Garlasco, perché l’ora del delitto è stata fissata tra le 9.12 e le 9.35? Tutti gli elementi che hanno portato gli investigatori a quella finestra temporale

La casa di Chiara Poggi, Ipa @lacapitalenews

L’ora del delitto di Chiara Poggi rappresenta uno dei pochi punti sui quali, nel corso di quasi vent’anni di indagini, processi e nuove consulenze, si è formato un quadro investigativo relativamente stabile. La finestra temporale individuata dagli inquirenti si colloca tra le 9.12 e le 9.35 del 13 agosto 2007 e costituisce ancora oggi uno dei pilastri della ricostruzione accusatoria. Non si tratta di un orario ricavato da un singolo indizio, ma del risultato di una complessa sovrapposizione di elementi: le ultime attività svolte da Chiara Poggi, i dati informatici del computer di Alberto Stasi, gli accertamenti medico-legali, le telefonate e, più recentemente, la nuova consulenza firmata dalla professoressa Cristina Cattaneo.

Le ultime attività di Chiara Poggi prima dell’aggressione

La mattina del 13 agosto Chiara Poggi si trova da sola nella villetta di via Pascoli. I genitori e il fratello sono in vacanza in Trentino. La giovane trascorre le prime ore della giornata tra normali attività domestiche e l’utilizzo del computer. Gli accertamenti informatici consentono di ricostruire gli ultimi movimenti effettuati sul pc, offrendo agli investigatori uno dei primi riferimenti cronologici della mattinata.

Dopo quelle ultime attività, la ricostruzione processuale ritiene che Chiara abbia aperto la porta al suo assassino. Da quel momento ogni elemento temporale assume un’importanza decisiva, perché permette di restringere progressivamente l’intervallo entro il quale si sarebbe consumato l’omicidio.

Il computer di Alberto Stasi e la ricostruzione della Procura

Parallelamente, gli investigatori analizzano l’attività svolta da Alberto Stasi sul proprio computer. Fin dall’inizio dell’inchiesta quel pc diventa uno degli elementi centrali dell’alibi dell’allora fidanzato di Chiara.

Le consulenze informatiche cercano di stabilire con precisione quando il computer fosse realmente in uso e quando, invece, alcune attività registrate dal sistema potessero proseguire automaticamente senza la presenza dell’utilizzatore. Proprio questa distinzione assume un peso rilevante nella ricostruzione accusatoria sviluppata durante i processi.

Nel corso degli anni il materiale informatico è stato oggetto di approfondimenti e interpretazioni differenti, ma continua a rappresentare uno dei tasselli utilizzati per collocare temporalmente i movimenti attribuiti a Stasi durante quella mattina.

Le telefonate e la sequenza cronologica

Un altro punto fermo della ricostruzione riguarda le comunicazioni telefoniche. La telefonata con cui Alberto Stasi dichiara di aver scoperto il corpo di Chiara costituisce uno dei riferimenti temporali certi dell’intera vicenda.

Prima di quel momento, però, gli investigatori ricostruiscono anche la sequenza dei tentativi di contatto e degli spostamenti effettuati nella mattinata, confrontando orari, testimonianze e dati tecnici. È proprio dall’incrocio di queste informazioni che prende forma una cronologia considerata compatibile con un delitto consumato nella fascia compresa tra le 9.12 e le 9.35.

La nuova consulenza della professoressa Cristina Cattaneo

La nuova inchiesta della Procura di Pavia ha riportato al centro anche gli accertamenti medico-legali affidati alla professoressa Cristina Cattaneo.

La consulenza rivaluta dinamica, modalità dell’aggressione e tempi della morte, arrivando a una ricostruzione ritenuta coerente con la finestra temporale già individuata negli anni precedenti. Secondo gli inquirenti, le conclusioni medico-legali non modificano l’orario del delitto, ma rafforzano la compatibilità tra la sequenza delle lesioni, la dinamica dell’aggressione e gli altri elementi raccolti durante le indagini.

Per questo motivo la nuova consulenza rappresenta uno dei quattro pilastri scientifici sui quali la Procura intende sostenere l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Andrea Sempio.

Una finestra temporale costruita mettendo insieme decine di elementi

Ridurre l’orario del delitto a una singola prova sarebbe fuorviante. La fascia compresa tra le 9.12 e le 9.35 nasce infatti dalla convergenza di molteplici elementi investigativi: le ultime attività attribuite a Chiara Poggi, gli accertamenti informatici sul computer di Alberto Stasi, le telefonate, le testimonianze raccolte nel corso degli anni e le più recenti valutazioni medico-legali.

Ogni elemento, preso singolarmente, presenta inevitabilmente limiti interpretativi. È la loro lettura complessiva ad aver consentito agli investigatori di delimitare quella finestra temporale, rimasta sostanzialmente invariata nonostante il susseguirsi di processi, perizie e nuove indagini.

Perché quei ventitré minuti restano decisivi

La nuova inchiesta non ha rimesso in discussione l’orario del delitto. Al contrario, la Procura di Pavia continua a considerare quella fascia temporale uno dei punti fermi dell’intera ricostruzione investigativa.

Proprio per questo ogni nuovo elemento raccolto viene confrontato con quei ventitré minuti: dalle intercettazioni attribuite ad Andrea Sempio ai nuovi accertamenti genetici, fino alle consulenze scientifiche depositate negli ultimi mesi. La domanda che continua a guidare gli investigatori resta la stessa del 13 agosto 2007: chi si trovava davvero nella villetta di via Pascoli tra le 9.12 e le 9.35?