ha un problema e ormai non prova neppure più a nasconderlo: Antonio Tajani e Roberto Occhiuto hanno due idee molto diverse del futuro del partito fondato da Silvio Berlusconi. Tanto diverse che è servito l’intervento di Marina Berlusconi e la diplomazia di Gianni Letta per provare a mettere il segretario e il suo vice attorno allo stesso tavolo. Missione fallita. Il faccia a faccia romano è terminato senza un accordo e con i due protagonisti sostanzialmente fermi sulle posizioni di partenza.
La frattura non riguarda soltanto gli organigrammi. Dietro lo scontro ci sono l’identità politica di Forza Italia, il rapporto con il resto del centrodestra, i diritti civili, la comunicazione, la selezione della classe dirigente e soprattutto la domanda che aleggia sul partito dalla morte del suo fondatore: che cosa deve diventare Forza Italia senza Berlusconi?
Occhiuto ha scelto di rispondere senza troppi riguardi per gli equilibri interni. Il governatore della Calabria e vicesegretario azzurro parla di un partito «ingiallito», critica una comunicazione che considera vecchia, contesta la politica delle tessere e dei congressi tradizionali e chiede un movimento «smart, moderno, aperto», capace di tornare a occupare lo spazio liberale e riformista del centrodestra.
Occhiuto attacca: «Forza Italia è ingiallita»
La miccia è stata la presentazione romana del libro di Occhiuto, Il coraggio di governare. Non proprio una normale passerella editoriale: ad ascoltarlo c’erano due ministri, Elisabetta Casellati e Paolo Zangrillo, numerosi parlamentari azzurri e diversi personaggi provenienti dalla galassia liberale e dall’ex universo berlusconiano.
Occhiuto ha assicurato di non voler diventare l’«anti-Tajani» e di non avere, almeno oggi, ambizioni di leadership. Poi, però, ha messo in fila praticamente tutto quello che secondo lui non funziona nell’attuale Forza Italia.
La comunicazione del partito e quella dello stesso Tajani «andrebbero riviste», la struttura dovrebbe aprirsi maggiormente alla società, i congressi dovrebbero diventare veri momenti di partecipazione e soprattutto gli azzurri non dovrebbero avere paura dei diritti civili e dei temi della modernità.
Nel suo libro il governatore arriva anche su uno dei terreni più delicati per il centrodestra: le adozioni da parte delle coppie omosessuali. Una posizione distante da quella espressa da Tajani e capace di rendere lo scontro molto più politico di una semplice guerra tra correnti.
Forza Italia: Marina Berlusconi e la missione di Gianni Letta
A quel punto è entrata in scena la famiglia Berlusconi. Secondo le ricostruzioni pubblicate nelle ultime ore, Marina Berlusconi avrebbe caldeggiato un chiarimento, mentre Gianni Letta ha messo a disposizione il proprio ufficio romano per il faccia a faccia. La richiesta dell’incontro sarebbe partita dallo stesso Tajani.
Difficile immaginare un luogo simbolicamente più berlusconiano per tentare la pace. Letta è stato per decenni il mediatore per eccellenza dell’universo politico costruito dal Cavaliere, l’uomo chiamato a spegnere incendi prima che diventassero incontrollabili.
Questa volta, però, l’estintore non è bastato.
L’incontro viene descritto dalle fonti come molto teso. Tajani avrebbe contestato apertamente al suo vice il metodo scelto per portare avanti la battaglia politica: attaccare pubblicamente il partito, avrebbe sostenuto il segretario, significa disorientare gli elettori e far perdere consensi a Forza Italia.
Occhiuto non ha fatto marcia indietro.
Tajani: «Così perdiamo voti». Occhiuto: «Li perdiamo stando fermi»
È probabilmente questo il cuore dello scontro.
Per Tajani sono le polemiche interne a danneggiare Forza Italia. Per Occhiuto il problema sarebbe esattamente l’opposto: i voti si perdono «stando fermi».
Il governatore chiede «un partito più smart», maggiore attenzione ai diritti civili e alle istanze liberali e nuove proposte economiche più coraggiose. Non considera quindi le sue uscite un attacco personale al segretario, ma uno «stimolo» per cambiare un partito che, nella sua lettura, rischia di non intercettare più una parte dell’elettorato moderato e riformista.
La divergenza investe anche il modo in cui Forza Italia dovrebbe essere governata. Occhiuto avrebbe proposto una sorta di cabina di regia composta da quattro o cinque dirigenti, nella quale coinvolgere stabilmente almeno i vicesegretari e i capigruppo nelle decisioni strategiche.
Una proposta che nell’area vicina a Tajani viene letta con molta meno innocenza: più che una semplice squadra di supporto, rischierebbe di trasformarsi in una limitazione sostanziale dei poteri del segretario.
E infatti l’accordo non è arrivato.
Barelli contro Occhiuto: «Troppa ansia da prestazione»
La tensione si è ormai trasferita anche nei diversi pezzi del partito. Paolo Barelli, presidente dei deputati azzurri e uomo molto vicino a Tajani, ha liquidato il protagonismo del governatore con una battuta pesante: Occhiuto sarebbe un «bravo ragazzo», ma avrebbe «troppa ansia da prestazione».
Dall’altra parte, però, il governatore calabrese non appare affatto isolato. Alla presentazione del suo libro erano presenti numerosi esponenti di Forza Italia, compresi ministri e parlamentari, mentre la sua richiesta di recuperare un’identità più esplicitamente liberale trova ascolto in una parte del mondo azzurro.
La fotografia che emerge è quindi quella di un partito attraversato da almeno due spinte: da una parte Tajani e il gruppo dirigente che rivendica la continuità e la stabilità garantite dopo la morte di Berlusconi; dall’altra chi considera quella stessa stabilità insufficiente e chiede di cambiare linguaggio, organizzazione e proposta politica.
Forza Italia: la vera battaglia arriverà sulle liste
Per ora nessuno pronuncia ufficialmente la parola scissione e Occhiuto continua a negare di voler scalzare Tajani. Ma il problema politico resta sul tavolo.
Il governatore tornerà a presentare il suo libro a Milano proprio mentre Forza Italia si prepara a una nuova iniziativa nazionale. E nella stessa città potrebbe esserci anche un incontro tra Marina Berlusconi e Tajani.
Soprattutto, dietro le discussioni su diritti civili, congressi e comunicazione si avvicina una questione molto più concreta: le candidature alle prossime elezioni.
È lì che una battaglia ideologica può trasformarsi in una battaglia di potere, perché decidere chi entrerà nelle liste significa stabilire quale Forza Italia arriverà alla prossima legislatura.
Per il momento Gianni Letta ha provato a riportare i due contendenti allo stesso tavolo. Tajani ne è uscito convinto che gli attacchi interni facciano perdere voti. Occhiuto convinto che sia l’immobilismo a farli perdere.
La pace può aspettare.







