Israele gela Trump sul piano per Gaza: «Hamas non si disarma, prepara nuovi massacri»

Benyamin Netanyahu

Nonostante l’ottimismo espresso da Donald Trump, il governo di Benyamin Netanyahu ha manifestato forti preoccupazioni riguardo al nuovo piano per la gestione di Gaza. Se per il tycoon la disponibilità di Hamas al disarmo è un passo storico, per Gerusalemme la realtà sul campo racconta una storia molto diversa e decisamente più inquietante.

Non rispecchia la posizione di Israele

La smentita ufficiale è arrivata direttamente dall’ufficio del Primo Ministro israeliano. Mentre Trump elogiava i progressi diplomatici, il portavoce Doron Spielman è stato categorico nel chiarire la distanza tra le parti: «Israele ha trasmesso ai nostri interlocutori americani i propri commenti e le proprie preoccupazioni sul quadro proposto. La versione resa pubblica non rispecchia la posizione di Israele».

Secondo lo Stato israeliano, l’annuncio di Hamas di voler consegnare le armi a un comitato palestinese di governance sarebbe solo una mossa di facciata. Sebbene Trump abbia definito questa decisione come «un traguardo importante» per porre fine al conflitto iniziato il 7 ottobre 2023, assicurando ai cronisti che Israele fosse «molto soddisfatto» degli sviluppi, le autorità israeliane hanno smentito questa narrazione.

Hamas continua a reclutare e riarmarsi

Dietro la diplomazia ufficiale, i rapporti dell’intelligence israeliana descrivono uno scenario d’allerta. Nonostante il cessate il fuoco annunciato da Trump in ottobre abbia ridotto le violenze, Spielman ha affermato che Hamas ha sfruttato la tregua per continuare a reclutare nuovi combattenti. Le azioni del movimento terroristico, secondo il portavoce di Netanyahu, dimostrano chiaramente che l’organizzazione si stia preparando a «nuovi massacri sul modello del 7 ottobre».

Questa analisi entra in rotta di collisione con la visione del Board of Peace di Trump, che immagina una Gaza trasformata in «una zona denazionalizzata dall’estremismo, libera dal terrorismo e che non rappresenti una minaccia per i Paesi vicini».

Le condizioni di Gerusalemme

Per Israele non possono esserci scorciatoie diplomatiche. La posizione di Gerusalemme resta ferma sulla necessità di garanzie concrete che al momento mancherebbero nel piano statunitense. «Questa visione è in netto contrasto con la realtà attuale e con le intenzioni dichiarate da Hamas. Il primo passo indispensabile verso qualsiasi accordo duraturo è il disarmo autentico, verificabile e irreversibile di Hamas», ha ribadito con forza Spielman.

La conclusione del governo israeliano è un monito che non lascia spazio a interpretazioni: «Qualsiasi soluzione che non preveda il completo disarmo lascerebbe Hamas nelle condizioni di poter minacciare nuovamente Israele». L’amministrazione Trump come (e se) riuscirà a ricucire questo strappo con il suo principale alleato in Medio Oriente?