Il centrodestra prova a riscrivere la legge elettorale, ma per ora riesce soltanto a dividersi. L’ultimo vertice sul cosiddetto Melonellum si è chiuso senza un accordo e ha confermato la distanza tra Fratelli d’Italia, deciso a introdurre le preferenze, e gli alleati di Lega e Forza Italia, contrari a modificare il sistema in quella direzione.
Il calendario non concede molte pause. Entro lunedì i gruppi dovranno presentare gli emendamenti, mentre martedì l’aula della Camera inizierà a votare il testo. La maggioranza, tuttavia, non ha ancora sciolto il nodo politico principale e rischia di arrivare all’appuntamento parlamentare senza una posizione comune.
Dopo quattro ore di confronto nella sede di Fratelli d’Italia, gli emissari dei partiti hanno rinviato ancora una volta la decisione. Giovanni Donzelli ha rappresentato il partito della premier, Roberto Calderoli e Andrea Paganella la Lega, Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni Forza Italia, Alessandro Colucci Noi Moderati. Un tavolo lungo, ma incapace di produrre quella sintesi che Giorgia Meloni chiede da settimane.
Meloni insiste sulle preferenze, gli alleati alzano il muro
Per Fratelli d’Italia, la questione delle preferenze ha un peso politico che va oltre il meccanismo tecnico. Giorgia Meloni le ha difese a lungo quando sedeva all’opposizione e ora rinunciare proprio mentre guida il governo significherebbe prestare il fianco all’accusa di incoerenza.
Il partito della premier valuta quindi un emendamento che consenta agli elettori di scegliere direttamente una parte dei candidati. Una delle ipotesi prevede capilista bloccati e preferenze per gli altri nomi presenti nelle liste. Il compromesso, però, non convince né Forza Italia né gran parte della Lega.
Gli azzurri temono che le preferenze rafforzino soprattutto i partiti più grandi, capaci di schierare candidati con reti personali, strutture territoriali e maggiori risorse. Le forze minori, al contrario, rischierebbero di eleggere soltanto i capilista senza poter contare sulla competizione interna per trascinare consensi.
Il portavoce nazionale di Forza Italia, Raffaele Nevi, ha espresso la contrarietà del partito anche alle soluzioni ibride: «Questo sistema avvantaggia i grandi partiti. I piccoli potrebbero eleggere solo i capilista e non avrebbero la spinta dei candidati impegnati a cercare voti personali». Forza Italia teme, in sostanza, che la riforma cucita intorno alla forza elettorale di Fratelli d’Italia riduca il proprio peso parlamentare e aumenti quello della premier dentro la coalizione.
Salvini tratta, ma la Lega resta spaccata
Matteo Salvini appare più disponibile a cercare un’intesa. Nella maggioranza qualcuno collega questa apertura ad altre partite ancora irrisolte, dal possibile ritorno del leader leghista al ministero dell’Interno alle future nomine nelle grandi aziende pubbliche.
Il ragionamento sarebbe semplice: concedere qualcosa sulla legge elettorale per ottenere spazio altrove. Ma dentro la Lega l’operazione incontra molte resistenze. I dirigenti del Nord non vogliono consegnare a Fratelli d’Italia un sistema che potrebbe penalizzare ulteriormente il Carroccio, già in difficoltà nei sondaggi e sottoposto alla concorrenza di Roberto Vannacci.
Anche Roberto Calderoli, che conosce meglio di molti altri i rischi delle riforme elettorali, avrebbe espresso forti perplessità. Il messaggio rivolto agli alleati suona netto: se Fratelli d’Italia decidesse di procedere senza un accordo, al Senato il provvedimento potrebbe non avere numeri sufficienti.
Massimiliano Romeo, capogruppo leghista a Palazzo Madama, ha scelto invece l’ironia per lanciare un avvertimento politico: «Occhio alla cabala: chi ha cambiato la legge elettorale poi ha sempre perso le elezioni».
La battuta nasconde un timore concreto. Una riforma percepita come costruita per favorire chi governa potrebbe produrre l’effetto opposto, compattare le opposizioni e alimentare il sospetto che la maggioranza voglia modificare le regole prima del voto per proteggersi da un possibile calo di consensi.
Il fantasma di Vannacci e il rischio dello scrutinio segreto
Sul tavolo non ci sono soltanto le preferenze. I partiti hanno discusso anche della riduzione dei seggi riservati agli italiani all’estero, che passerebbero da quattro a due alla Camera e da due a uno al Senato, e di nuove soluzioni per favorire il voto dei cittadini fuori sede.
Per qualche ora è tornata anche l’ipotesi del ballottaggio, rilanciata dopo la crescita di Futuro nazionale nei sondaggi. L’avanzata di Vannacci complica infatti i calcoli del centrodestra: se corre da solo sottrae voti alla maggioranza; se entra nella coalizione rischia di allontanare l’elettorato moderato.
L’idea del secondo turno, però, avrebbe raccolto numerose critiche durante le audizioni dei costituzionalisti ed è stata rapidamente accantonata. Rimane così il nodo delle preferenze, sul quale Fratelli d’Italia potrebbe decidere di presentare comunque un proprio emendamento.
Ignazio La Russa ha lasciato intendere che questa resta l’ipotesi più probabile. Il presidente del Senato ha ricordato che FdI fa parte di una coalizione, ma ha aggiunto di ritenere verosimile la presentazione della modifica dopo il confronto con gli alleati.
Il passaggio decisivo arriverà in Parlamento. Lega e Forza Italia fanno notare che sulle preferenze potrebbe essere richiesto lo scrutinio segreto. In quel caso la disciplina di coalizione conterebbe molto meno e i malumori interni potrebbero trasformarsi in voti contrari difficili da attribuire.
La maggioranza si ritrova dunque davanti a un bivio. Meloni può rinunciare alle preferenze e scontentare il proprio partito, oppure insistere e rischiare una sconfitta parlamentare provocata dagli stessi alleati. Il vertice dei leader dovrà sciogliere il nodo nelle prossime ore, perché il tempo delle riunioni interlocutorie è ormai finito.
Il Melonellum, pensato per garantire stabilità e chiarezza al sistema politico, rischia di diventare il terreno sul quale il centrodestra mostra tutte le proprie divisioni. Prima ancora di stabilire chi vincerà le prossime elezioni, la maggioranza deve decidere con quali regole intende giocarle.







