Garlasco, Angela Taccia rompe il silenzio sulla storia con Sempio: «Siamo usciti insieme, ma ho chiuso io». Poi la frase che cambia il ritratto dell’indagato

Prima l’amicizia nata quando erano giovanissimi, poi una breve frequentazione sentimentale, infine un legame diventato così profondo da trasformare Angela Taccia nella persona che oggi difende Andrea Sempio dentro e fuori dalle aule giudiziarie. Nel nuovo capitolo del caso Garlasco, l’avvocata decide di raccontare ciò che per anni era rimasto confinato nella loro vita privata e conferma che tra lei e l’uomo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi non ci fu soltanto un rapporto fraterno. Per alcuni mesi i due provarono a stare insieme, senza informare le famiglie e senza raccontarlo neppure agli amici più stretti. Una storia breve, conclusa per scelta della stessa Taccia, ma abbastanza importante da offrire oggi una chiave di lettura completamente diversa sul carattere di Sempio.

La legale respinge con forza il ritratto dell’uomo ossessivo, disturbato o violento che alcuni passaggi dell’inchiesta e del dibattito televisivo hanno contribuito a costruire. Non parla soltanto come avvocata. Parla come una donna che conosce Sempio da circa vent’anni, che ha condiviso con lui l’adolescenza, le amicizie, le confidenze e persino un tentativo di relazione. Taccia seguì il caso già durante la prima indagine del 2016, quando lavorava ancora come praticante, e negli anni ha trasformato quel rapporto personale in un impegno professionale sempre più esposto.

«Siamo usciti insieme per tre o quattro mesi»

«Siamo usciti insieme tre o quattro mesi, non direi proprio una relazione», racconta Angela Taccia. La frase ridimensiona la durata del rapporto, ma conferma un particolare che fino a poco tempo fa quasi nessuno conosceva. Tra lei e Andrea Sempio ci fu qualcosa che superò l’amicizia e che entrambi decisero di tenere lontano dagli occhi della compagnia e delle rispettive famiglie.

Taccia non nasconde il fastidio per la diffusione pubblica di quella vicenda. «Mi è spiaciuto molto che sia uscito, perché i nostri genitori non lo sapevano, i nostri amici non lo sapevano», spiega. Non si trattava quindi di una storia conosciuta nel gruppo che ruotava attorno a Marco Poggi e agli altri ragazzi della compagnia. I due avevano scelto di vivere quella frequentazione in modo riservato, quasi come un esperimento nato da un’amicizia già molto solida.

Fu Taccia a interrompere il rapporto nel mese di luglio. La sua decisione, chiarisce, non dipese da comportamenti aggressivi, inquietanti o morbosi di Sempio. «Non perché fosse una persona disturbata o violenta. Tutt’altro, eravamo troppo amici». La relazione non avrebbe funzionato proprio perché il legame precedente risultava troppo forte e troppo simile a quello tra fratello e sorella.

«Ero io a dirgli che non gli interessavo abbastanza»

Il passaggio più sorprendente del racconto riguarda il comportamento di Sempio durante quei mesi. Taccia descrive un ragazzo tutt’altro che possessivo, insistente o geloso. Al contrario, era lei a rimproverargli di non mostrare abbastanza interesse e di non provare nemmeno a trattenerla.

«Ero io che gli dicevo che non interessavo a lui così tanto, se non insisteva nemmeno un po’», racconta. È un dettaglio apparentemente privato, ma la legale lo utilizza per contestare direttamente il profilo psicologico che alcuni attribuiscono oggi al suo assistito. L’uomo che lei ricorda non cercava di controllare la relazione, non esercitava pressioni e non reagì con rabbia quando arrivò la rottura. Accettò la scelta e mantenne con lei un rapporto di amicizia.

Taccia porta così la propria esperienza personale dentro il confronto sul carattere di Sempio. Non pretende che il racconto sostituisca le prove o le valutazioni degli investigatori, ma lo presenta come una testimonianza diretta sulla personalità dell’indagato. Lei lo ha conosciuto da adolescente, lo ha frequentato sentimentalmente e gli è rimasta accanto per anni: per questo contesta chi prova a descriverlo soltanto attraverso frasi estratte dai diari, appunti privati o conversazioni registrate.

«Andrea è molto delicato, siamo come fratelli»

Dopo la fine della frequentazione, Taccia e Sempio non si allontanarono. Al contrario, tornarono al rapporto che li aveva uniti fin dall’inizio e consolidarono un’amicizia che l’avvocata definisce fraterna. «Andrea è molto delicato, noi siamo davvero migliori amici, c’è un rapporto fraterno», afferma.

Entrambi figli unici, avrebbero costruito negli anni una relazione simile a quella tra fratello e sorella. Taccia conosce la famiglia di Sempio, ne ha seguito le difficoltà durante l’esplosione mediatica dell’inchiesta e racconta un nucleo familiare travolto da una pressione quotidiana che arriva persino nei gesti più semplici, come uscire di casa o fare la spesa.

La legale non ha mai nascosto la vicinanza personale al proprio assistito. Proprio questa trasparenza, però, ha attirato critiche e interrogativi sul confine tra amicizia e difesa professionale. Nel maggio 2025 l’Ordine degli avvocati di Milano richiamò pubblicamente l’attenzione sui principi deontologici che regolano i rapporti tra legali, mezzi di informazione e social network, dopo il clamore suscitato dalle numerose apparizioni televisive e da alcuni messaggi pubblicati da Taccia.

«Anche le altre ex sono rimaste sue amiche»

Per respingere l’immagine di un uomo ossessivo o violento, Taccia non si limita a raccontare il proprio rapporto. Chiama indirettamente in causa anche le altre donne frequentate da Sempio e formula una domanda destinata a riaccendere il dibattito: «Tutte le sue ex ragazze, se così possiamo chiamarle, sono rimaste tutte sue amiche. Quindi, se fosse una persona disturbata, ossessiva, violenta, come mai siamo rimaste tutte amiche sue?».

Il ragionamento della legale appare semplice: un uomo realmente aggressivo e possessivo lascerebbe dietro di sé rapporti spezzati, paure, denunce o almeno una serie di testimonianze negative. Nel caso di Sempio, sostiene Taccia, accadrebbe l’opposto. Le donne che lo hanno frequentato non lo descrivono come una minaccia e continuano a mantenere con lui rapporti amichevoli.

Questa ricostruzione si inserisce nel confronto nato attorno agli scritti privati attribuiti a Sempio e ai riferimenti a una presunta “ossessione” per una ragazza. Taccia ha già sostenuto pubblicamente che quella donna non fosse Chiara Poggi e che potrebbe anche testimoniare per chiarire il contesto di quelle parole.

La difesa contro il ritratto del “mostro”

Negli ultimi mesi Angela Taccia ha contestato più volte quella che considera una trasformazione mediatica del suo assistito in un mostro. La Procura analizza scritti, soliloqui, spostamenti e incongruenze; la difesa replica accusando televisioni e giornali di isolare frasi, eliminare il contesto e costruire un profilo psicologico funzionale all’accusa.

Taccia ha anche smentito ricostruzioni secondo le quali Sempio avrebbe visto filmati privati di Chiara Poggi. Dopo la diffusione di nuove intercettazioni, la legale ha sostenuto che il suo assistito stesse commentando una trasmissione televisiva e non confessando di avere visionato video della vittima.

La sua strategia non punta soltanto a contestare gli elementi scientifici dell’indagine. Cerca anche di difendere l’identità personale di Sempio, separando l’uomo reale dal personaggio che emerge attraverso titoli, indiscrezioni e frammenti di conversazioni. In questa battaglia, il passato sentimentale tra i due diventa inevitabilmente una parte del racconto: Taccia non conosce Sempio soltanto attraverso gli atti processuali, ma attraverso vent’anni di vita condivisa.

L’amica diventata avvocata

Angela Taccia, originaria di Abbiategrasso, ha frequentato il liceo classico Benedetto Cairoli di Vigevano e ha studiato Giurisprudenza all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dal 2020 esercita la professione forense, ma il suo nome ha raggiunto il grande pubblico quando ha assunto la difesa di Andrea Sempio nella nuova fase dell’inchiesta sul delitto di Garlasco.

La sua presenza nel collegio difensivo nasce però molto prima dell’attuale tempesta mediatica. Taccia si avvicinò al caso già nel 2016, durante la prima iscrizione di Sempio nel registro degli indagati. All’epoca muoveva ancora i primi passi nella professione, ma conosceva già da anni il ragazzo e la sua famiglia. Quel rapporto personale l’ha resa oggi una delle figure più esposte e riconoscibili dell’intera vicenda.

Ogni sua dichiarazione provoca reazioni opposte. Per i sostenitori di Sempio, Taccia rappresenta la persona che meglio conosce il nuovo indagato e può smontare le interpretazioni più oscure della sua personalità. Per i critici, la vicinanza emotiva rischia di rendere meno distaccata la sua valutazione. Lei, però, non nasconde nulla: rivendica l’amicizia, conferma la vecchia frequentazione e continua a difendere Sempio sia sul piano giudiziario sia su quello umano.

Il racconto personale entra nel caso Garlasco

Le parole di Angela Taccia non cancellano gli elementi raccolti dalla Procura e non possono decidere l’esito dell’indagine. Aggiungono però un tassello importante al profilo di Andrea Sempio, perché arrivano da una donna che lo ha conosciuto in quasi tutte le dimensioni possibili: amico d’infanzia, ragazzo frequentato per alcuni mesi, confidente, quasi fratello e infine assistito.

La sua testimonianza propone un’immagine incompatibile con quella dell’uomo violento e ossessivo. Taccia descrive una persona delicata, poco insistente, incapace persino di lottare per salvare una relazione sentimentale che lei aveva deciso di interrompere. Ricorda che tutte le donne passate nella vita di Sempio hanno mantenuto con lui un rapporto e sfida chi lo considera pericoloso a spiegare questa apparente contraddizione.

Nel caso Garlasco persino una storia d’amore durata tre o quattro mesi può diventare materia di discussione investigativa e mediatica. Quella tra Taccia e Sempio apparteneva a un passato che nessuno conosceva. Oggi finisce al centro dell’inchiesta perché l’avvocata la utilizza per lanciare un messaggio preciso: l’uomo che lei ha conosciuto, frequentato e infine lasciato non assomiglia al personaggio oscuro che molti stanno cercando di costruire.