Meloni chiude a Vannacci guardando a Farage: «Meglio perdere che vincere con lui». Il rischio è consegnargli la leadership della destra

Giorgi Meloni – Roberto Vannacci

Giorgia Meloni parla di Nigel Farage, ma potrebbe pensare soprattutto a Roberto Vannacci. Il retroscena sull’incontro romano tra la presidente del Consiglio e la leader dei conservatori britannici Kemi Badenoch, pur smentito da Fratelli d’Italia, diventa per Stefano Folli su Repubblica la fotografia di un problema che accomuna le destre italiana e britannica: come comportarsi con chi cresce alla loro destra senza finire per legittimarlo.

Secondo la ricostruzione, durante il colloquio Meloni avrebbe consigliato a Badenoch di evitare accordi con Farage e con Reform UK. Un’indicazione che assume un significato particolare se trasferita nello scenario italiano, dove Futuro Nazionale punta a occupare uno spazio politico molto simile e Vannacci cerca di trasformare il consenso personale costruito negli ultimi anni in una forza capace di condizionare il centrodestra. Per Meloni il problema non riguarda soltanto quanti voti possa sottrarle Vannacci. Riguarda soprattutto cosa accadrebbe se fosse proprio il centrodestra ad aprirgli la porta.

Il parallelo tra Farage e Vannacci

Il sistema politico britannico rende il confronto diverso da quello italiano. Il maggioritario uninominale rende infatti molto più difficile immaginare un’alleanza preventiva tra conservatori e Reform UK: nei singoli collegi i due partiti competono direttamente e uno rischia di sottrarre all’altro i voti necessari per vincere.

Il pericolo per Badenoch è evidente. Se Farage riuscisse a conquistare una parte consistente dell’elettorato conservatore, potrebbe relegare i Tory in secondo piano e diventare il nuovo riferimento della destra britannica. Proprio per questo, secondo Folli, Meloni avrebbe interesse a vedere l’amica politica britannica contenere Farage anziché inseguirlo o legittimarlo attraverso un accordo.

In Italia cambiano le regole elettorali, ma non il problema politico. Vannacci non ha bisogno soltanto di raccogliere voti: deve dimostrare che Futuro Nazionale è indispensabile per vincere. Se riuscisse nell’operazione, potrebbe costringere il centrodestra a scegliere tra l’esclusione del generale e il rischio di perdere consensi decisivi.

Meloni: «Meglio perdere che vincere con Vannacci»

Finora la posizione attribuita alla presidente del Consiglio non lascia molto spazio alle interpretazioni: meglio perdere le elezioni che vincerle grazie a Vannacci. A un anno dalle Politiche, tuttavia, la questione resta aperta perché saranno i rapporti di forza a stabilire quanto quella linea potrà reggere. Se Futuro Nazionale dovesse conquistare una quota significativa di elettori provenienti soprattutto dall’area di Fratelli d’Italia e Lega, aumenterebbero inevitabilmente le pressioni di chi considera prioritario mantenere unito tutto ciò che si colloca a destra del centrosinistra.

È esattamente lo scenario che Meloni avrebbe interesse a evitare. Accettare Vannacci nella coalizione significherebbe infatti riconoscergli uno status politico completamente diverso: non più concorrente esterno, ma interlocutore necessario per governare. E gli consentirebbe soprattutto di presentarsi agli elettori come l’uomo che ha costretto la premier a spostare ancora più a destra il baricentro della coalizione.

Il vero rischio: legittimare Futuro Nazionale

È qui che Folli individua il nodo centrale. «Un’apertura al capo di Futuro Nazionale servirebbe solo a legittimarlo in tutto», fino al rischio di consegnargli «di fatto la leadership dell’intera destra italiana».

Per Meloni sarebbe una scelta difficilmente conciliabile con il percorso compiuto negli ultimi anni. La presidente del Consiglio ha costruito una parte importante della propria credibilità internazionale trasformando Fratelli d’Italia da forza percepita all’estero come radicale a partito conservatore pienamente inserito nel sistema delle alleanze occidentali, atlantista e interlocutore delle principali cancellerie europee.

Vannacci tenta invece di occupare proprio lo spazio lasciato libero da questa trasformazione: quello di una destra più radicale che considera la normalizzazione di Fratelli d’Italia un arretramento e punta a recuperare gli elettori che non si riconoscono nella svolta governativa di Meloni.

La lezione inglese che riguarda il centrodestra italiano

L’incontro con Badenoch assume così un significato che supera i rapporti tra Fratelli d’Italia e i conservatori britannici. Farage rappresenta per i Tory ciò che Vannacci potrebbe diventare per il centrodestra italiano: un concorrente abbastanza vicino da sottrarre voti, ma abbastanza distante da poter mettere in discussione la leadership della destra tradizionale.

La tentazione di recuperarlo attraverso un’alleanza avrebbe quindi un prezzo. Significherebbe riconoscere che senza di lui la coalizione non basta più. Ed è proprio questa investitura che Meloni, almeno finora, vuole negare a Vannacci. Perché una cosa è perdere qualche punto alla propria destra. Un’altra è trasformare chi quei punti li raccoglie nell’arbitro della futura maggioranza e, potenzialmente, nel nuovo aspirante leader della destra italiana.