La battaglia su Garlasco ormai si combatte su tutto. Sulle impronte, sulle macchie di sangue, sulle consulenze psicologiche, persino sui rumori di fondo di un’audio intercettato dentro un’auto. E proprio da lì partirà il contrattacco della difesa di Andrea Sempio, convinta che uno dei pilastri della nuova inchiesta della Procura di Pavia possa sgretolarsi.
Gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti stanno preparando sei consulenze tecniche per tentare di demolire l’impianto accusatorio costruito attorno al 38enne, oggi unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Tra i punti più delicati ci sono le famose intercettazioni ambientali registrate nell’auto di Sempio, considerate dagli investigatori centrali per ricostruire il presunto movente del delitto.
Secondo chi indaga, in quei dialoghi e in quei soliloqui registrati nel 2025 emergerebbero riferimenti ai video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi. Ma per la difesa quei file audio sarebbero tutt’altro che chiari.
“Audio poco comprensibili”
Il cuore dello scontro è tutto lì. In poche frasi spezzate, confuse dai rumori di sottofondo e dai suoni dell’abitacolo dell’auto. “Quel video… io ce l’ho… dentro la penna…”, avrebbe detto Andrea Sempio durante una delle intercettazioni registrate il 14 aprile 2025. Per la Procura di Pavia quel passaggio sarebbe importantissimo perché dimostrerebbe che Sempio conosceva l’esistenza di un presunto video intimo di Chiara Poggi conservato su una chiavetta USB.
Gli investigatori sostengono che il 38enne stesse parlando proprio di quel materiale, facendo emergere una circostanza che fino a quel momento non sarebbe stata nota.
Ma la difesa prova a smontare tutto partendo proprio dalla qualità dell’audio.
Taccia e Cataliotti parlano apertamente di registrazioni “poco comprensibili e difficilmente ascoltabili”. Per questo i loro consulenti lavoreranno a una nuova pulizia tecnica dei file, nel tentativo di dimostrare che quelle frasi potrebbero essere state interpretate in modo errato dagli inquirenti.
La guerra sulle intercettazioni
Il problema è che quelle intercettazioni, per la Procura, non rappresentano un dettaglio secondario. Anzi. Sono considerate una delle chiavi per spiegare il possibile movente dell’omicidio di Chiara Poggi.
Secondo l’accusa, Andrea Sempio avrebbe avuto accesso a contenuti personali e riservati della vittima. E quei riferimenti alla “penna”, cioè alla chiavetta USB, sarebbero una conferma indiretta.
La difesa però punta a demolire la credibilità stessa del materiale audio. Rumori di sottofondo, parole spezzate, frasi incomplete e dialoghi confusi potrebbero trasformarsi nel terreno perfetto per una battaglia tra consulenti fonici.
Ed è soltanto uno dei fronti aperti.
Sei consulenze per ribaltare l’inchiesta
Il team difensivo di Sempio sta infatti preparando un’offensiva tecnica molto più ampia. Le consulenze annunciate sono sei e toccano praticamente ogni aspetto della nuova indagine. C’è innanzitutto una consulenza psicologica e criminologica che dovrà ricostruire il profilo di Andrea Sempio, anche in risposta alle analisi del Racis.
Poi ci sarà una consulenza medico-legale sulle cause e sull’orario della morte di Chiara Poggi. Un altro fronte delicatissimo, considerando che tutta la ricostruzione dell’omicidio ruota attorno ai tempi dell’aggressione.
La difesa lavorerà anche su una consulenza antropometrica per verificare se le impronte attribuite all’assassino siano davvero compatibili con le dimensioni del piede di Sempio.
La sfida sulla traccia 33
Ma il terreno più esplosivo resta quello delle tracce ematiche e delle impronte nella villetta di via Pascoli. La Procura sostiene che la famosa traccia 33 sul muro delle scale sia stata lasciata proprio dalla mano destra di Andrea Sempio mentre l’uomo, sporco di sangue, si appoggiava alla parete.
La difesa invece vuole smontare completamente questa ricostruzione. E per farlo sta preparando una replica tecnica alle analisi Bpa, cioè gli studi sulle traiettorie e sulla distribuzione delle macchie di sangue sulla scena del crimine.
Secondo i legali di Sempio, quella traccia non sarebbe attribuibile al loro assistito. E andrebbe letta insieme alla cosiddetta “impronta 45”, una piccola goccia di sangue che per gli inquirenti potrebbe derivare dall’arma del delitto.
Venti giorni per cambiare tutto
Il tempo però stringe. Dopo la notifica dell’avviso di chiusura delle indagini, la difesa ha soltanto venti giorni per depositare memorie, consulenze e richieste investigative. È la fase decisiva prima dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Ed è qui che si giocherà una parte fondamentale del nuovo caso Garlasco.
Perché la strategia degli avvocati di Andrea Sempio sembra ormai chiarissima: contestare ogni singolo elemento dell’inchiesta, dalle impronte agli audio, dalle tracce ematiche fino alla stessa ricostruzione psicologica del presunto killer. E mentre la Procura parla di un quadro ormai chiuso, la difesa prova a trasformare ogni certezza in un dubbio.







