Per anni sono stati la cassa di risonanza del movimento Maga, il motore mediatico che ha accompagnato l’ascesa politica di Donald Trump e alimentato la galassia conservatrice più radicale. Ora, però, anche quel mondo sembra mostrare segni di affaticamento. E il declino del consenso del presidente americano rischia di trasformarsi in una crisi più ampia per l’intero ecosistema dell’estrema destra statunitense.
Secondo i dati raccolti da TheRighting, società specializzata nel monitoraggio dei media conservatori americani, i venti siti dell’alt-right più seguiti negli Stati Uniti hanno registrato un netto calo di traffico rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una flessione che, per molti osservatori, rappresenta un termometro dell’umore dell’elettorato più fedele a Trump.
Il crollo dei grandi siti dell’universo Maga
I numeri raccontano una tendenza piuttosto evidente. Il sito che ha subito la perdita maggiore è stato The Federalist, che avrebbe registrato un crollo del 52% delle visite. Alle sue spalle si collocano Daily Wire, con un calo del 47%, e The Blaze, che avrebbe perso il 46% del traffico.
Anche altre piattaforme simbolo dell’informazione conservatrice hanno accusato pesanti contrazioni. Free Beacon e Daily Caller hanno registrato riduzioni superiori al 30%, mentre soltanto due realtà sono riuscite a limitare i danni a una perdita a una sola cifra: Epoch Times e Truth Social, il social network controllato dallo stesso Trump. Persino Truth, tuttavia, non è riuscito a sfuggire alla tendenza negativa, con un arretramento del 9% dei contatti.
I sondaggi raccontano lo stesso scenario
Il raffreddamento del pubblico conservatore sembra andare di pari passo con il momento complicato attraversato dal presidente. Secondo un sondaggio realizzato da YouGov insieme a The Economist, l’indice di gradimento di Donald Trump sarebbe sceso dal 40% registrato a gennaio al 37% di maggio.
A pesare sul giudizio degli americani sarebbero soprattutto l’andamento dell’economia e la politica estera. L’inflazione continua infatti a rappresentare una delle principali preoccupazioni degli elettori, mentre le tensioni con l’Iran e il coinvolgimento degli Stati Uniti nello scenario mediorientale stanno alimentando nuove critiche all’interno del Paese.
La crisi dell’ecosistema conservatore
Per anni i siti dell’area Maga hanno rappresentato molto più di semplici testate online. Sono stati strumenti di mobilitazione politica, capaci di influenzare il dibattito pubblico e consolidare una comunità ideologica estremamente attiva.
Il brusco rallentamento registrato negli ultimi mesi potrebbe quindi essere interpretato come qualcosa di più di una semplice flessione di traffico. La diminuzione dell’interesse nei confronti delle piattaforme più vicine al presidente sembra infatti riflettere una stanchezza crescente anche all’interno della base conservatrice.
Resta da capire se si tratti di una fase temporanea o dell’inizio di un cambiamento più profondo. Ma un dato appare evidente: il calo di popolarità di Donald Trump non sta colpendo soltanto lui. A vacillare è anche l’intero universo mediatico che per quasi un decennio ha accompagnato e amplificato il fenomeno Maga.







